ITS Academy in Veneto, più iscritti e percorsi: la sfida è trasformare la crescita in lavoro stabile
Il sistema regionale è passato a 101 nuovi corsi nel 2025-2026 e supera i 4.400 iscritti. I dati di Veneto Lavoro mostrano un inserimento rapido, ma l’espansione chiama in causa imprese, laboratori e continuità dei finanziamenti.
VENETO — Il punto non è stabilire se la laurea sia migliore o peggiore di un diploma tecnico. Il cambiamento concreto, in Veneto, è un altro: la formazione terziaria professionalizzante sta diventando una componente più visibile dell’offerta dopo la maturità e chiede di essere misurata per ciò che produce davvero — competenze, inserimenti lavorativi, capacità delle imprese di trovare personale — non solo per gli annunci. Nell’anno formativo 2025-2026 sono stati avviati 101 nuovi percorsi biennali ITS Academy, frequentati da oltre 2.400 studenti e studentesse del primo anno; sommando i secondi anni il sistema regionale supera 4.400 iscritti. Lo comunica la Regione Veneto nel bando 2026-2028, finanziato con oltre 15,7 milioni di euro tra PR Veneto FSE+ e Fondo per l’Istruzione tecnologica superiore.
È una scala molto diversa da quella di pochi anni fa. Il Rapporto statistico del Veneto 2025, riferendosi agli ultimi dati allora disponibili, contava otto Fondazioni ITS Academy, oltre 80 corsi, più di 3.000 studenti, oltre 280 aziende partner e 3.800 imprese ospitanti per i tirocini. Il confronto non va letto come una serie perfettamente omogenea — le rilevazioni e gli anni formativi non coincidono — ma fotografa bene la direzione: più sedi e percorsi, più allievi, più domanda di laboratori, docenti provenienti dalle aziende e occasioni di stage.
Dal diploma al tecnico superiore: che cosa sta crescendo
Gli ITS Academy non sostituiscono né gli istituti tecnici della scuola superiore né l’università. Sono percorsi post diploma, in genere biennali, rivolti a chi ha già concluso le superiori e vuole una specializzazione tecnologica costruita con le filiere produttive. La loro caratteristica non è una promessa generica di lavoro, ma la struttura: la Regione ricorda che almeno il 30% delle ore deve svolgersi in azienda e almeno il 70% dei docenti deve provenire dal mondo del lavoro. Per questo un aumento degli iscritti non è soltanto un fatto scolastico: chiama direttamente in causa aziende capaci di offrire attrezzature, tutor e progetti coerenti.
La programmazione regionale concentra le risorse su trasformazione digitale, decarbonizzazione ed energie rinnovabili, oltre alle filiere già presenti sul territorio. In pratica significa percorsi diversi: automazione e meccatronica, digitale, efficienza energetica, agroalimentare, mobilità, turismo e servizi alle imprese. Non è una lista astratta. A Conegliano, ad esempio, l’ITS Academy Agroalimentare Veneto ha attivato il biennio per tecnico agritech dedicato a viticoltura sostenibile e di precisione: nel nostro approfondimento sui posti del corso ITS Agritech per la filiera del Prosecco sono documentate 1.000 ore tra lezioni e laboratori, 800 ore di stage e contenuti che vanno da sensoristica e droni a qualità e documentazione di filiera.
Questo caso rende visibile il nesso locale: una scelta formativa ha senso quando il profilo in uscita corrisponde a processi che esistono davvero nelle imprese vicine. Il rischio contrario è moltiplicare corsi con titoli accattivanti ma poco raccordo con i fabbisogni, o affidare lo stage a esperienze marginali. È qui che il rapporto stabile tra Fondazioni, scuole, imprese e territori conta più dello slogan sull’“alternativa alla laurea”.
Gli esiti: inserimento rapido, ma non un automatismo
I dati disponibili sono favorevoli, con una cautela necessaria sulle fonti. Il monitoraggio nazionale INDIRE citato dalla Regione per il 2026 attribuisce al Veneto un tasso di occupazione vicino all’82% entro un anno dal diploma, contro il 79% nazionale. Il dato non significa che ogni diplomato trovi lo stesso contratto o lo stesso salario, né misura tutte le carriere nel lungo periodo: è una fotografia a dodici mesi e va usata per quello che è.
Un quadro più concreto arriva dall’indagine di Veneto Lavoro sulle ricadute degli ITS nei percorsi professionali degli ex studenti. La ricerca ha coinvolto oltre 2.100 persone, in prevalenza under 30. A un anno dal diploma risulta occupato l’82%; fra chi lavora, il 71,4% è a tempo indeterminato oppure in apprendistato e il 92,8% lavora a tempo pieno. C’è anche un dato meno ovvio: il 9,5% degli occupati svolge un’attività autonoma. Sono numeri da leggere nel dettaglio nel resoconto regionale della ricerca di Veneto Lavoro, senza trasformarli nella scorciatoia “ITS uguale posto garantito”.
La differenza è importante per famiglie e studenti che stanno valutando il dopo diploma. Un buon esito occupazionale medio non rende intercambiabili tutti gli indirizzi, tutte le sedi e tutte le aziende ospitanti. Prima di scegliere è ragionevole verificare quali imprese partecipano alla Fondazione, quanta attività si svolge in laboratorio e in tirocinio, quale titolo viene rilasciato e quali ruoli professionali vengono effettivamente indicati. Sono informazioni che permettono di confrontare una proposta formativa con il proprio percorso, non di inseguire la percentuale più alta.
La domanda delle imprese spiega perché il modello si amplia
L’espansione non nasce nel vuoto. I dati Excelsior riportati dalla ricognizione di Nordest24 sulla domanda di lavoro in Veneto indicano per il 2025 525.550 entrate programmate dalle imprese di industria e servizi; la difficoltà di reperimento riguarda il 51,5% delle assunzioni previste. Tra i settori più esposti figurano costruzioni, metallurgia e prodotti in metallo, servizi sanitari e public utilities. Per i titoli terziari, quel quadro segnalava 3.950 entrate previste per diplomati ITS Academy Meccatronica e 2.390 per ITS Academy Servizi alle imprese.
Questi numeri non autorizzano ad assegnare automaticamente un posto di lavoro a un corso o a una persona. Dicono però perché le imprese hanno interesse a entrare nella formazione prima dell’assunzione: l’azienda può contribuire alle competenze richieste, conoscere gli studenti in tirocinio e ridurre la distanza tra macchinari, processi organizzativi e ciò che si studia. Per un territorio manifatturiero e di servizi come il Veneto, è un tema di competitività oltre che di orientamento.
Il beneficio potenziale per le imprese ha una condizione: lo stage non deve diventare manodopera a basso costo o un passaggio senza tutor. La qualità si vede nella presenza di un progetto formativo, nella coerenza delle mansioni e nella possibilità per lo studente di lavorare su tecnologie e processi reali. Anche il sistema formativo deve evitare di usare il tirocinio come unica risposta alla domanda di tecnici: la parte didattica, i laboratori e le competenze di base restano indispensabili.
Il nodo del 2026: rendere strutturale la crescita
La crescita degli ultimi anni è stata spinta anche da risorse PNRR e dai fondi europei. L’apertura del polo ITS Red Academy di Padova, nel maggio 2026, ha mostrato la direzione degli investimenti: edifici e laboratori diventano luoghi in cui la tecnologia è parte dell’apprendimento, non solo oggetto di lezione. La stessa comunicazione regionale ha però indicato la sfida successiva: garantire continuità dopo il 2026, integrare i percorsi nelle filiere tecnologico-professionali e consolidare le reti con le aziende.
Non è un dettaglio contabile. Un corso tecnico ha bisogno di attrezzature aggiornate, formatori reperibili e imprese disposte a dedicare tempo al tutoraggio. Se queste componenti dipendono da bandi episodici, i territori rischiano un’offerta discontinua proprio quando gli iscritti aumentano. Se invece le Fondazioni mantengono rapporti stabili con distretti e imprese, l’investimento può diventare una risposta duratura alla carenza di competenze tecniche.
Ci sono già segnali di un riconoscimento più concreto del diploma ITS anche fuori dalle Fondazioni. Il recente bando 2026 di Bvr Banca Veneto Centrale, rivolto alla propria base sociale, include espressamente il Diploma Tecnico Superiore accanto a diploma e laurea tra i titoli premiabili. Non cambia il valore legale o professionale di un percorso, ma indica che nel territorio la formazione terziaria non universitaria viene considerata in modo più esplicito nelle politiche di sostegno allo studio.
Che cosa cambia per residenti, studenti e aziende
Per gli studenti veneti il cambiamento è avere un’opzione post diploma più ampia, con un legame dichiarato con il lavoro. Non è una scelta “di serie B”, ma nemmeno una scelta da fare solo perché più breve dell’università. Chi è interessato a progettazione, automazione, qualità, energia, digitale o filiere produttive può trovare un percorso molto aderente alle proprie preferenze; chi cerca una formazione teorica ampia, una professione che richiede laurea o un’esperienza accademica può avere ragioni altrettanto solide per scegliere l’università. L’orientamento utile parte da ciò che si vuole imparare e dal lavoro che si immagina di fare.
Per le aziende il sistema offre un canale per costruire competenze e non soltanto selezionare candidati a valle. L’impegno richiesto è però reale: mettere a disposizione tutor, tempi, macchinari quando necessario e indicazioni trasparenti sugli sbocchi. Per i residenti, infine, la posta in gioco è territoriale: se la formazione cresce con qualità, può sostenere imprese e giovani senza costringerli a cercare altrove ogni specializzazione. I 101 nuovi percorsi e gli oltre 4.400 iscritti fotografano un sistema che si è allargato; il risultato da verificare nei prossimi anni sarà la sua capacità di restare accessibile, aggiornato e connesso a lavori stabili.