Hydro Feltre, accordo preliminare per la fonderia: salvati 36 posti su 80
L’intesa riguarda solo il ramo fonderia dello stabilimento bellunese. Quattro dipendenti saranno ricollocati in Hydro.
FELTRE - Nella vertenza dello stabilimento Hydro Extrusion di Feltre è arrivata una prima intesa, ma solo parziale: è stato firmato un accordo preliminare vincolante tra Hydro e il Gruppo Cortese per la cessione del solo ramo d’azienda della fonderia, con 36 posti di lavoro salvati su 80 e altri 4 dipendenti che saranno ricollocati in Hydro.
L’esito del tavolo, riunito oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, lascia però aperta la parte più delicata della crisi: resta infatti incerto il destino degli altri lavoratori e lavoratrici del sito feltrino, impegnati in una vertenza che va avanti da quasi un anno.
Al confronto al Mimit hanno partecipato l’azienda con i propri consulenti, Confindustria Belluno-Dolomiti, le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil con le Rsu di stabilimento, la Regione del Veneto con l’Unità di Crisi aziendali e la Direzione Lavoro, la Provincia di Belluno, il Comune di Feltre e un rappresentante del Gruppo Cortese, realtà del settore alluminio con stabilimenti a Longarone e Bassano del Grappa.
Cosa prevede l’accordo
L’intesa annunciata al ministero riguarda esclusivamente la fonderia. Il Gruppo Cortese subentrerà quindi in quel ramo d’azienda, garantendo la continuità occupazionale per 36 addetti, mentre 4 lavoratori saranno riassorbiti da Hydro.
Secondo quanto emerso durante il tavolo, il gruppo acquirente al momento non è in grado di presentare un piano industriale specifico per il sito di Feltre. L’operazione, infatti, si inserisce nelle attività già presenti tra Bassano, Longarone e Bolzano e si confronta con un quadro di mercato definito incerto, tra andamento altalenante della domanda, dazi in aumento e instabilità internazionale.
Proprio l’assenza di una programmazione produttiva di lungo periodo potrebbe portare, nella fase successiva, a una ristrutturazione del sito con il ricorso alla cassa integrazione straordinaria collegata a questo tipo di attività.
I nodi ancora aperti per i lavoratori esclusi
Per il sindacato, la soluzione trovata non chiude la crisi. Stefano Bona, segretario generale della Fiom di Belluno, parla di un accordo che non risponde pienamente al percorso affrontato dai dipendenti nell’ultimo anno e che lascia fuori una parte consistente della forza lavoro.
Nel corso della vertenza, ricorda la Fiom, i lavoratori in forza erano 130 a inizio 2025, mentre 40 dipendenti risultano legati alle lavorazioni delle presse. Proprio su questi numeri si concentra ora la preoccupazione principale, perché l’accordo sulla sola fonderia non definisce ancora una soluzione complessiva per tutto lo stabilimento.
Per domani sono state convocate assemblee con i lavoratori e le lavoratrici del sito di Feltre, durante le quali verrà illustrato quanto deciso al tavolo ministeriale e saranno gli stessi dipendenti a valutare come rispondere nei prossimi passaggi della vertenza.
Il prossimo incontro in Regione
La prossima tappa è già fissata per il 22 settembre in Regione Veneto. L’incontro servirà a gestire il trasferimento dei 36 lavoratori alla nuova azienda, un iter che dovrebbe chiudersi entro la fine del 2026.
Sul tavolo ci saranno anche gli ammortizzatori sociali e le misure di sostegno per gli esuberi: tra gli strumenti indicati figurano cassa integrazione, incentivi all’esodo e scivoli pensionistici, oltre agli interventi per la tutela e la ricollocazione dei lavoratori che resteranno fuori dal perimetro dell’accordo.
La richiesta avanzata dal sindacato è che Governo e ministero contribuiscano al rilancio produttivo del sito, mentre alla Regione viene chiesto di garantire supporto ai lavoratori in esubero e tutele salariali per i dipendenti che entreranno nella nuova realtà aziendale.