Itaca di Pordenone porta a Roma il Glossario Fragile con la voce “neurodivergente”

Il 9 luglio nella sede di Legacoop il confronto tra giornalisti e cooperazione sociale su inclusione, deontologia e linguaggio.

13 luglio 2026 10:20
Itaca di Pordenone porta a Roma il Glossario Fragile con la voce “neurodivergente” -
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PORDENONE - C’è anche il contributo della cooperativa sociale Itaca di Pordenone nel confronto nazionale su linguaggio inclusivo, deontologia e lavoro sociale andato in scena il 9 luglio 2026 a Roma, nella sede di Legacoop, durante “Comunicare Controvento”, la due giorni del Gruppo nazionale Comunicazione di Legacoopsociali. Al centro della giornata formativa, rivolta ai giornalisti, il modo in cui informazione e comunicazione raccontano fragilità, inclusione, differenze e servizi sociali.

Il corso, organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio all’interno del percorso promosso da Legacoopsociali sulla comunicazione sociale, ha riunito professionisti dell’informazione, comunicatori, docenti universitari e rappresentanti della cooperazione sociale. Il punto pratico emerso dal confronto è che il linguaggio non riguarda solo la correttezza formale, ma anche la prospettiva con cui vengono raccontate persone, comunità e situazioni di vulnerabilità.

La nuova voce del Glossario Fragile

Uno dei passaggi centrali della giornata è stata la presentazione della nuova parola del Glossario Fragile, il progetto di Legacoopsociali dedicato al linguaggio inclusivo. La nuova voce è “neurodivergente” ed è stata curata dal giornalista Fabio Della Pietra, dell’ufficio stampa della cooperativa sociale Itaca di Pordenone.

La proposta è stata inserita nel panel “Raccontare l’inclusione” come spunto per ragionare su come il giornalismo descrive differenze, funzionamenti, contesti e possibilità di partecipazione. Il Glossario Fragile, nato come strumento aperto per interrogare le parole usate nel racconto della cura, della vulnerabilità e del lavoro sociale, è stato il filo conduttore dell’intera giornata.

I tre panel hanno affrontato i temi dei linguaggi di genere, del racconto dell’inclusione e dell’economia sociale in prima pagina.

Il confronto tra giornalisti, studiosi e cooperazione sociale

La mattinata è stata coordinata da Giuseppe Manzo di Legacoopsociali e ha messo al centro la responsabilità professionale di chi racconta il sociale nello spazio pubblico. Nel panel conclusivo, il direttore dell’Ansa Luigi Contu ha richiamato il percorso dell’agenzia nella transizione digitale, sottolineando anche il tema dell’affidabilità dell’informazione.

Andrea Volterrani, docente universitario, ha invece proposto di sostituire il concetto di fragilità con quello di vulnerabilità, invitando il terzo settore a non chiudersi in quelli che ha definito “ghetti comunicativi”.

Nel corso dell’incontro Sabrina Carreras, giornalista di RaiNews, ha richiamato gli elementi utili nella costruzione di articoli e inchieste sul femminicidio, definendolo come atto finale di un contesto di violenza. Gaia Peruzzi, professoressa associata alla Sapienza Università di Roma nel corso Media, gender e diversità, ha posto l’attenzione sul ruolo del linguaggio nella costruzione di rappresentazioni più eque, plurali e rispettose.

Nel panel “Raccontare l’inclusione”, oltre a Fabio Della Pietra, sono intervenuti Ivano Maiorella del Consiglio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio e Fabrizio Minnella, responsabile comunicazione della Fondazione Con il Sud, per un approfondimento su comunicazione sociale e deontologia.

La sperimentazione nel carcere di Milano-Opera

Durante la giornata è stata presentata anche un’altra evoluzione del progetto: l’esperienza del Glossario Fragile nel carcere di Milano-Opera, indicata come prima sperimentazione del laboratorio in ambito penitenziario e possibile progetto pilota per altri territori.

A illustrarla è stata Giusy Palumbo, dell’ufficio stampa di Legacoop Lombardia, che ha raccontato il percorso destinato a confluire in un “glossario dal carcere”, pensato come integrazione del Glossario Fragile nazionale e come strumento capace di restituire il punto di vista di chi vive l’esperienza detentiva.

Il tema dell’economia sociale in prima pagina

L’ultimo panel ha riportato il tema del linguaggio dentro il racconto dell’impresa sociale. A introdurre il confronto è stato Mirko Loche, ufficio stampa di Legacoop Umbria, che ha scelto la parola “collaborazione” come chiave di lettura della cooperazione sociale, non solo come metodo di lavoro ma come forma di organizzazione delle relazioni, delle responsabilità e degli obiettivi comuni.

Nel suo intervento, il presidente nazionale di Legacoopsociali Massimo Ascari ha definito la due giorni del Gruppo Comunicazione un passaggio inserito nel percorso avviato dopo la campagna Controvento e gli Stati Generali promossi nel 2025, con l’obiettivo di rafforzare il rapporto con i media, dare visibilità anche alle realtà meno conosciute e mettere a disposizione competenze utili alla comprensione dei fenomeni sociali, a partire proprio dall’uso delle parole.

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