Lonely Planet sceglie il Veneto per il 2027: perché conta e come trasformarlo in turismo oltre Venezia
Il Veneto entra nella selezione Best in Travel 2027 di Lonely Planet. Il riconoscimento premia una regione intera, dalle Dolomiti al Garda: l’occasione è distribuire i flussi con servizi, prenotazioni e itinerari credibili.
VENETO — Il Veneto è una delle 50 destinazioni inserite da Lonely Planet in Best in Travel 2027, la selezione annuale che riunisce 25 luoghi e 25 esperienze per l’anno successivo. Non è un premio assegnato a Venezia: nella scheda dedicata alla regione la guida indica esplicitamente il Veneto come meta per un’«Italia oltre Venezia», richiamando Dolomiti, lago di Garda, Verona, Padova, Prosecco e tiramisù. È una distinzione semplice ma sostanziale: l’attenzione internazionale si sposta dall’icona lagunare a una destinazione ampia, con città, montagne, mare, colline e terme.
La scelta è verificabile e molto recente. Il volume Best in Travel 2027, pubblicato il 1° settembre, propone 50 mete complessive; la guida online sul Veneto è datata 20 settembre. In lista compaiono anche León in Spagna e la Polinesia francese, ma per chi vive e lavora in regione la notizia interessante è un’altra: l’invito non è a vedere più Venezia, bensì a programmare un soggiorno più lungo e articolato nel Nordest.
Il riconoscimento non modifica prezzi, aperture o regole d’accesso e non equivale a una prenotazione garantita. Può però aumentare la visibilità del territorio presso visitatori esteri e italiani che stanno decidendo i viaggi del 2027. Per alberghi, ristorazione, guide, musei, noleggi e trasporti locali è un’opportunità; per residenti e amministrazioni è anche un banco di prova sulla capacità di distribuire le presenze senza concentrare ulteriormente persone e servizi in pochi luoghi.
Che cosa ha premiato Lonely Planet
Nella guida al Veneto pubblicata con la selezione, Lonely Planet mette al centro il contrasto tra l’inevitabile richiamo di Venezia e la varietà dei suoi dintorni: le Dolomiti attorno a Cortina, le aree del Prosecco e della Valpolicella, Padova, Vicenza, Treviso e Verona. È un ritratto che coincide con un tema noto a chi viaggia qui: in una regione relativamente compatta si passa dall’arte urbana alla montagna, dal lago alle spiagge, dai paesaggi vitati alle terme.
Non va però letto come un elenco di attrazioni da consumare in un fine settimana. L’elemento più utile della segnalazione è proprio la scala regionale. Un visitatore che atterra a Venezia o arriva in treno può scegliere di fermarsi una notte in più, usare una città d’arte come base, raggiungere le colline senza trasformarle in una sosta di poche ore e programmare la montagna nei suoi tempi reali. Questa è la differenza fra una fotografia condivisa e una ricaduta economica diffusa.
La stessa Lonely Planet suggerisce stagioni e modalità differenti: le città nei periodi meno caldi e affollati, le Dolomiti per escursioni e sport invernali, il lago e la costa con una pianificazione attenta ai picchi. Non esiste dunque un «Veneto 2027» identico per tutti. Le indicazioni pratiche — date di apertura, sentieri, ZTL, trasporti, musei e strutture ricettive — vanno controllate sui canali ufficiali delle singole destinazioni al momento della partenza, non dedotte dalla classifica.
I numeri spiegano perché la sfida è distribuire, non soltanto crescere
Il Veneto parte da una base turistica già molto alta. Il Sistema statistico regionale registra per il 2025 22,3 milioni di arrivi e 74,2 milioni di presenze: un record storico, con dati definitivi per l’anno. Le presenze sono i pernottamenti registrati nelle strutture ricettive, non gli accessi giornalieri; è una distinzione essenziale, perché le escursioni senza pernottamento incidono comunque su mobilità, spazi pubblici e servizi.
Il record non rende automaticamente superflua una promozione internazionale. Al contrario, rende più importante scegliere quale promozione fare. Se la nuova attenzione producesse soltanto più visite mordi e fuggi nei luoghi già saturi, il beneficio sarebbe limitato e i costi locali aumenterebbero. Se invece aiutasse a prolungare la permanenza e a far conoscere aree meno battute, il valore resterebbe sul territorio: camere occupate fuori dai fine settimana di punta, ristorazione nei piccoli centri, visite guidate, acquisti nelle botteghe e uso di collegamenti locali.
La Regione segnala che nel 2025 tutti e cinque i comprensori turistici hanno avuto crescita. In particolare, l’area UNESCO del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene ha registrato aumenti sia negli arrivi sia nelle presenze. Non è quindi una pagina bianca da «scoprire»: è un paesaggio abitato e produttivo che richiede visite rispettose, prenotazioni quando necessarie e attenzione alla viabilità minore, soprattutto durante vendemmia, eventi e fine settimana.
Oltre Venezia: quattro modi concreti di costruire un soggiorno
Per chi arriva da fuori regione, il punto di partenza può essere Venezia ma non deve diventare l’unica tappa. Padova, Vicenza, Treviso e Verona sono nodi utili per dormire, visitare musei e organizzare spostamenti senza l’auto in alcuni tratti. Le Dolomiti e il Garda richiedono invece tempi e controlli diversi, soprattutto quando si sceglie un itinerario in quota o una località con forte domanda stagionale.
Un primo asse è quello delle città d’arte. Padova permette di combinare centro storico, Orto botanico e Cappella degli Scrovegni; Vicenza concentra l’eredità palladiana; Verona ha un calendario culturale molto più ampio dell’Arena. Il consiglio operativo è acquistare o prenotare gli ingressi per i luoghi a capienza limitata prima di definire il resto della giornata. Nelle città storiche chi guida deve verificare anche le ZTL e i parcheggi autorizzati: affidarsi al navigatore all’ultimo minuto è il modo più rapido per trasformare una visita in una multa o in una lunga ricerca di posto.
Il secondo asse è la pedemontana e il vino. La promozione turistica regionale della Pedemontana Veneta descrive un territorio che va dalle colline veronesi alla Marca trevigiana, passando per Colli Berici, Bassano, Marostica, Monte Grappa e Valdobbiadene. È adatto a un viaggio lento, in bici o in auto con soste programmate, non a una gara di degustazioni. Chi prenota in cantina dovrebbe chiedere durata, lingua della visita, modalità di arrivo e disponibilità di un conducente sobrio: in collina strade, parcheggi e ritorno serale contano quanto il calice.
Le Colline del Prosecco offrono inoltre strumenti che rendono la visita meno improvvisata. Nordest24 ha raccontato l’apertura di 28 Info Point delle Colline del Prosecco, pensati per orientare chi cerca percorsi e servizi. E il recente rinnovo del direttivo dell’associazione UNESCO ha rimesso al centro la gestione di un turismo distribuito durante l’anno. Sono aspetti meno spettacolari di un panorama, ma decisivi per mantenere vivibile il paesaggio.
Il terzo asse è la montagna. Le Dolomiti venete non sono una gita intercambiabile con un centro urbano: meteo, condizioni dei sentieri, aperture di rifugi e impianti, capacità dei parcheggi e competenza tecnica cambiano da valle a valle. Per il 2027 conviene prenotare l’alloggio con anticipo nelle settimane di punta e scegliere itinerari proporzionati a esperienza, meteo e ore di luce. Chi usa l’auto deve avere un’alternativa in caso di parcheggi pieni; chi sale a piedi deve consultare il bollettino locale e non partire solo perché una fotografia promette un percorso facile.
Il quarto asse riguarda ciclovie, cammini e percorsi d’acqua. È la strada più coerente per collegare località e permanenze senza rincorrere continuamente il prossimo «must». La nostra selezione di itinerari di turismo lento tra Friuli e Veneto ricorda, fra gli altri, la ciclovia Alpe Adria e l’alta via delle colline del Prosecco. Non sono percorsi da affrontare senza preparazione: occorre verificare tappe, dislivello, bici adatta, treni con trasporto biciclette e strutture aperte lungo il tragitto.
Che cosa può cambiare per residenti e operatori nel 2027
Una citazione di Lonely Planet da sola non risolve i problemi dell’ospitalità e non garantisce nuovi flussi misurabili. Può però influenzare le scelte di chi pianifica con largo anticipo, in particolare sul mercato internazionale. Per questo le informazioni pratiche devono essere chiare e aggiornate: orari effettivi, lingue, accessibilità, prenotazioni, trasporto pubblico, parcheggi, regolamenti e chiusure stagionali. Un sito non aggiornato o un servizio senza prenotazione in un giorno affollato disperde l’interesse molto più rapidamente di quanto lo generi una menzione editoriale.
Per gli operatori la priorità non dovrebbe essere rincorrere la parola «tendenza», ma rendere prenotabile e comprensibile ciò che già esiste: proposte di due o tre notti, collegamenti fra città e territorio, visite in piccoli gruppi, offerte nei periodi laterali, informazioni in più lingue e indicazioni concrete per chi non usa l’auto. Per i residenti, la misura del successo non sarà il numero di post sui social, ma la capacità di tenere insieme reddito, tutela del paesaggio e quotidianità.
Il Veneto è entrato nella lista 2027 per la sua pluralità, non per un singolo monumento. L’occasione migliore è quindi raccontarlo e visitarlo nello stesso modo: più tempo in ciascun luogo, meno tappe forzate, controlli puntuali prima di partire e rispetto per comunità che non sono lo sfondo di una vacanza, ma i luoghi in cui quel paesaggio continua a vivere.