Luciano Ceschia, a Villa de Claricini una grande antologica per il centenario
L’esposizione apre il 30 agosto 2026 a Bottenicco di Moimacco e ripercorre mezzo secolo di opere dello scultore friulano.
MOIMACCO - Villa de Claricini Dornpacher dedica a Luciano Ceschia una grande antologica nel centenario della nascita: la mostra, intitolata “Luciano Ceschia. A scala umana”, inaugura domenica 30 agosto 2026 alle 10.30 a Bottenicco di Moimacco e resterà visitabile fino al 25 ottobre 2026. L’esposizione occupa il parco, la limonaia e la galleria della dimora seicentesca alle porte di Cividale del Friuli, con un percorso che attraversa cinquant’anni di carriera dello scultore friulano.
A firmare la cura è William Cortes Casarrubios. Il progetto nasce in collaborazione con la famiglia Ceschia e con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, dopo il riconoscimento della Fondazione de Claricini Dornpacher come Contenitore culturale creativo. La mostra si inserisce inoltre nel ciclo di esposizioni all’aperto “Sculture in villa”, ideato per il compendio monumentale della Villa e promosso da Alessandro Del Puppo con il coinvolgimento di giovani ricercatori del Dipartimento di Studi Umanistici e del Patrimonio Culturale dell’Università di Udine.
Il percorso espositivo tra parco, galleria e limonaia
L’allestimento è costruito in tre tappe e punta sul rapporto tra la scultura e lo spazio vissuto, uno dei nodi centrali della ricerca di Ceschia.
Nel parco, verticali, dischi e sfere dialogano con il paesaggio e con la villa. Tra le opere esposte figurano Edipo (1968), le grandi verticali degli anni Settanta e Ottanta e due grandi dischi degli anni Settanta. Proprio all’ingresso del percorso nel parco sarà collocato il Disco Rosso (1976), una delle opere più note dell’artista, concesso in prestito dalla società Lignano Pineta e proveniente dal Parco del Mare di Lignano Pineta.
Nella galleria trovano spazio sculture come Icaro, Sfera in apertura e Sviluppo di una sfera, accanto a disegni, progetti e materiali che raccontano il legame tra il lavoro di Ceschia, l’architettura e lo spazio costruito. In mostra anche gli studi per il Monumento alla Resistenza di Cividale del Friuli del 1975 e per altre opere realizzate in regione.
La limonaia ospita invece la sezione più legata alla dimensione drammatica della sua ricerca, con i grandi gessi dei Gong da Hiroshima del 1961 e con Pegaso abbattuto, importante lavoro in legno del 1970. Qui la “scala umana” evocata dal titolo viene letta non solo come proporzione fisica, ma anche come misura della fragilità e della resistenza.
I prestiti e le opere arrivate da Friuli e Lignano
Una parte consistente delle opere proviene dalla famiglia Ceschia, che ha collaborato direttamente alla realizzazione del progetto. Al percorso si aggiungono anche tre sculture monumentali della Braida Copetti di Leproso, nel comune di Premariacco, mentre il prestito del Disco Rosso porta a Moimacco un pezzo simbolico della produzione dell’artista.
Secondo il curatore Cortes Casarrubios, la mostra restituisce alla scultura di Ceschia la dimensione per cui era stata pensata: quella del corpo, del passo e del confronto con la natura nello spazio aperto della villa.
Chi era Luciano Ceschia
Nato a Tarcento nel 1926 e morto a Udine nel 1991, Luciano Ceschia è stato uno dei protagonisti della scultura friulana del secondo Novecento. Dopo le prime esperienze come mosaicista in Jugoslavia tra il 1948 e il 1949 e come decoratore a Ginevra tra il 1951 e il 1952, entrò in contatto diretto con l’arte moderna europea.
Rientrato in Friuli, dal 1953 sviluppò un’intensa produzione ceramica e dal 1960 lavorò alle cosiddette ceramiche greificate. La Grande porta di Hiroshima, esposta nel 1962 alla XXXI Biennale di Venezia, gli valse il Premio del Ministero dell’Industria e del Commercio. Negli anni Sessanta collaborò con architetti come Marcello D’Olivo, Ermes Midena, Gino Valle e Gianni Avon, in un passaggio decisivo verso opere di scala monumentale.
Dal 1961 avviò le serie dei Gong, dei Dischi e degli Scudi in ghisa e metalli fusi, segnando il superamento della figurazione verso il motivo circolare, poi sviluppato anche nello studio della sfera nella pietra. Partecipò alle rassegne internazionali di Forma Viva con opere a Pirano nel 1969 e a Labin nel 1971, fino alla grande Sfera in cemento armato di Maribor del 1973, che anticipò la Sfera per il Palazzo dei Congressi di Grado del 1980.
Nel 1975 realizzò il Monumento alla Resistenza di Cividale del Friuli, opera che l’anno successivo gli valse la cittadinanza onoraria della città. Dalla metà degli anni Settanta sviluppò anche la serie delle verticali, stele-totem in ferro e materiali compositi esposte anche a Vienna nel 1979, e si dedicò all’incisione di medaglie rivolte a fisici come Fermi, Segrè e Marconi e a poeti russi, friulani e americani.
Nel 1984 espose alla Main Hall Gallery di New York. L’ultima mostra a cui partecipò personalmente, dedicata alle sue medaglie, si tenne al Castello di Udine nel luglio 1991; Ceschia morì a Udine il 4 novembre dello stesso anno.