Manifattura veneta, nel secondo trimestre 2026 produzione in crescita del 3,3%

L’indagine di Unioncamere del Veneto su 2.200 imprese segnala tenuta e ordini in aumento, ma restano forti differenze tra i settori.

06 agosto 2026 13:40
Manifattura veneta, nel secondo trimestre 2026 produzione in crescita del 3,3% -
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PADOVA - La manifattura veneta chiude il secondo trimestre 2026 con indicatori in miglioramento, ma senza quel salto di passo che il sistema produttivo attende. Tra aprile e giugno la produzione industriale regionale è cresciuta del 3,3% su base annua e dell’1,2% sul trimestre precedente al netto della stagionalità, mentre ordini e fatturato hanno mantenuto un andamento positivo.

A dirlo è VenetoCongiuntura, l’indagine di Unioncamere del Veneto sull’industria manifatturiera, costruita su un campione di circa 2.200 imprese con almeno 10 addetti, per un totale di oltre 99mila lavoratori coinvolti.

Il dato che emerge con più chiarezza è una tenuta diffusa in un quadro internazionale ancora instabile. La crescita, però, non è omogenea: a trainare sono soprattutto i comparti a maggiore intensità tecnologica, mentre diversi settori tradizionali, rilevanti per l’economia regionale, restano sostanzialmente fermi.

Produzione, ordini e fatturato nel secondo trimestre

Nel periodo aprile-giugno 2026 il grado di utilizzo degli impianti ha raggiunto circa il 72%, in recupero rispetto al primo trimestre dell’anno. Anche il portafoglio ordini mostra un’evoluzione favorevole, sia sul mercato estero sia su quello interno.

Le commesse dall’estero segnano un +3,0%, quelle italiane un +2,4%. In crescita anche il fatturato, che su base annua registra un +2,7%.

Secondo Unioncamere del Veneto, il quadro è quello di un sistema industriale capace di adattarsi a uno scenario segnato da conflitti politici, commerciali e militari, ma ancora privo di una crescita pienamente consolidata.

Le attese delle imprese per l’estate 2026

Per il trimestre estivo, tra luglio e settembre 2026, le aspettative degli imprenditori restano allineate a quelle rilevate nello stesso periodo dell’anno precedente, indicando una sostanziale stabilità del clima di fiducia nel breve termine.

Nello scenario delineato dall’indagine, sia la produzione sia il fatturato dovrebbero aumentare dell’1,7%, mentre gli ordini interni sono attesi in crescita dell’1,2%. Le commesse estere, invece, vengono stimate sostanzialmente stabili, con un +0,2%.

I settori che tengono e i nodi aperti

Nel commentare i dati, il presidente di Unioncamere del Veneto e della Camera di Commercio di Padova Antonio Santocono indica alcuni segnali favorevoli, a partire dagli investimenti in macchinari e tecnologie e dalla ripresa dell’automotive, sostenuta dall’aumento delle immatricolazioni, in particolare di veicoli elettrici e ibridi.

Per Santocono, però, la resilienza delle imprese non basta da sola: il sistema produttivo veneto e padovano mostra capacità di resistenza, ma manca ancora una crescita solida e duratura. Da qui la richiesta di investimenti per agganciare la transizione tecnologica legata all’intelligenza artificiale, aumentare la produttività e alleggerire il peso di fisco e burocrazia.

Tra i temi indicati come decisivi ci sono anche la riqualificazione del capitale umano, la necessità di contrastare gli effetti del calo demografico e dell’invecchiamento della forza lavoro, la semplificazione degli iter amministrativi e il sostegno all’internazionalizzazione verso nuovi mercati.

Lo scenario internazionale e italiano

Il contesto in cui si muovono le imprese resta complesso. Secondo le stime richiamate nell’indagine, l’economia mondiale crescerà del 3,0% nel 2026 e del 3,4% nel 2027. A incidere sono soprattutto due fattori: il graduale allentamento delle tensioni commerciali, che ha ridotto l’effetto dei dazi statunitensi, e la forte spinta degli investimenti nell’intelligenza artificiale, particolarmente negli Stati Uniti e nei Paesi asiatici produttori di tecnologie.

Sul fronte energetico, le tensioni nell’area dello Stretto di Hormuz hanno provocato un rialzo temporaneo di petrolio e gas, poi rientrato, con effetti comunque contenuti sull’inflazione. Nell’Area euro, invece, la crescita resta debole: +0,6% nel 2026, con una Spagna più dinamica e una ripresa ancora fragile per Germania e Francia.

In questo quadro, anche l’economia italiana prosegue su un sentiero di crescita moderata. Il bilancio di metà anno, secondo Unioncamere del Veneto, restituisce quindi l’immagine di un’industria regionale in tenuta, forte del proprio know how e di un portafoglio prodotti solido, ma chiamata nei prossimi anni a confrontarsi con nuovi riassetti degli equilibri internazionali e con la sfida della transizione tecnologica oltre la fase di spinta legata a PNRR e Transizione 4.0 e 5.0.

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