Isonzo, AVS contesta le traverse a Straccis: “Oltre 14 milioni stanziati senza un progetto”

In IV Commissione il caso delle due traverse a Gorizia: chiesti alternative progettuali e un confronto con la Slovenia

16 giugno 2026 15:30
Isonzo, AVS contesta le traverse a Straccis: “Oltre 14 milioni stanziati senza un progetto” -
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TRIESTE - Sul progetto per mitigare gli sbalzi di portata dell’Isonzo nell’area di Straccis, a Gorizia, si apre uno scontro politico che parte da un dato preciso: oltre 14 milioni di euro già stanziati dalla Regione, mentre in IV Commissione, secondo la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Serena Pellegrino, non è stato presentato un progetto vero e proprio ma soltanto l’ipotesi di due traverse.

La critica è arrivata a margine dell’audizione dedicata agli interventi di mitigazione dell’hydropeaking sul fiume Isonzo. Pellegrino sostiene che le risorse pubbliche siano state impegnate senza dettagli tecnici definitivi, senza costi conclusivi e senza un confronto reale con soluzioni alternative comparabili.

Il nodo sollevato in Commissione

Secondo la consigliera, il punto non riguarda solo l’opportunità dell’opera, ma il metodo con cui si sta procedendo. In Commissione, ha spiegato, AVS ha chiesto maggiori elementi su altre possibili soluzioni progettuali, ritenendo insufficiente il quadro illustrato finora su un intervento che potrebbe incidere su un ecosistema fluviale già fragile.

Pellegrino contesta anche il richiamo al Trattato di Osimo. Nella sua ricostruzione, l’Accordo di cooperazione economica non prevedeva un bacino di rifasamento in territorio italiano; quel riferimento sarebbe stato introdotto nel 1977 dalla Commissione mista Italia-Jugoslavia, dentro un sistema di gestione che la consigliera considera oggi superato.

Per questo, aggiunge, sarebbe stato necessario aggiornare la Commissione sull’evoluzione degli approcci alla gestione delle risorse fluviali e chiarire in che modo il progetto consortile sia coerente con le indicazioni del mondo scientifico, con le politiche ambientali europee e con gli impegni nazionali sulla cooperazione transfrontaliera legata all’Isonzo.

Il tema si inserisce in un confronto più ampio sulle opere idrauliche e sulla gestione dei corsi d’acqua in Friuli Venezia Giulia, già emerso anche nel dibattito sui lavori sui canali e sulla fauna fluviale.

Perché AVS chiede un livello nazionale

Uno dei passaggi centrali della presa di posizione riguarda la natura transfrontaliera del problema. Secondo Pellegrino, la Regione non può affrontare da sola una questione che nasce dalla gestione condivisa del bacino dell’Isonzo: la sede adeguata, sostiene, è quella nazionale, con un confronto diretto tra Governo italiano e Slovenia per definire un accordo sulla regolazione dei rilasci d’acqua alla luce delle criticità attuali.

La consigliera ha inoltre reso noto di aver presentato un esposto alla Corte dei Conti proprio in relazione ai 14 milioni di euro impegnati sul progetto consortile. Ha ricordato anche che la questione delle competenze nella cooperazione internazionale per la gestione del fiume è approdata in Parlamento tramite un’interrogazione, presentata - riferisce - grazie all’onorevole Luana Zanella.

Deflusso ecologico, agricoltura e altre opere collegate

Nel merito, Pellegrino indica come priorità il mantenimento di un deflusso ecologico adeguato dell’Isonzo, capace di rispondere alle esigenze irrigue dell’agricoltura senza compromettere la biodiversità, in coerenza con gli impegni europei della Nature restoration law.

La consigliera ha poi chiesto chiarimenti sul collegamento tra gli interventi previsti sul canale scolmatore del Cormor, che riverserebbe le proprie acque nel Torre e quindi nell’Isonzo, e le opere ipotizzate per la mitigazione dell’hydropeaking. La domanda posta in Commissione è se queste opere siano funzionali agli sbalzi di portata, a esigenze irrigue, alla laminazione o ad altre finalità.

Secondo Pellegrino, senza una visione unitaria ogni intervento rischia di essere presentato come neutro, anche se potrebbe produrre effetti cumulativi rilevanti sull’ambiente. Da qui la richiesta di una valutazione strategica complessiva, e non soltanto di una Via riferita al singolo intervento.

Le richieste alla Regione

AVS chiede quindi trasparenza sullo stato delle opere, sulla loro collocazione strategica e sulle effettive esigenze legate all’uso dell’acqua tra agricoltura e produzione idroelettrica. Alla Regione viene chiesto anche di aprire un confronto con le comunità interessate e di attivare subito un’iniziativa istituzionale con la Slovenia.

Sul piano tecnico e politico, la posizione espressa dalla consigliera resta netta: prima di procedere servono soluzioni progettuali alternative, anche basate sulla natura, e un quadro più chiaro sulle finalità complessive degli interventi previsti lungo il sistema fluviale dell’Isonzo.

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