Governance aziende, donne al 19% nei CdA e giovani al 15%: i dati CUOA
L’Osservatorio di CUOA e Adacta analizza 20.387 imprese sopra i 20 milioni di ricavi e segnala un divario nei vertici.
ALTAVILLA VICENTINA (VICENZA) – Nelle imprese italiane con ricavi superiori a 20 milioni di euro, donne e nuove generazioni restano ancora ai margini dei luoghi in cui si prendono le decisioni. La prima rilevazione dell’Osservatorio sulla Governance di CUOA Business School, realizzata in collaborazione con Adacta Advisory su 20.387 aziende a livello nazionale, fotografa un sistema imprenditoriale che procede a velocità diverse: nei Consigli di amministrazione le donne sono in media il 19%, mentre Millennial e Gen Z rappresentano il 15% dei componenti.
Accanto a questo quadro di sottorappresentazione, la ricerca fa emergere anche alcuni segnali di cambiamento meno scontati. Nelle imprese familiari si osserva infatti una configurazione generazionale dei board diversa rispetto ad altri assetti proprietari, mentre sul piano territoriale alcune regioni del Mezzogiorno registrano tra le migliori performance italiane in termini di inclusione femminile e giovanile. Un altro dato riguarda le imprese controllate da Private Equity, dove i Millennial arrivano al 17% dei componenti dei consigli, contro una media generale del 14%, il 12% delle imprese con proprietà straniera e l’11% delle quotate.
La ricerca è stata diffusa da CUOA Business School, la scuola di management di più antica tradizione in Italia, e offre una fotografia delle aziende italiane di maggiori dimensioni, concentrandosi su composizione dei vertici, assetti proprietari e ricambio generazionale.
Donne ancora sottorappresentate nei ruoli di vertice
Entrando nel dettaglio, i dati confermano che la parità di genere nei vertici aziendali resta lontana. Le donne rappresentano il 19% dei membri dei Consigli di amministrazione, mentre la quota scende al 13% nelle aziende guidate da un amministratore unico. Quasi la metà dei consigli italiani, il 48% dei CdA, è inoltre composta esclusivamente da uomini.
Nel quadro generale emerge però anche un dato territoriale inatteso. Il Molise è la regione con la più alta presenza femminile nei Consigli di amministrazione, con il 22,6% di donne nei board e il 25% nel ruolo di amministratore unico. Secondo la rilevazione, il tema dell’inclusione nei vertici aziendali non segue quindi in modo automatico la tradizionale frattura Nord-Sud.
Giovani nei board, alcune regioni del Sud davanti al resto del Paese
Anche sul fronte generazionale i numeri restano contenuti: Millennial e Gen Z rappresentano il 15% dei componenti dei CdA. Tuttavia, proprio dal Mezzogiorno arrivano alcuni dei risultati più significativi. Sicilia, Calabria e Campania sono infatti le regioni con la maggiore concentrazione di giovani under 45 nei board aziendali, rispettivamente con il 19,2%, il 19,1% e il 19,0%.
La geografia emersa dall’Osservatorio propone quindi una lettura diversa rispetto ai luoghi comuni sulla modernizzazione del sistema imprenditoriale italiano: alcune aree meridionali mostrano una presenza relativa di donne e giovani nei ruoli di governance più elevata rispetto a zone tradizionalmente considerate più avanzate.
Imprese familiari, la Gen X resta in mezzo tra Baby Boomer e Millennial
Tra gli elementi più originali messi in luce dalla ricerca c’è la composizione generazionale dei Consigli di amministrazione nelle imprese familiari. Secondo Shemuel Lampronti, professore dell’Università di Padova e del CUOA, che ha curato la redazione del report insieme a Diego Campagnolo, in queste realtà la proporzione di Millennial nei consigli è simile a quella presente nelle imprese con altri assetti proprietari.
La differenza sta però nella fascia intermedia. Nelle imprese familiari, infatti, la classe di età tra i 45 e i 60 anni non è maggioritaria in consiglio. Lampronti sintetizza così questo andamento: la Gen X appare “schiacciata” tra Baby Boomer e Millennial. In altre parole, nelle famiglie imprenditoriali il ricambio generazionale nei luoghi formali della governance non si limita al passaggio tra senior e NextGen, ma mette in evidenza anche un ruolo meno centrale della generazione intermedia.
La lettura proposta dalla ricerca apre quindi un tema più ampio sul futuro dei CdA delle imprese familiari: la necessità di costruire consigli capaci di tenere insieme esperienza, continuità imprenditoriale e nuove competenze.
Più spazio ai Millennial nelle imprese controllate da Private Equity
Un ulteriore dato riguarda le aziende controllate da fondi di Private Equity. In questo segmento i Millennial rappresentano il 17% dei componenti dei consigli di amministrazione, una quota superiore alla media generale del 14%. La presenza dei giovani risulta invece più bassa nelle imprese con proprietà straniera, dove si ferma al 12%, e nelle società quotate, dove scende all’11%.
Il ruolo delle imprese familiari e il tema della governance collegiale
Nella lettura di CUOA, le imprese familiari restano una componente centrale del sistema produttivo italiano sia per numerosità sia per performance. Federico Visentin, presidente di CUOA Business School, collega i risultati dell’Osservatorio anche al tema dell’evoluzione dei modelli di governo aziendale, sostenendo che per mantenere nel tempo questa vitalità diventa fondamentale il passaggio verso una governance collegiale.
Secondo i dati richiamati da Visentin, il 79% delle aziende che adotta questo modello presenta profili economico-finanziari migliori e una maggiore strutturazione. L’apertura dei Consigli di amministrazione, in questa prospettiva, non viene letta come una perdita di controllo da parte degli imprenditori, ma come uno strumento per rafforzare i processi decisionali e valutare opportunità di crescita anche attraverso acquisizioni e apertura del capitale.
L’Osservatorio sulla Governance rientra nelle attività del nuovo centro di ricerca e confronto promosso da CUOA Business School per approfondire le principali sfide del contesto imprenditoriale italiano, condividere evidenze scientifiche e mettere a confronto esperienze concrete di imprese e stakeholder. La prima rilevazione è stata realizzata su 20.387 aziende italiane con ricavi superiori ai 20 milioni di euro.