Morto a 23 anni sul lavoro, la madre a Nordest24: «chiediamo giustizia» | VIDEO

Su Nordest24 il caso di Mattia Battistetti, morto sul lavoro a 23 anni: la madre Monica racconta dolore e richiesta di giustizia.

28 aprile 2026 11:45
Morto a 23 anni sul lavoro, la madre a Nordest24: «chiediamo giustizia» | VIDEO -
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Lunedì 27 aprile 2026, alle 20.30, Nordest24 ha trasmesso una nuova puntata di approfondimento condotta da Patrick Ganzini, dedicata alla storia di Mattia Battistetti, il giovane operaio morto sul lavoro a soli 23 anni in un cantiere di Montebelluna.

Una vicenda drammatica, diventata negli anni simbolo della battaglia per la sicurezza nei luoghi di lavoro, raccontata attraverso la testimonianza della madre Monica, ospite della trasmissione.

Mattia Battistetti ha perso la vita il 29 aprile 2021. Si trovava in un cantiere quando un bancale di circa 15 quintali si è staccato da una gru, travolgendolo alle spalle e uccidendolo.

Una morte improvvisa, violentissima, che ha sconvolto la famiglia, i colleghi, la comunità di Montebelluna e il mondo del lavoro. Mattia aveva appena 23 anni e stava svolgendo la sua attività quotidiana, in un lavoro che amava profondamente.

Durante la puntata è stato affrontato anche il recente esito del processo di primo grado. In aula erano presenti sei imputati. Tre sono stati condannati a un anno e sei mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, mentre altri tre sono stati assolti.

La madre Monica ha raccontato il dolore provato dopo la lettura della sentenza, definendola un colpo durissimo per tutta la famiglia e per le tante persone presenti in aula.

Monica ha spiegato di non poter condividere né accettare quella decisione. Ha parlato di rabbia, delusione e amarezza, soprattutto davanti alle assoluzioni.

Secondo la famiglia, Mattia non sarebbe morto per una fatalità, ma per una serie di mancanze legate alla sicurezza del cantiere e alla manutenzione dei mezzi.

Il processo è iniziato nel gennaio 2023 e la famiglia ha seguito ogni udienza. Monica ha raccontato di essere entrata per la prima volta in un tribunale proprio per il procedimento sulla morte del figlio.

Insieme a lei, a ogni appuntamento, erano presenti il marito, la figlia e i nonni di Mattia. Un percorso doloroso, fatto di 23 udienze, vissute tra attesa, sofferenza e speranza.

Accanto alla famiglia Battistetti non sono mancati colleghi, sindacati, lavoratori e cittadini arrivati anche da altre città italiane. Durante le udienze, dentro e fuori dal tribunale, la presenza popolare è stata costante.

Per Monica questo sostegno è stato fondamentale: senza quella vicinanza, ha spiegato, sarebbe stato impossibile portare avanti una battaglia tanto pesante.

La famiglia ha già annunciato la volontà di proseguire con il ricorso in appello. Prima sarà necessario attendere le motivazioni della sentenza, previste entro il 16 giugno 2026.

Monica ha ribadito che la famiglia non intende fermarsi e continuerà a chiedere verità, dignità e giustizia per Mattia.

Il caso di Mattia ha attirato l’attenzione anche delle massime istituzioni. La madre ha ricordato la telefonata ricevuta dal presidente Sergio Mattarella, un gesto vissuto come un grande onore.

Nei giorni precedenti alla sentenza, la famiglia ha ricevuto anche una lettera da Papa Leone, con parole di vicinanza e incoraggiamento a continuare nella richiesta di giustizia.

Nel corso dell’intervista, Monica ha raccontato chi era suo figlio. Mattia amava lavorare all’aperto, non voleva una vita chiusa in ufficio. Aveva studiato al liceo scientifico, poi aveva scelto la strada del lavoro manuale.

Montava ponteggi, si alzava presto, affrontava giornate lunghe e faticose, ma non si lamentava mai. Per lui quel mestiere era una scelta, una passione, un modo di sentirsi libero.

La madre ha ripercorso anche quella mattina del 29 aprile 2021. Era a casa quando sentì partire un’ambulanza. Poco dopo arrivò la telefonata: doveva correre in cantiere, era successo qualcosa di grave.

Lì, davanti ai soccorritori, ai vigili del fuoco e alle forze dell’ordine, arrivò la notizia più devastante per una madre: Mattia non c’era più.

Secondo la famiglia, quella morte poteva essere evitata. Monica ha parlato di controlli, manutenzione, dispositivi e aree di cantiere che avrebbero dovuto garantire maggiore sicurezza.

La madre ha sottolineato che non si tratta, per loro, di una disgrazia imprevedibile, ma di una morte sul lavoro che chiama in causa responsabilità precise.

Mattia era un ragazzo solare, altruista e generoso. Amava stare con gli altri, non faceva distinzioni, rispettava tutti. Aveva la passione per le moto da cross, per i motori e per le auto.

Era anche volontario della Croce Bianca di Montebelluna, dove aveva seguito i corsi di soccorso. Dopo la sua morte, l’associazione gli ha conferito una medaglia d’oro e gli ha dedicato un’aula studio.

Anche dopo la morte, Mattia ha lasciato un segno di altruismo. La famiglia ha scelto la donazione degli organi e dei tessuti, permettendo di recuperare cornee, tessuti e tendini.

Un gesto che racconta ancora una volta il valore umano di un ragazzo ricordato da tutti per la sua disponibilità e bontà.

Monica ha parlato del dolore quotidiano della famiglia, rappresentato dalla sedia vuota a tavola. Un’assenza che si fa ancora più forte durante le feste, i compleanni e le ricorrenze.

Accanto al nome di Mattia compare spesso una farfalla bianca, diventata simbolo della sua presenza. Per la famiglia, quella farfalla è un segno, un modo per sentirlo ancora vicino.

Il 29 dicembre 2021 la famiglia ha fondato un’associazione ODV dedicata a Mattia. L’obiettivo è mantenere vivo il suo ricordo e portare il tema della sicurezza nelle scuole, nelle fabbriche, nei cantieri e negli ambienti di lavoro.

Una battaglia nata dal dolore, ma trasformata in impegno civile per evitare che altre famiglie debbano vivere la stessa tragedia.

Nel finale della puntata, Monica ha lanciato un appello forte alle istituzioni: servono più controlli, sanzioni più incisive, formazione adeguata e maggiore attenzione giudiziaria ai casi di morte sul lavoro.

Tra le richieste, anche l’introduzione del reato di omicidio sul lavoro e una procura specializzata in materia di sicurezza.

Con la conduzione di Patrick Ganzini, Nordest24 ha dato spazio a una storia che continua a interrogare il Paese. La morte di Mattia Battistetti non è solo una vicenda giudiziaria, ma un richiamo alla responsabilità collettiva.

Chi esce di casa per andare a lavorare deve poter tornare dalla propria famiglia. È questo il messaggio più forte emerso dalla puntata: la sicurezza non può essere un dettaglio, ma deve essere una priorità assoluta.

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