Isonzo-Soca, Fasiolo chiede una regia politica Italia-Slovenia sulla crisi idrica
Secondo Fasiolo, la crisi idrica dell’Isonzo-Soca non può essere affrontata con interventi isolati o limitati agli aspetti tecnici.
TRIESTE - La gestione dell’Isonzo-Soca torna al centro del confronto politico regionale in vista della commissione bilaterale italo-slovena in programma a Gorizia il 30 settembre e 1 ottobre 2026. La consigliera regionale Laura Fasiolo (Pd) ha presentato un’interrogazione con cui chiede alla Giunta di intensificare gli sforzi per una regia realmente transfrontaliera del fiume, indicando come priorità la tutela della portata minima, l’uso sostenibile dell’acqua e l’equilibrio dell’ambiente fluviale.
Secondo Fasiolo, la crisi idrica dell’Isonzo-Soca non può essere affrontata con interventi isolati o limitati agli aspetti tecnici. La richiesta è quella di affiancare agli strumenti tecnici una responsabilità politica chiara tra Italia e Slovenia, in grado di orientare scelte condivise e di lungo periodo.
La richiesta alla Giunta regionale
Nell’interrogazione, la consigliera chiede un rafforzamento della cooperazione tra i due Paesi anche alla luce del percorso avviato dagli accordi di Osimo del 1975. Il nodo, nella lettura di Fasiolo, è il livello della rappresentanza e del coordinamento politico nella gestione del fiume.
La consigliera ricorda infatti che nel 2024, a oltre nove anni dalla precedente commissione del 2014, la delegazione slovena era rappresentata anche sul piano politico, mentre quella italiana era composta esclusivamente da tecnici, pur appartenenti al ministero dell’Ambiente. Un’impostazione che, secondo Fasiolo, va superata se si vuole affrontare in modo efficace una questione che coinvolge risorsa idrica, ecosistemi e comunità dei due versanti del confine.
Il contratto di fiume e il nodo delle scelte condivise
Tra gli strumenti indicati c’è anche il contratto di fiume transfrontaliero, su cui Fasiolo richiama il lavoro svolto anche in Consiglio comunale. Per la consigliera, questo percorso deve tradursi in uno strumento operativo e non restare un accordo formale.
Il punto, nella sua posizione, è che un corso d’acqua come l’Isonzo-Soca non può essere governato per compartimenti separati: servono studi specifici sulle criticità e tavoli di lavoro bilaterali capaci di produrre risultati concreti, con il coinvolgimento delle istituzioni politiche e tecniche di entrambi i Paesi.
Dighe, infrastrutture e impatto sul fiume
Fasiolo invita inoltre a non affidare la risposta alla crisi esclusivamente a opere infrastrutturali, come dighe o altri interventi strutturali, senza una valutazione complessiva degli effetti sul fiume. Nella sua presa di posizione richiama l’attenzione sulle possibili conseguenze su microclimi ed ecosistemi, oltre che sulla funzionalità complessiva del corso d’acqua.
La linea indicata è quella di una strategia transfrontaliera che tenga insieme la componente tecnica e quella politica, con l’obiettivo di tutelare il valore ambientale dell’Isonzo-Soca e di garantire una gestione condivisa tra Italia e Slovenia. L’appuntamento della commissione bilaterale di fine settembre a Gorizia viene indicato come un passaggio utile per portare il tema su un piano operativo.