Guerra in Iran, bollette shock per le imprese: energia fino al +70%

La guerra in Iran potrebbe far aumentare gas ed elettricità fino al 70% per le imprese artigiane di Padova e Rovigo.

15 marzo 2026 14:31
Guerra in Iran, bollette shock per le imprese: energia fino al +70% -
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PADOVA – La guerra in Iran rischia di avere effetti pesanti sull’economia reale, con un impatto diretto sui costi energetici delle imprese. Secondo una simulazione prudenziale realizzata dal Consorzio APE, il consorzio per l’acquisto di energia di CNA Padova e Rovigo, le imprese artigiane potrebbero trovarsi ad affrontare aumenti medi del 58% per l’energia elettrica e del 70% per il gas naturale già a partire dal secondo trimestre del 2026.

Si tratta di rincari che rischiano di mettere in difficoltà il tessuto produttivo locale, formato in gran parte da piccole e medie imprese, con aumenti stimati tra 500 e 1.500 euro a trimestre a seconda della tipologia di azienda e dei consumi energetici.

In uno scenario economico già complesso, segnato da inflazione e tensioni geopolitiche, il rischio è quello di una nuova crisi dei costi energetici simile a quella vissuta negli ultimi anni. Il tema dei rincari dell’energia e delle materie prime resta infatti centrale per il sistema produttivo, come dimostrano anche le recenti analisi sui forti rincari del gas e delle bollette nel Nordest riportate in uno studio sulle stangate energetiche nel Friuli Venezia Giulia.

L’analisi del Consorzio APE ha preso in considerazione tre tipologie di attività artigiane rappresentative:

  • una piccola impresa metalmeccanica con 6 o 7 dipendenti e macchine a controllo numerico,

  • una autocarrozzeria artigiana senza cabine di verniciatura a forno,

  • uno studio di estetica con alcune cabine abbronzanti.

Secondo la simulazione, già nel primo trimestre del 2026 si registrerebbero aumenti moderati rispetto allo stesso periodo del 2025: +6% per l’elettricità e +5% per il gas.

La vera impennata arriverebbe però dal secondo trimestre dell’anno, cioè da aprile, quando gli incrementi potrebbero raggiungere +58% per la corrente elettrica e +70% per il gas naturale.

Si tratta di stime prudenziali basate su un prezzo della materia prima pari a 16 centesimi per kilowattora per l’elettricità e 70 centesimi per standard metro cubo per il gas.

Tradotti in cifre concrete, gli aumenti potrebbero avere un impatto rilevante sui conti delle imprese.

Nel secondo trimestre del 2026, secondo le simulazioni del Consorzio APE, le maggiori spese potrebbero arrivare a:

  • 1.459 euro in più per una piccola impresa metalmeccanica,

  • 454 euro in più per uno studio di estetica,

  • circa 350 euro in più per una autocarrozzeria artigiana.

Queste cifre riguardano esclusivamente il costo della materia prima energetica, senza considerare ulteriori voci di spesa che incidono sulle bollette.

In un contesto di instabilità economica e geopolitica, anche altri settori produttivi stanno vivendo situazioni simili, tra difficoltà operative e tensioni economiche, come raccontano diversi episodi di cronaca economica e sociale del territorio, ad esempio i recenti interventi delle forze dell’ordine per emergenze domestiche come nel caso del salvataggio dopo la fuga di gas in un’abitazione.

Il quadro potrebbe però peggiorare ulteriormente. Secondo diversi analisti, infatti, il prolungamento del conflitto in Medio Oriente o un suo eventuale allargamento potrebbero spingere i prezzi dell’energia ancora più in alto.

Le previsioni indicano che l’elettricità potrebbe superare i 20 centesimi per kilowattora, mentre il gas naturale potrebbe arrivare a costare due o due volte e mezzo rispetto alle quotazioni attuali.

Le conseguenze non riguarderebbero solo le imprese. Anche le famiglie rischiano rincari importanti: alcune associazioni dei consumatori hanno stimato aumenti annuali tra i 550 e i 600 euro sulle bollette domestiche.

Le difficoltà economiche e sociali generate da queste dinamiche spesso si riflettono anche sul territorio, con situazioni di tensione o disagio che emergono nella cronaca locale, come dimostrano episodi di ordine pubblico quali il recente intervento dei carabinieri dopo il caos in un bar a Latisana.

A commentare la situazione è Luca Montagnin, presidente di CNA Padova e Rovigo, che parla apertamente di una fase estremamente delicata per il sistema economico.

«La situazione è difficile e già Ursula von der Leyen ha ricordato che in soli dieci giorni di guerra l’Unione Europea ha speso oltre 3 miliardi di euro in più per l’energia», afferma.

Secondo Montagnin il vero problema è che l’aumento dei costi energetici si inserisce in un quadro economico già complicato.

«Questa nuova stangata si aggiunge alle politiche dei dazi degli Stati Uniti, all’aumento generalizzato delle materie prime, alla stagnazione dell’edilizia, alla difficoltà di accesso al credito, alle difficoltà dell’export e a una nuova fiammata inflattiva».

Il timore espresso dagli imprenditori è quello di entrare in una fase di stagflazione, cioè una combinazione di crescita economica stagnante e inflazione elevata.

In uno scenario simile molte aziende potrebbero essere costrette a ricorrere più frequentemente agli ammortizzatori sociali o, nei casi più critici, a sospendere o chiudere l’attività.

Un rischio che preoccupa soprattutto i territori con forte presenza di piccole imprese artigiane, come le province di Padova e Rovigo.

«Noi imprenditori abbiamo bisogno di una politica a sostegno dello sviluppo – conclude Montagnin – non di una politica incapace di diplomazia e sorda alle esigenze delle imprese. Questo vale in Italia, in Europa e nel resto del mondo».

L’allarme lanciato da CNA evidenzia dunque quanto il tema dell’energia resti centrale per la competitività delle imprese, soprattutto in un contesto internazionale segnato da conflitti, tensioni commerciali e mercati sempre più instabili, che continuano a influenzare profondamente l’economia dei territori.

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