La Spada di Damocle che osserva Piazza Duomo: dove i Cazuffi dipinsero il loro monito eterno

In Piazza Duomo a Trento, Casa Cazuffi nasconde un "libro morale" rinascimentale che i locali ignorano: affreschi che avvertono sul potere precario, nati da un pittore spia e una famiglia di consoli.

27 gennaio 2026 18:00
La Spada di Damocle che osserva Piazza Duomo: dove i Cazuffi dipinsero il loro monito eterno - Foto: Heineken24/Wikipedia
Foto: Heineken24/Wikipedia
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L'angolo che vede tutto

Cammini in Piazza Duomo, sotto il Duomo gotico che svetta come un monito dal cielo trentino, e ti fermi lì, all'incrocio con via Belenzani. Casa Cazuffi non è solo un palazzo affrescato: è lo sguardo fisso della città su se stessa. Costruita su basi tre-quattrocentesche – resta un fregio gotico in alto, quasi un sussurro del Medioevo – fu trasformata intorno al 1530 da Tommaso Cazuffi, dottore in legge e console per ben cinque mandati tra 1523 e 1551. Famiglia di Tuenno, in Val di Non, i Cazuffi arrivarono a Trento fine Trecento: da mercanti a potere locale, scelsero questo spot strategico per sfoggiare rango, attigui alla Chiesa dell'Annunziata e con vista sul via vai della piazza.

Perché qui? Non casuale: Piazza Duomo era il cuore pulsante di Trento pre-Concilio, crocevia di vescovi, mercanti e forestieri. Senza questa casa, l'angolo perderebbe il suo "pittorico snodo urbanistico", come lo chiamano gli studiosi: un punto dove la via Larga sfocia e la fontana dell'Aquila bada all'incrocio. Per un trentino, la domanda è: e se non ci fosse? La piazza sembrerebbe incompleta, meno "narrativa", privata di quel dialogo tra portico basso e monofore ad arco che lega medioevo a Rinascimento.

Il pittore con due vite

Marcello Fogolino, vicentino nato intorno 1483, arrivò a Trento nel 1527 non da maestro incontaminato, ma da fuggitivo. Accusato con il fratello Matteo di omicidio in Friuli – un barbiere, Liberale da Belgrado – si rifugiò qui, bandito da Venezia. Guadagnò fiducia dal principe-vescovo Bernardo Clesio, decorando il Magno Palazzo del Buonconsiglio con Romanino e i Dossi, ma pagava il riscatto da spia: salvacondotti veneziani in cambio di report su truppe imperiali.

Quegli affreschi su Casa Cazuffi, tra 1531 e 1536, monocromi su azzurrite svanita, simula colonne giganti e fregi da Emblematum Liber di Andrea Alciati. Non decorazione vana: un "libro morale" per élite colte, ammonimenti visivi per consoli come Tommaso. Immagina Fogolino sul ponteggio, pennello in mano, mentre spia per Venezia: la sua arte diventa specchio del suo destino instabile.

Morali dipinte per non cadere

Guarda su: Nemesi in equilibrio su ruota, briglie in mano contro l'arroganza; Occasio con rasoio, putti che l'afferrano o cadono; Carro della Fortuna bifronte, trainato da cervi. Sotto, Damocle a mensa con spada sospesa – il potere è filo sottile, invidiarlo porta dolore – e un cavaliere che soccorre l'indigente. Sotto i cinquecenteschi, riaffiorò lo stemma Cazuffi trecentesco, rosso con fascia ondulata d'argento.

Perché conta? Per un abitante di Trento, questi non sono miti astratti: interrogano il console che fu Tommaso, e chi oggi siede in Comune a due passi. Nato per istruire sui vizi del potere, in città di principi-vescovi, anticipa il Concilio di Trento (1545), quando la piazza brulicava di cardinali. Oggi, col piano terra in negozi, resta lì: se svanisse, perderemmo il promemoria che il Trentino ha sempre bilanciato ambizione e umiltà.

Domande da trentino quotidiano

Un locale si chiede: e ora? Restauri negli anni '80 salvarono il ciclo, ma l'azzurrite è persa: le figure spiccano su bianco, quasi sculture. Non guida turistica lo dice: Fogolino visse qui, forse, legando la sua fuga alla casa. Conta ancora? Sì, perché Piazza Duomo è teatro vivo: mercati, Natale, processioni – la casa "parla" al passante, ricordando che Trento non è solo Buonconsiglio, ma strati di potere fragile. Senza, l'identità locale perderebbe quel confine tra privato e pubblico, dove un console dipingeva lezioni per la città.

Per chi abita: prossima volta in piazza, alza lo sguardo – non è turistico, è tuo monito contro l'hybris quotidiana.

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