Maternità, Capozzi a Udine: più sostegno dopo il parto e ostetriche nelle Case della Comunità
La consigliera regionale M5S è intervenuta a Udine durante un incontro dell’Ordine delle Ostetriche di Udine e Pordenone.
UDINE - Il nodo, secondo Rosaria Capozzi, è quello che arriva dopo la nascita: il sostegno alle donne nel periodo successivo al parto, il supporto psicologico e una rete territoriale che non lasci sole le madri. La consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle è intervenuta nella sala convegni della Casa della Contadinanza, a Udine, durante un incontro pubblico promosso dall’Ordine delle Ostetriche di Udine e Pordenone.
Al centro del suo intervento, la richiesta di rafforzare i servizi legati alla maternità e di valorizzare il ruolo delle ostetriche, indicate come figure chiave non solo sul piano sanitario ma anche sociale. Capozzi ha sostenuto che il percorso della maternità non si esaurisce con il parto e che proprio dopo la nascita, per molte donne, inizia una fase nuova e complessa, segnata in alcuni casi da solitudine, precarietà e assenza di riferimenti adeguati.
Il tema del sostegno dopo il parto
Secondo la consigliera regionale, non basta chiedere un aumento delle nascite se poi restano insufficienti i servizi di accompagnamento alla maternità. Nel suo intervento ha parlato della necessità di garantire più supporto psicologico durante la gravidanza e nel periodo successivo al parto, sottolineando che la maternità non può essere considerata una responsabilità privata da scaricare soltanto sulle donne o sulle singole famiglie.
Capozzi ha definito la maternità una questione sociale e politica, invitando a superare una lettura che la riduce a fatto individuale. In occasione della Settimana dell’Allattamento, ha osservato che questo passaggio della vita può portare con sé emozioni, paure, insicurezze e fragilità che, a suo avviso, non possono essere ignorate dalla politica e dai servizi.
L'incontro alla Casa della Contadinanza
L’appuntamento udinese si è tenuto nella sala convegni della Casa della Contadinanza ed è stato moderato da Patrizia Milia, presidente dell’Ordine delle Ostetriche di Ud e Pn. All’incontro ha partecipato anche Verena Schmid, scrittrice e ostetrica, autrice del volume “Nel giardino segreto”, che ha portato una testimonianza nel corso dei lavori.
Capozzi, già intervenuta nei giorni scorsi dopo il Fvg Pride di Udine, ha richiamato anche il peso degli stereotipi che ancora accompagnano la gravidanza e il rientro alla vita lavorativa. Nel suo ragionamento, la donna viene spesso descritta come chiamata a lavorare fino all’ultimo, affrontare il parto e tornare rapidamente all’occupazione e alla normalità, senza che venga riconosciuta la complessità reale di quel periodo.
Ostetriche e rete territoriale
Nel merito delle proposte, la consigliera ha indicato come prioritario il rafforzamento della presenza delle ostetriche nelle Case della Comunità, considerate un presidio vicino alle donne, alle famiglie e ai nuovi genitori. L’obiettivo, nelle sue parole, è trasformare questa presenza in una parte concreta della rete territoriale.
Capozzi ha inoltre collegato il tema della maternità a quello della denatalità, sostenendo che il problema non possa essere affrontato con richiami generici ad avere più figli. Per rendere libera e sostenibile la scelta di diventare madre, ha spiegato, servono servizi, lavoro, welfare, sostegno alla genitorialità e una sanità territoriale capace di accompagnare la donna nel tempo.
Nel corso dell’intervento ha insistito anche sulle differenze tra le situazioni personali: ci sono donne che vivono la gravidanza con serenità e altre che attraversano momenti di forte fragilità; donne che possono contare su una rete familiare e altre che invece affrontano tutto da sole; donne che hanno strumenti economici e sociali per chiedere aiuto e altre che ne sono prive. È in questo quadro che ha richiamato la necessità di una rete di sostegno più solida e accessibile.