Le malattie genetiche rare e il ruolo centrale della ricerca scientifica

Le malattie genetiche rare rappresentano un’area di crescente attenzione nella medicina contemporanea.Si tratta di patologie causate da alterazioni ereditarie o da mutazioni spontanee del patrimonio g...

08 agosto 2025 08:06
Le malattie genetiche rare e il ruolo centrale della ricerca scientifica -
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Le malattie genetiche rare rappresentano un’area di crescente attenzione nella medicina contemporanea.

Si tratta di patologie causate da alterazioni ereditarie o da mutazioni spontanee del patrimonio genetico, spesso responsabili di quadri clinici gravi, cronici e progressivamente invalidanti. Sebbene ciascuna di queste condizioni abbia una bassa incidenza nella popolazione – meno di 5 casi ogni 10.000 abitanti – il loro impatto complessivo è tutt’altro che trascurabile.

Secondo le rilevazioni più recenti, tra le 6.000 e le 8.000 malattie rare ad oggi identificate, oltre il 70% è di origine genetica. Tali patologie, nella maggior parte dei casi, esordiscono in età pediatrica e coinvolgono uno o più apparati, con manifestazioni spesso multisistemiche. La diagnosi è resa particolarmente complessa dalla loro rarità, dalla variabilità dei sintomi e dalla limitata conoscenza di molte di esse, con tempi medi di identificazione che possono superare diversi anni.

L’assenza di una diagnosi precoce non solo ostacola l’accesso a trattamenti adeguati, ma compromette anche la possibilità di una presa in carico tempestiva e integrata. A ciò si aggiunge il fatto che, per la stragrande maggioranza di queste malattie, non esistono ancora terapie specifiche approvate, con conseguente ricorso a trattamenti sintomatici o sperimentali.

La complessità e la frammentazione che caratterizzano il panorama delle malattie genetiche rare richiedono quindi un approccio sistemico, fondato sulla cooperazione tra ricerca scientifica, istituzioni pubbliche, enti sanitari e società civile.

Malattie genetiche rare: i progressi della ricerca passano per le istituzioni


 In un contesto in cui le patologie coinvolte presentano un’incidenza estremamente bassa e un’eziologia altamente specifica, solo investimenti continui possono garantire il progresso clinico e terapeutico necessario per raggiungere nuovi traguardi.

Ne consegue, che per ottenere risultati concreti è innanzitutto fondamentale il sostegno istituzionale.

In particolare, sarebbe importante garantire:

  • Finanziamenti adeguati e continui per la ricerca sulle malattie rare;
  • Procedure regolatorie flessibili e rapide per favorire l’approvazione di terapie innovative;
  • Reti assistenziali integrate che colleghino centri di riferimento, medicina territoriale e servizi sociali;
  • Formazione specifica del personale sanitario, per evitare ritardi diagnostici e favorire la presa in carico precoce del paziente.

Un ulteriore aspetto importante riguarda il coinvolgimento diretto dei pazienti e delle loro famiglie nei processi decisionali e nella definizione delle priorità della ricerca. La centralità della persona malata non può prescindere da una reale partecipazione alla costruzione delle politiche sanitarie, affinché le risposte offerte siano coerenti con i bisogni vissuti quotidianamente.

In definitiva, affrontare in modo efficace il tema delle malattie genetiche rare significa adottare una visione strategica di lungo periodo, in cui l’innovazione scientifica, l’equità nell’accesso alle cure e la dignità del paziente siano elementi inscindibili di una medesima responsabilità collettiva.

Il contributo della società civile nella ricerca sulle malattie genetiche rare


 In un ambito così delicato e complesso come quello delle malattie genetiche rare, il ruolo della società civile assume un valore imprescindibile. La partecipazione attiva dei cittadini può incidere in maniera concreta sull’avanzamento delle conoscenze e sulla realizzazione di terapie accessibili.

Offrire un sostegno concreto, per esempio scegliendo di devolvere il 5x1000 alla ricerca sulle malattie genetiche rare, informarsi, promuovere consapevolezza e combattere lo stigma sociale sono tutte azioni che contribuiscono a costruire una cultura della cura e della responsabilità condivisa.

È attraverso queste forme di coinvolgimento che si crea un contesto favorevole all’innovazione scientifica e all’equità nell’accesso alle cure.

Le nuove speranze della ricerca


Sostenere la ricerca scientifica sulle malattie genetiche rare è importante per continuare a registrare progressi in un ambito così delicato e complesso.

Negli ultimi anni, si sta registrando un vero e proprio cambio di paradigma grazie allo sviluppo di terapie avanzate, che stanno aprendo prospettive impensabili fino a pochi anni fa.

Attualmente, tre sono le principali direttrici lungo cui si sviluppano le nuove strategie di trattamento, a partire dalla terapia genica, che si basa sull’introduzione di una versione corretta del gene mutato direttamente nelle cellule del paziente. Questo processo può avvenire in vivo (all’interno dell’organismo) o ex vivo (al di fuori del corpo, con successiva reinfusione delle cellule corrette). I vettori virali – come i lentivirus o gli adeno-associati (AAV) – vengono utilizzati per veicolare l’informazione genetica all’interno del nucleo cellulare, ripristinando così la funzione del gene difettoso.

C’è poi l’editing genetico, sviluppato e perfezionato grazie alla tecnologia CRISPR-Cas9, che consente interventi ancora più precisi: anziché inserire un nuovo gene, è possibile modificare direttamente il DNA esistente, correggendo mutazioni puntuali con estrema accuratezza.

Questo approccio, ancora in fase di sperimentazione clinica per molte patologie, ha già dimostrato risultati promettenti nel trattamento della talassemia, della fibrosi cistica, della distrofia muscolare di Duchenne, nonché di alcune forme di emofilia e di malattie neurodegenerative come il morbo di Parkinson.

Un ulteriore fronte innovativo è rappresentato dalla terapia cellulare, che mira a sostituire o rigenerare i tessuti danneggiati mediante l’impiego di cellule staminali. Queste possono agire direttamente integrandosi nei tessuti compromessi, oppure stimolando i processi riparativi attraverso il rilascio di specifiche molecole bioattive.

I traguardi raggiunti


 Le terapie avanzate hanno permesso alla ricerca scientifica di raggiungere già diversi importanti traguardi nel campo delle malattie genetiche rare.

In prima linea in questo percorso vi è Fondazione Telethon, che, dal 1990, finanzia e promuove progetti di ricerca scientifica con l’obiettivo di favorire la diagnosi e offrire soluzioni terapeutiche ai pazienti affetti da malattie genetiche rare.

Ad oggi, la Fondazione ha sostenuto oltre 3.000 progetti relativi a 661 patologie rare diverse, alcuni dei quali hanno portato allo sviluppo di trattamenti innovativi che hanno superato la fase sperimentale, fino a divenire terapie clinicamente approvate e disponibili.

Uno dei traguardi più significativi degli ultimi anni riguarda l’ADA-SCID, una rara e gravissima immunodeficienza congenita che compromette lo sviluppo del sistema immunitario nei bambini. La terapia genica, sviluppata presso l’Istituto San Raffaele-Telethon di Milano (SR-TIGET), è stata approvata in Europa nel 2016. Nel 2023, Fondazione Telethon è divenuta la prima organizzazione non profit al mondo a farsi carico anche della produzione e distribuzione del farmaco, garantendone l’accessibilità ai pazienti.

Un altro caso emblematico è quello della leucodistrofia metacromatica, malattia neurodegenerativa pediatrica che porta rapidamente alla perdita delle funzioni cognitive e motorie. La terapia genica sviluppata grazie ai finanziamenti della Fondazione è stata approvata in Europa nel 2020 e, nel 2024, ha ottenuto anche l’autorizzazione negli Stati Uniti, rappresentando una svolta nel trattamento di questa patologia finora priva di opzioni terapeutiche.

Attualmente è in fase avanzata anche la procedura di autorizzazione per la terapia genica relativa alla sindrome di Wiskott-Aldrich, un’immunodeficienza ereditaria che causa sin dall’infanzia infezioni ricorrenti, emorragie, eczemi e un’elevata predisposizione a malattie autoimmuni e oncologiche. La richiesta di immissione in commercio è stata presentata sia all’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) che alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense.

Le malattie genetiche rare senza diagnosi


Tra le molteplici criticità che affliggono il mondo delle malattie genetiche rare, una delle più drammatiche è rappresentata dalla condizione di quei pazienti che non ricevono mai una diagnosi certa.

Nonostante la presenza di sintomi spesso debilitanti e persistenti, questi individui restano per anni – e in alcuni casi per l’intera vita – privi di una definizione clinica chiara, privati dunque della possibilità di intraprendere un percorso terapeutico mirato o anche solo di comprendere la natura della propria condizione.

Attualmente, circa il 6% dei pazienti con sospetta malattia rara non ottiene mai una diagnosi definitiva. Si tratta di una percentuale tutt’altro che marginale, che riflette le difficoltà ancora presenti nella medicina di precisione, la frammentarietà dei percorsi diagnostici e, in molti casi, l’assenza di tecnologie e competenze specialistiche accessibili su tutto il territorio.

La mancata diagnosi comporta conseguenze significative: dal punto di vista clinico, impedisce l’avvio di trattamenti specifici; sul piano sociale, genera frustrazione, isolamento e senso di abbandono; sotto il profilo amministrativo, rende spesso più complesso accedere ai servizi e alle agevolazioni previste per le patologie rare. A ciò si aggiunge il peso psicologico per le famiglie, che restano prive di riferimenti chiari e di una spiegazione per la sofferenza del proprio caro.

Negli ultimi anni, tuttavia, l’impiego delle tecniche di sequenziamento genomico avanzato ha aperto nuove prospettive anche per questi casi. Analizzando il DNA in modo approfondito e sistematico, è oggi possibile identificare nuove mutazioni genetiche potenzialmente responsabili di condizioni finora sconosciute, contribuendo così all’ampliamento delle conoscenze mediche e alla definizione di nuove entità nosologiche. Affrontare la questione delle malattie senza diagnosi significa riconoscere il diritto alla conoscenza e alla cura per ogni individuo, anche nei casi più rari, complessi o ancora misteriosi. Solo un impegno coordinato tra istituzioni, comunità scientifica e sistema sanitario può colmare questo vuoto e restituire visibilità a chi oggi resta a

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