Metalmeccanica veneta, oltre 80 crisi aziendali e 9mila lavoratori coinvolti

La mappatura Fiom Cgil Veneto segnala difficoltà diffuse tra automotive, siderurgia e componentistica, ma anche contratti con aumenti.

31 luglio 2026 10:53
Metalmeccanica veneta, oltre 80 crisi aziendali e 9mila lavoratori coinvolti -
Condividi

VENEZIA - Nella metalmeccanica veneta convivono due scenari opposti: da una parte oltre 80 situazioni aziendali di crisi o difficoltà, dall’altra quasi 90 accordi sindacali aziendali che hanno portato aumenti salariali, welfare e nuove tutele. È la fotografia tracciata dalla Fiom Cgil Veneto, che stima in più di 9.000 lavoratrici e lavoratori le persone coinvolte nelle vertenze aperte.

Il quadro, secondo il sindacato, non descrive una crisi uniforme ma un’industria regionale "a due velocità", con comparti colpiti dal calo degli ordini e altri che continuano a registrare risultati positivi, investimenti e redditività. Per i lavoratori e per i territori il dato più immediato è questo: le difficoltà riguardano filiere centrali dell’industria veneta, mentre in altre realtà prosegue la contrattazione su premio di risultato, diritti e organizzazione del lavoro.

Metalmeccanica veneta, oltre 80 crisi aziendali e 9mila lavoratori coinvolti

Le aziende in difficoltà e i settori più esposti

La situazione considerata più rilevante su scala regionale è quella di Electrolux, per peso occupazionale e per l’impatto che il gruppo e la sua filiera hanno nel sistema industriale veneto e nazionale. Ma la mappa delle criticità è più ampia e tocca automotive, siderurgia, componentistica, macchinari, termomeccanica e altri segmenti della metalmeccanica.

Tra i casi indicati dalla Fiom ci sono AGCO nel Vicentino, FDF nel Veronese, Agritalia a Rovigo, Speedline nel Veneziano, Inglass nel Trevigiano, Hydro a Feltre e Aluminium Die Casting a Padova. In queste realtà, come in altre presenti nella mappatura, i dipendenti stanno affrontando il ricorso agli ammortizzatori sociali.

Per il segretario generale della Fiom Veneto Antonio Silvestri, dietro l’attuale fase pesano non solo motivi congiunturali ma anche problemi strutturali: frammentazione delle filiere produttive, dimensione ridotta delle imprese, investimenti insufficienti in ricerca e innovazione, dipendenza da decisioni prese da multinazionali con centri decisionali altrove e costo dell’energia. A questo, aggiunge il sindacato, si somma l’assenza di una politica industriale nazionale capace di individuare e accompagnare le produzioni strategiche.

Il nodo termoidraulica e il caso Riello-Ariston

Nel quadro delle operazioni considerate positive, la Fiom cita l’acquisizione di Riello da parte di Ariston, letta come una delle poche mosse recenti con una visione industriale di medio-lungo periodo.

Silvestri richiama anche l’apertura di un tavolo ministeriale sulla termoidraulica, ritenuto decisivo per evitare, secondo la Fiom, la vendita a soggetti speculativi e per lasciare spazio alla costruzione di un’alternativa industriale. Il sindacato sottolinea come negli ultimi anni diverse aziende metalmeccaniche venete siano finite nelle mani di fondi finanziari, con effetti che ritiene spesso problematici per tenuta produttiva e occupazionale.

Metalmeccanica veneta, oltre 80 crisi aziendali e 9mila lavoratori coinvolti

Quasi 90 accordi aziendali tra premi e nuovi diritti

Accanto alle crisi, la mappatura segnala però anche un fronte di contrattazione molto attivo. La Fiom Veneto parla di quasi 90 accordi aziendali sottoscritti, molti dei quali con aumenti salariali significativi e con interventi che non si limitano alla parte economica.

Secondo il sindacato, la contrattazione sta incidendo anche sulla qualità del lavoro e della vita, con misure che riguardano permessi aggiuntivi, sostegno alla genitorialità, miglioramenti sui congedi parentali, flessibilità degli orari, borse di studio, formazione, previdenza complementare, indennità per il lavoro notturno e la reperibilità, oltre a strumenti di conciliazione tra tempi di vita e lavoro.

Tra gli esempi riportati c’è Parker, dove il premio può arrivare fino al 10% della Ral e l’intesa comprende anche welfare e altri istituti normativi. All’Irsap sono previsti premio di risultato, welfare, misure sulle indennità e interventi legati alla genitorialità. Alla Cebi Motors l’accordo ha introdotto una limitazione dell’uso dello staff leasing, un giorno in più al mese per patologie di genere e 8 ore di permesso per gestire l’inserimento dei figli a scuola.

Sempre sul versante del welfare aziendale, Aquatech ha previsto 500 euro per la nascita di una figlia o di un figlio, mentre in Salvagnini viene indicizzato all’inflazione anche il trattamento di trasferta. Sono intese che si inseriscono nel solco di accordi già visti anche in altre realtà produttive del Veneto, come nel caso di premio di risultato e welfare negoziato a livello aziendale.

La richiesta: politiche industriali e investimenti

Il messaggio che la Fiom affida ai numeri è che le crisi industriali, pur estese, non devono tradursi in una compressione di salari e diritti. Per il sindacato, la differenza la fanno imprese che investono, innovano e costruiscono relazioni industriali più stabili, non quelle che puntano solo a ridurre il costo del lavoro.

Metalmeccanica veneta, oltre 80 crisi aziendali e 9mila lavoratori coinvolti

La richiesta finale è quindi rivolta sia al livello nazionale sia a quello regionale: servono politiche industriali mirate, investimenti pubblici e privati, energia a costi competitivi, ricerca, innovazione e un rafforzamento delle filiere produttive. Nella lettura della Fiom, la partita si gioca su due piani paralleli: difesa dell’occupazione nelle aziende in difficoltà e prosecuzione della contrattazione per redistribuire ricchezza, salario e diritti nelle imprese che continuano a produrre risultati.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail