La proteina che rende i tumori resistenti alle terapie: la scoperta al CRO di Aviano
Studio del CRO di Aviano individua nella proteina TWIST1 un possibile meccanismo di resistenza ai farmaci contro i sarcomi.
AVIANO - Una proteina potrebbe spiegare perché una delle strategie terapeutiche più promettenti contro i sarcomi risulta efficace soltanto in alcuni pazienti. La scoperta arriva da uno studio condotto dal laboratorio di Oncogenetica e Oncogenomica Funzionale del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano, in collaborazione con l’Ospedale Policlinico San Martino di Genova.
La ricerca ha individuato nella proteina TWIST1 un meccanismo capace di favorire la resistenza agli inibitori di MDM2, farmaci sviluppati per riattivare p53, uno dei principali sistemi naturali di difesa dell’organismo contro lo sviluppo dei tumori.
Lo studio, sostenuto dalla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro e dai fondi del 5X1000 destinati all’Istituto, è stato pubblicato sul Journal of Experimental and Clinical Cancer Research.
Perché questi farmaci sono importanti
Gli inibitori di MDM2 sono considerati particolarmente promettenti nel trattamento di alcuni sarcomi, soprattutto nei liposarcomi e nei sarcomi intimali.
In molti di questi tumori, infatti, la proteina p53 sarebbe ancora potenzialmente attiva, ma la sua funzione viene bloccata da un’altra proteina, chiamata MDM2.
I farmaci sono stati progettati proprio per interrompere questa interazione, liberando p53 e permettendole di esercitare nuovamente la propria azione antitumorale.
“Questa strategia terapeutica era considerata particolarmente promettente nei sarcomi”, spiega Roberta Maestro, direttrice del laboratorio di Oncogenetica e Oncogenomica Funzionale del CRO.
Una terapia efficace solo in alcuni pazienti
Gli inibitori di MDM2 hanno mostrato risultati positivi in una parte dei pazienti, ma non in tutti.
Uno dei problemi principali era rappresentato dall’impossibilità di capire in anticipo quali persone avrebbero risposto alla terapia e quali, invece, avrebbero sviluppato una resistenza.
Fino a oggi, infatti, i meccanismi alla base della sensibilità o della mancata risposta al trattamento non erano completamente conosciuti.
La nuova ricerca del CRO di Aviano prova a colmare proprio questa lacuna.
Il ruolo della proteina TWIST1
Secondo i ricercatori, TWIST1 agirebbe come una sorta di “pinza” molecolare capace di rafforzare il legame tra p53 e MDM2.
“Utilizzando modelli cellulari e animali di sarcoma, abbiamo dimostrato che questa proteina favorisce l’interazione tra p53 e MDM2”, spiega Sara Piccinin, ricercatrice del CRO e prima autrice dello studio.
Quando TWIST1 è presente, gli inibitori di MDM2 avrebbero maggiore difficoltà a inserirsi tra le due molecole e a separarle. Di conseguenza, la loro azione antitumorale risulterebbe meno efficace.
Cosa accade eliminando TWIST1
Nei modelli studiati, la rimozione di TWIST1 ha indebolito l’interazione tra p53 e MDM2.
In questo modo, gli inibitori sono riusciti ad agire con maggiore efficacia, esercitando pienamente la propria funzione contro le cellule tumorali.
La proteina potrebbe quindi avere un doppio valore: diventare un biomarcatore predittivo, utile per individuare i pazienti più adatti alla terapia, e al tempo stesso rappresentare un possibile nuovo bersaglio terapeutico.
La ricerca oncologica resta uno dei settori più importanti per il territorio, anche grazie alle iniziative a sostegno del CRO di Aviano e della raccolta fondi per i pazienti.
Verso cure più personalizzate
I sarcomi sono tumori rari e complessi, per i quali le opzioni terapeutiche restano ancora limitate in molti casi.
Capire in anticipo se una persona potrà beneficiare di un determinato trattamento significa evitare terapie inefficaci e orientare i medici verso soluzioni più adatte al singolo paziente.
La scoperta si inserisce quindi nel percorso verso una medicina sempre più personalizzata, basata sulle caratteristiche biologiche del tumore e sui meccanismi molecolari che ne determinano la risposta ai farmaci.
Anche altri studi sviluppati nel Nordest stanno puntando su modelli innovativi per comprendere meglio malattie rare e oncologiche, come la ricerca di Trieste sulle cellule staminali ottenute dall’urina.
Servono ora studi clinici
I risultati ottenuti dovranno essere confermati attraverso ulteriori studi condotti direttamente sui pazienti.
“I risultati di questa ricerca dovranno ora essere validati in studi clinici”, sottolinea Roberta Maestro.
Se i dati saranno confermati, l’espressione di TWIST1 potrebbe essere utilizzata per identificare le persone con maggiori probabilità di rispondere agli inibitori di MDM2.
Questo permetterebbe di sfruttare meglio il potenziale della terapia e di evitare trattamenti poco efficaci nei pazienti con maggiore rischio di resistenza.
Un nuovo tassello nella ricerca sui sarcomi
Lo studio aggiunge un elemento importante alla comprensione dei sarcomi e dei meccanismi che regolano la risposta ai farmaci.
L’obiettivo finale è riuscire a selezionare meglio i pazienti, potenziare l’efficacia delle terapie e sviluppare nuove strategie contro una famiglia di tumori ancora difficile da trattare.
Dal CRO di Aviano arriva così una nuova prospettiva: trasformare una proteina responsabile della resistenza in uno strumento per scegliere e migliorare le cure.