Pasolini in friulano, 50 anni dopo il sisma: torna “I Turcs tal Friùl”
Cinemazero rilancia il testo friulano di Pasolini: convegno a maggio e prima teatrale a settembre al Giovanni da Udine, tra ricerca e memoria del 1976.
PORDENONE – A cinquant’anni dal terremoto che segnò il Friuli e a mezzo secolo dalla prima assoluta che trasformò il teatro in gesto civile, “I Turcs tal Friùl” torna al centro di un progetto che intreccia scena, ricerca e memoria. Si intitola “I Turcs tal Friùl 1976–2026. 50 anni dopo il terremoto” l’iniziativa ideata e curata da Luca Giuliani e Roberto Calabretto (Università degli Studi di Udine), promossa da Cinemazero con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia e di Confindustria Udine.
Un progetto culturale tra teatro e ricerca
Non una semplice celebrazione, ma un percorso articolato in più tappe: un convegno internazionale di studi, una nuova produzione teatrale con materiali di sala e contenuti collegati, una pubblicazione scientifica che raccoglierà gli esiti delle ricerche e un momento di restituzione nel foyer del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, pensato per ricomporre e far riemergere elementi della storica messinscena del 1976, in parte dispersi o dimenticati.
L’obiettivo dichiarato è riportare “I Turcs tal Friùl” al presente non solo come documento del passato, ma come nodo centrale della riflessione pasoliniana su lingua e poesia, storia e coscienza collettiva, cultura popolare e identità. Il testo, scritto nel 1944 in friulano, segna infatti una scelta radicale: l’adozione di una lingua “altra” rispetto all’italiano normativo, elevata a strumento espressivo capace di ambizione universale.
La memoria del sisma e la “voce collettiva”
«Ci sono ferite che il tempo non cancella, ma che una comunità impara a trasformare in forza, memoria condivisa e identità», ha sottolineato Mario Anzil, vicepresidente e assessore regionale alla Cultura e allo Sport. Nel suo intervento, Anzil ha letto il ritorno dei “Turcs” come una voce che attraversa generazioni e rimette al centro tenacia e senso di comunità, ricordando che «dalle macerie può nascere cultura» e che la memoria può diventare futuro.
La nuova produzione: prima il 12 settembre a Udine
Il cuore scenico del progetto è una nuova produzione affidata ad Alessandro Serra, regista di rilievo internazionale e più volte premiato agli Ubu, atteso al debutto il 12 settembre al Teatro Nuovo Giovanni da Udine. La produzione nasce su impulso di Cinemazero e si sviluppa attraverso il CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia, con Associazione Teatri Stabil Furlan e Teatro Nuovo Giovanni da Udine, in collaborazione con il Centro Studi Pier Paolo Pasolini ed ERT Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, con il supporto di Banca 360 FVG.
Il lavoro di Serra è noto per trasformare lingue e tradizioni radicate in contesti specifici in esperienze sceniche di risonanza ampia: lo hanno dimostrato spettacoli come “Macbettu” (in sardo) e “Tragudia” (in grecanico), costruiti su corpo, materia e suono. In questa linea si inserisce anche il friulano pasoliniano, restituito come lingua musicale e ritmica più che come barriera.
Rita Maffei, presidente e co-direttrice artistica del CSS, ha spiegato che l’allestimento attraverserà la “lettera” pasoliniana anche grazie alla musica curata da Bruno De Franceschi. Nel disegno evocato, la voce di Meni – figura di vittima sacrificale – si alzerà in un intreccio di friulano e latino dei canti fino al finale, quando «arriva il vento spaventoso» destinato a spazzare via gli invasori. In scena saranno coinvolti tredici interpreti.
Il convegno di maggio a Casarsa: studiosi, artisti e testimoni
Ad anticipare la prima di settembre sarà il convegno “50 anni di Turcs tal Friùl”, in programma il 14 e 15 maggio 2026 a Casarsa della Delizia, in collaborazione con il Centro Studi Pier Paolo Pasolini, con il supporto del Comune e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Udine. L’incontro metterà in dialogo ricerca accademica e memoria viva, ripercorrendo stratificazioni storiche, linguistiche e teatrali dell’opera.
Tra i relatori annunciati: Roberto Calabretto, Andrea Zannini, Stefania Rimini, Gabriele Zanello e Fabrizio Turoldo, con il coordinamento di Luca Giuliani. Accanto agli studiosi, spazio anche a voci del teatro e della musica, tra cui Elio De Capitani e Valter Colle. Previsto inoltre un confronto sul nuovo allestimento tra Serra e De Franceschi e un segmento dedicato alle testimonianze dirette di chi contribuì a costruire quell’esperienza culturale che nel 1976, a Venezia, nacque per sostenere concretamente le popolazioni colpite dal sisma.
Dalla prima del 1976 al 2026: un testo che torna attuale
“I Turcs tal Friùl” arrivò sulle scene nel 1976 come iniziativa di solidarietà e raccolta fondi: un gesto che legava arte e responsabilità pubblica nel momento in cui il Friuli affrontava una prova estrema. Oggi, spiegano i promotori, quella stessa vocazione riemerge come strumento per interrogare paure collettive, identità e idea di comunità in un presente segnato da radicalismi e polarizzazioni.
A completare il quadro, una rete ampia di collaborazioni: dal Comune di Casarsa della Delizia al Comune di Gemona del Friuli, dal Centro Studi padre David Maria Turoldo all’Associazione Icaro - Volontariato Giustizia ODV, con il coinvolgimento dell’Università di Udine (Dipartimento di Lingue e Letterature, Comunicazione, Formazione e Società). Un mosaico che punta a fare del cinquantenario non un punto d’arrivo, ma l’avvio di una lunga ricaduta culturale.
Un’operazione di identità civile e linguistica
Cinemazero, che custodisce uno degli archivi pasoliniani più articolati, rivendica un legame di lunga durata con l’opera dello scrittore-regista. Riccardo Costantini, responsabile degli archivi pasoliniani, ha indicato nel progetto un investimento destinato a durare oltre la ricorrenza: un modo per rimettere in circolo materiali, idee e una lingua che, attraverso Pasolini, torna a parlare non solo al Friuli ma a un pubblico più ampio.
Nel 2026, tra maggio e settembre, “I Turcs tal Friùl” diventa così un dispositivo culturale completo: teatro, studi, pubblicazioni e ricostruzione della memoria scenica per raccontare – ancora una volta – la capacità del Friuli di trasformare il trauma in un’energia collettiva, e la lingua in un luogo di riconoscimento e futuro.
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