La sequoia che ha fermato l’onda del Vajont: ecco perché non cadde mai

Una ferita profonda cinque metri segna il tronco di un albero americano trapiantato in terra bellunese, testimone muto di una notte che cancellò duemila vite.

31 gennaio 2026 18:00
La sequoia che ha fermato l’onda del Vajont: ecco perché non cadde mai - Foto: Phante/Wikipedia
Foto: Phante/Wikipedia
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La cicatrice che racconta la notte del '63

Immaginate di salire verso Faè, frazione di Longarone, lungo la strada che serpeggia tra i prati della Valbelluna: a 425 metri di altitudine, tra i resti di una villa ottocentesca, svetta lei. Alta 33 metri, con un tronco di 6 metri di circonferenza, la sequoia porta sul fusto una scorticatura netta, come un livello d'acqua inciso nella corteccia. Quella notte del 9 ottobre 1963, l'onda del Vajont – 263 milioni di metri cubi di roccia e acqua scesi dal Monte Toc a 110 km/h – spazzò via case, famiglie e un intero fondovalle, ma non la sradicò. Perché qui, proprio nel giardino della tenuta Protti? Gustavo Protti, un nobile viaggiatore longaronese, la importò dalla California negli anni '40 dell'Ottocento, una delle prime in Europa, per abbellire il suo parco esotico – un capriccio di grandeur che la guerra mondiale e il fulmine (che le tolse 8 metri di punta negli anni '50) non piegarono.

Qui non si tratta solo di un albero: per i locali è la "pianta dell'Ajal" o "pianta santa", perché pare sfiorare il cielo e resistere all'inferno. Un abitante di Longarone, cresciuto con quella vista, si chiede: e se fosse la corteccia fibrosa, spessa fino a 75 cm nelle sequoie giganti, a dissipare l'energia dell'onda? O le radici profonde, ancorate in un suolo alpino non saturo come il fondovalle? Capirlo serve a chi pedala o cammina questi sentieri: non è solo un monumento, ma un promemoria che la resilienza botanica – umidità costante, inverni freddi – si adatta meglio al nostro Nord-Est che al sole californiano.

Simbolo per chi ricostruisce ogni giorno

Per un residente di Longarone, la domanda non è "cos'è", ma "perché conta per noi che l'abbiamo vista ricrescere dopo tutto?". Dichiarata albero monumentale dal Veneto, è l'unico sopravvissuto della valle alla catastrofe, accanto a una cappella eretta in memoria – i Protti perirono quella notte, ma la tenuta resiste come spazio di identità. Oggi, a 170 anni, sfida il cambiamento climatico: le sequoie temono la siccità, ma qui l'umidità piavense e le nebbie autunnali la nutrono, offrendo un modello per il bosco veneto che invecchia. Senza di lei, Faè perderebbe quel "segno tangibile" della rinascita: Longarone, ricostruita da zero, la vede come confine tra l'oblio e il ricordo, un punto dove portare i figli a sfregare la mano sulla cicatrice, chiedendosi se l'albero "senta" ancora l'onda.

I locali lo sanno: non è in nessuna guida turistica. Visitarla richiede rispetto – privata nella tenuta Protti, aperta in eventi FAI o escursioni dal cimitero di Longarone lungo la ferrovia. Parcheggiate all'ingresso Faè, 5 minuti a piedi: evitate l'estate calda, meglio l'autunno per misurarla con lo sguardo, confrontando la ferita a 5 metri dal suolo con l'altezza dell'onda che superò i 200 metri sulla diga. Se non ci fosse? Il Vajont resterebbe astrazione da libri; con lei, diventa lezione viva: la natura non dimentica, e insegna a noi fragili a radicarci più a fondo.

Domande che i Bellunesi Non Fanno ad Alta Voce

Un alpino del posto, tra un bicchiere di schiuma e l'altro al bar di Faè, si chiede: resisterà al prossimo disastro, climatico o umano? La sequoia, con la sua longevità di millenni potenziali, dice sì: ha visto due guerre e il Vajont, e la sua cicatrice non sanguina più. Per il lettore che pianifica un giro in moto tra Dolomiti bellunesi, serve sapere: non cercatela su Google Maps precisi, chiedete ai Protti o al Comune – è custode privata, non attrazione da selfie. Capirla oggi, nel 2026 con i boschi che bruciano altrove, chiarisce perché il Nord-Est investe in questi "viventi monumenti": non per vanità, ma per tramandare che la terra si riprende, piano, ma senza arrendersi.

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