"Mi restavano 9 mesi di vita": la rinascita di Chiara Ruaro a Nordest24 | VIDEO
Patrick Ganzini intervista Chiara Ruaro, che racconta il suo percorso dalla diagnosi all'impegno per sostenere pazienti e promuovere la prevenzione.
Una testimonianza che parla di forza, determinazione e della volontà di non arrendersi mai. È quella di Chiara Ruaro, protagonista della nuova puntata condotta da Patrick Ganzini su Nordest24. Un racconto intenso che attraversa quasi vent'anni di vita, dalla prima diagnosi di tumore al seno ricevuta quando aveva appena trent'anni fino all'impegno che oggi la vede in prima linea nella sensibilizzazione e nel sostegno alle persone che affrontano la malattia.
Nel corso dell'intervista, Chiara ha ripercorso tutte le tappe del suo percorso, ricordando i momenti più difficili ma anche le conquiste raggiunte, dimostrando come una diagnosi, per quanto drammatica, non debba necessariamente mettere fine ai sogni.
La prima diagnosi a trent'anni
La storia di Chiara inizia quando ha appena trent'anni. È una giovane mamma e immagina il proprio futuro come quello di tante altre donne della sua età. Un mattino, però, nota un cambiamento al seno e decide immediatamente di rivolgersi alla ginecologa che l'aveva seguita durante la gravidanza.
La risposta ricevuta la tranquillizza solo in apparenza. Secondo la specialista non si trattava di nulla di preoccupante, perché, spiega, a quell'età un tumore al seno era poco probabile. Nonostante questo, Chiara continua a percepire che qualcosa non va. I mesi passano, torna più volte dalla stessa dottoressa, ma ogni volta viene rassicurata.
Alla fine decide di non fermarsi e cerca autonomamente un senologo. Quando arriva alla visita specialistica sono trascorsi ormai nove mesi. Lo specialista comprende subito che quella situazione necessita di ulteriori accertamenti e già il giorno seguente la sottopone agli esami necessari.
L'esito cambia completamente la sua vita. Sul referto, tra tante parole, ce ne sono tre che non dimenticherà mai: "cellule epiteliali maligne". Da quel momento inizia un lungo percorso fatto di chemioterapia, radioterapia e due interventi chirurgici, fino a riuscire a superare la malattia.
Oltre dieci anni di serenità prima del ritorno della malattia
Dopo le cure arriva un lungo periodo di tranquillità. Per oltre dieci anni Chiara torna alla propria quotidianità, convinta di essersi lasciata alle spalle quella difficile esperienza.
Nel 2020, però, un piccolo rigonfiamento sullo sterno riaccende le preoccupazioni. Giocando a pallavolo pensa inizialmente di aver ricevuto una semplice pallonata, ma decide comunque di sottoporsi a controlli.
L'emergenza sanitaria legata al Covid rende il percorso diagnostico ancora più complesso, costringendola a cambiare ospedale. Gli accertamenti confermano purtroppo che quel rigonfiamento è una metastasi ossea.
Ulteriori esami evidenziano che la malattia si è diffusa anche ad altri organi, delineando un quadro molto serio.
La prognosi di nove mesi e la scelta di non arrendersi
Durante uno dei colloqui con uno specialista arriva una delle comunicazioni più difficili della sua vita. Il medico le spiega che la situazione è molto avanzata e che, probabilmente, le rimangono soltanto nove mesi di vita.
Chiara ricorda ancora oggi quella scena con la stessa ironia che l'ha accompagnata in questi anni. Salutando il medico gli disse: "guardi scado prima dello yogurt che ho in frigo".
Non si arrende. Decide di tornare nella struttura dove era stata seguita anni prima e incontra una nuova oncologa. L'approccio è completamente diverso.
La specialista non le promette miracoli, ma le propone di iniziare le cure e affrontare un passo alla volta il percorso terapeutico. Quelle parole rappresentano per Chiara una svolta.
Dopo appena sei mesi il tumore, inizialmente ritenuto inoperabile, diventa operabile. Da quel momento le terapie continuano a dare risultati positivi e, a distanza di oltre sei anni, Chiara continua il proprio cammino.
Il valore delle parole nella cura
Uno dei temi affrontati durante l'intervista riguarda il modo in cui vengono comunicate le diagnosi.
Secondo Chiara dire la verità è fondamentale, ma è altrettanto importante farlo con umanità, rispetto e sensibilità.
Sapere di avere accanto medici, infermieri e operatori sanitari pronti a sostenerti cambia profondamente il modo di affrontare il percorso terapeutico.
Ha raccontato che ogni Natale rappresenta una vittoria personale, perché quello del 2020 avrebbe dovuto essere, secondo quella prima prognosi, l'ultimo della sua vita.
Dal tempo che scorre al tempo che conta davvero
Ricevere una diagnosi così grave cambia inevitabilmente il modo di guardare alla vita.
Chiara ha spiegato di aver smesso di vivere inseguendo semplicemente gli impegni quotidiani per iniziare invece a dare valore a ogni singolo momento.
Quel tempo che le sembrava destinato a finire è diventato invece l'occasione per realizzare progetti rimasti a lungo nel cassetto e soprattutto per dare un senso a quanto le era accaduto.
La laurea in Giurisprudenza durante le terapie
Tra gli obiettivi che decide di inseguire c'è quello di iscriversi all'università.
Utilizza le lunghe attese durante le infusioni, le visite mediche e perfino le notti insonni per studiare. Affronta circa trenta esami e riesce a conseguire la laurea in Giurisprudenza.
Non è stato semplice. La chemioterapia, racconta, provoca anche importanti problemi di memoria. A volte fatica persino a ricordare i nomi delle persone più care, eppure riesce a memorizzare codici, norme e procedure necessarie per sostenere gli esami.
Nel suo percorso universitario diventa simbolico anche il cosiddetto "abbraccio porta fortuna" ricevuto dalla dottoressa che la segue. Prima di ogni terapia, intervento o esame universitario passava sempre da lei per ricevere quell'abbraccio che considerava un'iniezione di fiducia.
La tesi è dedicata al tema della violenza contro le donne, altro argomento che sente profondamente.
L'impegno nelle associazioni a sostegno delle pazienti
Durante questi anni Chiara sceglie di trasformare la propria esperienza in un aiuto concreto per gli altri.
Entra a far parte del Trifoglio Rosa Mestre, realtà impegnata nel sostegno alle donne operate di tumore al seno anche attraverso attività sportive e iniziative di assistenza.
Successivamente collabora con La Forza in Passerella, associazione che promuove il recupero dell'autostima femminile dopo gli interventi e le cure oncologiche.
Il suo percorso la porta poi a collaborare con Europa Donna Italia, realtà nazionale impegnata nella tutela dei diritti delle pazienti e nella promozione di un accesso sempre più rapido alle cure e ai nuovi farmaci.
Diventa così uno dei volti della campagna nazionale dedicata al tumore al seno metastatico.
Il docufilm e l'incontro con il Presidente Mattarella
Attraverso Europa Donna Italia partecipa al docufilm "Due di noi", nel quale racconta la propria esperienza insieme a un'altra paziente.
Il progetto arriva fino al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che decide di conferirle l'Onorificenza al Merito della Repubblica Italiana con il grado di Ufficiale.
Durante la cerimonia al Quirinale, Chiara dona al Capo dello Stato il quadrifoglio rosa, simbolo della sua associazione. Ricorda con particolare emozione l'abbraccio ricevuto dal Presidente, uno dei momenti più significativi del suo percorso.
Una vita che continua tra lavoro, matrimonio e nuovi progetti
Nonostante la malattia continui a far parte della sua quotidianità, Chiara non ha mai smesso di vivere.
Ha continuato a lavorare grazie anche al sostegno ricevuto nel proprio ambiente professionale, si è laureata, si è sposata e continua a dedicarsi alle attività di sensibilizzazione.
Tra i sogni ancora da realizzare ci sono nuovi viaggi, il desiderio di visitare l'Australia, la volontà di rafforzare il proprio ruolo nell'ambito della tutela dei diritti dei pazienti e quello, custodito da tempo, di scrivere un libro.
Il messaggio sulla prevenzione
Uno dei passaggi più importanti dell'intervista è dedicato alla prevenzione.
Chiara invita tutti, donne e uomini, a non ignorare mai i segnali del proprio corpo e a non fermarsi al primo parere medico quando qualcosa non convince.
Rivolgersi a specialisti, effettuare controlli e chiedere eventualmente un secondo consulto può fare la differenza.
Ha sottolineato anche quanto sia importante affidarsi alle associazioni di pazienti, perché chi ha già affrontato lo stesso percorso è spesso in grado di offrire comprensione, ascolto e sostegno autentici.
L'importanza della ricostruzione fisica e psicologica
Nel finale della trasmissione Chiara ha voluto aggiungere una riflessione sul percorso che affrontano molte donne operate al seno.
Ha spiegato come gli interventi incidano profondamente non solo sul fisico ma anche sull'identità femminile. Per questo motivo considera fondamentale il supporto psicologico e tutte quelle possibilità offerte dalla chirurgia ricostruttiva, comprese le tecniche che consentono di ricostruire anche piccoli particolari come il tatuaggio del capezzolo.
Aspetti che possono sembrare secondari, ma che aiutano molte donne a riconoscersi nuovamente davanti allo specchio, a ritrovare serenità e ad affrontare con maggiore forza le terapie.
La testimonianza di Chiara Ruaro si conclude così con un messaggio di speranza, ricordando che ogni percorso è diverso ma che non bisogna mai smettere di credere nelle cure, nella prevenzione e nel sostegno reciproco. Una storia che dimostra come, anche davanti alle prove più difficili, sia possibile continuare a costruire il proprio futuro.