Welfare e parità di genere, survey Fòrema su 1.000 aziende: PMI più indietro
I risultati saranno illustrati il 17 giugno al ministro Roccella al Festival Umano Tutto Intero.
PADOVA - Le aziende venete che investono in innovazione crescono in produttività, competitività e occupazione, ma su welfare aziendale e parità di genere il divario resta ampio, soprattutto tra piccole e grandi imprese. È questo il quadro emerso dall’ultima indagine di Fòrema, società di formazione e consulenza di Confindustria Veneto Est, che sarà presentata il 17 giugno 2026 a Roma, al Festival “Umano Tutto Intero”, davanti anche al ministro per le Pari opportunità Eugenia Maria Roccella.
A portare i risultati sarà il direttore generale Matteo Sinigaglia, nel panel dedicato al lavoro e alle nuove frontiere produttive. La ricerca mette insieme due piani che nelle imprese si intrecciano sempre di più: da una parte la transizione da Industria 4.0 a 5.0, dall’altra la capacità delle aziende di tradurre la crescita in tutele concrete per dipendenti e famiglie.
Cosa dicono i dati su investimenti e crescita
L’indagine ha coinvolto 1.000 aziende delle province venete e rileva un ricorso ormai diffuso agli incentivi per beni strumentali e tecnologie digitali e green. Il 71,5% delle imprese ha investito, con un’accelerazione registrata dal 2022, mentre l’88,6% indica un miglioramento di efficienza e competitività.
Secondo Fòrema, dagli investimenti in Veneto è arrivata una spinta a produttività, competitività e occupazione, con un incremento del 12,8%. Le criticità segnalate dalle imprese restano però molto concrete: costi elevati per il 34,4% del campione, norme complesse per il 26,7% e procedure burocratiche troppo onerose per il 23,9%.
Guardando ai prossimi anni, la richiesta che arriva dalle aziende è soprattutto di stabilità. Il 74,5% chiede misure stabili per 5-7 anni, il 67% regole più semplici e il 45% una maggiore integrazione tra investimenti in beni strumentali e formazione del personale. Gli ambiti ritenuti prioritari per gli incentivi sono efficienza energetica (76,5%), digitalizzazione e automazione dei processi (68%), formazione e sviluppo delle competenze digitali, green e manageriali (55%). Lo strumento considerato più efficace resta il credito d’imposta, indicato dal 78,5% delle aziende.
In questo quadro si inserisce anche il tema del supporto alle micro e piccole realtà sul fronte dell’innovazione, come nel caso del bando regionale dedicato a micro e piccole imprese e professionisti.
Parità di genere: il divario tra piccole e grandi imprese
Il capitolo più critico della survey riguarda la maturità organizzativa su parità di genere e conciliazione vita-lavoro. La fotografia tracciata da Fòrema con la Survey PdR 192/2026, condotta su un campione equamente ripartito tra piccole (33%), medie (33%) e grandi aziende (34%), mostra che a fare la differenza è soprattutto la dimensione aziendale.
La stessa prassi di riferimento è ancora poco conosciuta: il 29% delle imprese dichiara di non conoscerla affatto; il 27% la conosce ma non ha avviato alcuna azione; un altro 27% applica pratiche ispirate al modello ma senza certificazione; il 14% è in percorso di certificazione e solo il 3% ha già ottenuto il bollino o il rinnovo. In totale, appena il 17% delle aziende risulta certificato o in via di certificazione.
Misurando la maturità organizzativa su una scala da 1 a 5, il gap tra piccole e grandi imprese diventa netto. Le distanze maggiori emergono nelle “azioni correttive e carriera”, dove le piccole si fermano a 1,3 contro il 3,9 delle grandi, e nel welfare familiare, con 1,7 contro 4,2. Anche la governance segna uno scarto marcato: 1,7 nelle piccole, 4,1 nelle grandi.
Le fragilità riguardano anche la genitorialità. Per la maternità le grandi aziende arrivano a 4,2, mentre le piccole restano a 2,6; per la paternità il punteggio scende a 3,5 nelle grandi e a 1,6 nelle piccole. Tra i punti più deboli viene segnalata anche la gestione dei rientri e dei percorsi di carriera.
Secondo Sinigaglia, la crescita tecnologica da sola non basta se non si accompagna a un rafforzamento delle tutele verso le famiglie e a un avanzamento reale sul terreno della parità di genere, soprattutto nelle imprese di dimensioni più ridotte.
Investimenti previsti e nodi aperti
Il 57% delle aziende prevede ulteriori investimenti nei prossimi due anni, a patto che le condizioni restino favorevoli e che il sistema di supporto funzioni in modo efficace. Le priorità indicate sono strategia di trasformazione digitale e green, formazione specialistica, accesso alla finanza e incentivi.
Su questo fronte Fòrema opera all’interno del sistema di Confindustria Veneto Est, lo stesso contesto associativo che segue anche partite territoriali come il Campus del Mobile nell’area ex Piccinato di Brugnera.
I numeri di Fòrema nel 2025
Nata a Padova nel 1983, Fòrema è la società di formazione e consulenza di Confindustria Veneto Est. Nel 2025 ha chiuso il bilancio con 9,5 milioni di euro di fatturato, in crescita dell’11,6%, e un Ebitda del 10%.
Nel corso dell’ultimo anno ha affiancato le imprese nell’accesso al Piano Transizione 5.0, recuperando oltre 32 milioni di crediti d’imposta, e ha ottenuto più di 3 milioni di fondi europei per la sostenibilità, assistendo 70 aziende nel bilancio ESG. Ha inoltre gestito 12 milioni tra fondi interprofessionali e competence center.
Sul versante formativo, Fòrema ha coinvolto 30mila persone in 45mila ore di formazione e, secondo i dati diffusi dalla società, l’80% dei partecipanti trova lavoro entro sei mesi. I clienti sono composti per il 17,8% da grandi imprese, per il 37,8% da medie aziende e per il 42,7% da piccole imprese, con una concentrazione soprattutto tra Padova e provincia (64%) e Vicenza (16%). I settori più presenti sono metalmeccanico (37,8%), chimica-gomma (12,5%), servizi (11,5%) e alimentare (7,5%).