Letizia, la sindrome di Asperger e la laurea a Udine: il traguardo che emoziona mamma Linda

Letizia si laurea in Storia dell’arte a Udine. Mamma Linda racconta a Patrick Ganzini gli ostacoli, il sostegno e l’autonomia conquistata.

04 novembre 2026 11:16
Letizia, la sindrome di Asperger e la laurea a Udine: il traguardo che emoziona mamma Linda -
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UDINE – Prima la laurea triennale, completata nei tempi previsti con 96, poi la scelta di proseguire fino alla magistrale in Storia dell’arte. Ma nel percorso universitario di Letizia Clocchiatti, alla quale da bambina è stata diagnosticata la sindrome di Asperger, il risultato più importante va oltre il titolo: è l’autonomia costruita imparando a organizzarsi, affrontare gli esami e dialogare direttamente con gli uffici e i docenti.

A raccontarlo è mamma Linda, ospite dell’intervista di Patrick Ganzini su Nordest24. Una testimonianza che ripercorre gli anni dell’infanzia, le difficoltà incontrate a scuola e il sostegno delle persone che hanno creduto nelle possibilità di Letizia, fino alla recente proclamazione all’Università di Udine.

I primi segnali e la diagnosi arrivata nell’infanzia

Linda parte dall’inizio: Letizia era una bambina desiderata, attesa e accolta con amore. Intorno ai tre anni, però, la famiglia aveva cominciato a notare alcune differenze rispetto ai coetanei, soprattutto nel linguaggio, nelle relazioni e nell’autonomia.

Erano seguiti i consulti con gli specialisti e un percorso di valutazione, concluso con la diagnosi di disturbo pervasivo dello sviluppo. Una notizia che la mamma ricorda come un impatto molto forte per tutta la famiglia.

Da quel momento erano iniziati diversi interventi di sostegno: logopedia, riabilitazione neuromotoria, esperienze con gli asinelli e idroterapia. Letizia aveva risposto positivamente, pur continuando a incontrare difficoltà che richiedevano attenzione e accompagnamento.

La passione per l’arte e le capacità da valorizzare

Durante la scuola dell’infanzia e negli anni successivi era emerso un interesse particolare per l’arte. Già da piccola, racconta Linda, Letizia riconosceva gli stili architettonici e mostrava curiosità per figure storiche e religiose.

La mamma propone un esempio per spiegare quanto potessero essere diverse le sue competenze: Letizia sapeva riconoscere uno stile barocco, mentre poteva fare fatica a chiedere un bicchiere d’acqua.

La famiglia aveva quindi cercato di utilizzare quelle passioni come punto di partenza per sviluppare altre abilità, comprese quelle necessarie nella vita quotidiana.

Gli anni della scuola primaria e secondaria di primo grado erano trascorsi in due istituti attenti all’inclusione, capaci di rispettare le sue tappe di crescita. Un percorso che l’aveva accompagnata fino alla licenza media.

Le difficoltà alle superiori e il cambio di scuola

Il passaggio alle superiori aveva aperto una fase più complicata. Dopo un primo tentativo in un liceo di Udine, la famiglia aveva ritenuto che mancassero le condizioni adeguate per accogliere Letizia e sostenerne il percorso.

Linda ricorda anche giudizi scoraggianti sul futuro scolastico della figlia: c’era chi, già all’inizio delle superiori, considerava il diploma un obiettivo irraggiungibile.

La scelta era stata quella di cambiare scuola, passando al liceo delle Scienze umane a San Pietro al Natisone, annesso al Convitto di Cividale. Qui, secondo la mamma, Letizia aveva trovato un’accoglienza adeguata e insegnanti di sostegno che, soprattutto negli ultimi anni, avevano fatto la differenza.

Non erano mancati dubbi neppure davanti alla prospettiva dell’università. La risposta della famiglia era stata procedere gradualmente: provare, osservare come sarebbe andata e affrontare un passo alla volta.

«A volte queste previsioni fanno male», osserva Linda nell’intervista.

La triennale conclusa nei tempi previsti con 96

Dopo il diploma, Letizia aveva deciso di iscriversi all’Università di Udine, scegliendo un percorso umanistico. Gli studi erano proseguiti anche attraverso il periodo del Covid.

L’esperienza universitaria le aveva richiesto di conoscere un ambiente nuovo, organizzare gli impegni e mantenere i rapporti con le segreterie e con l’ufficio dedicato agli studenti con disabilità, al quale Linda rivolge un ringraziamento.

La laurea triennale, conseguita nei tempi previsti con il voto di 96, era stata una grande soddisfazione. Per la famiglia avrebbe già rappresentato un risultato importante, ma Letizia desiderava approfondire ulteriormente i propri interessi.

Da qui la decisione di iscriversi alla magistrale in Storia dell’arte, seguendo una passione presente fin dall’infanzia.

La magistrale e l’autonomia conquistata

Nel secondo percorso universitario, Linda ha visto crescere ancora la consapevolezza della figlia. Letizia ha gestito le procedure d’iscrizione, la preparazione degli esami e i contatti con i docenti, mostrando maggiore maturità e capacità organizzativa.

«È diventata proprio una studentessa che sapeva muoversi in modo autonomo all’università», racconta la mamma.

Durante la magistrale, il bisogno di intervento da parte della famiglia si era ridotto sensibilmente. Per Linda è questo uno dei meriti più grandi dell’esperienza accademica: le competenze acquisite nell’organizzazione e nella gestione della propria vita, insieme al risultato nello studio.

Una testimonianza per altre famiglie

Il racconto affidato a Patrick Ganzini mette in luce il valore di opportunità concrete, sostegni adeguati e percorsi rispettosi delle caratteristiche personali. Un tema presente sul territorio anche nelle esperienze di inclusione lavorativa dei ragazzi con disabilità a Udine e nelle attività di Progettoautismo FVG dedicate all’autonomia.

Linda chiude l’intervista con un augurio rivolto a chi sta affrontando difficoltà simili: «Spero che questo percorso sia di incoraggiamento anche magari a famiglie che stanno vivendo quello che abbiamo vissuto noi in questi anni».

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