Moraro, scuola dell’infanzia a rischio chiusura: petizione dei genitori in Regione
Consegnata a Trieste una petizione per salvare il plesso: otto bambini iscritti, sul tavolo anche l’ipotesi nido
TRIESTE - La scuola dell’infanzia di Moraro, nel Goriziano, rischia di chiudere nonostante per il prossimo anno scolastico risultino otto bambini iscritti in tre classi. Per chiedere che il plesso venga mantenuto aperto, una delegazione di genitori ha consegnato in Consiglio regionale una petizione al presidente dell’assemblea del Friuli Venezia Giulia, Mauro Bordin.
La mobilitazione parte da un dato concreto che le famiglie considerano decisivo: la scuola non è soltanto un servizio educativo, ma uno dei presìdi centrali del paese. Nella struttura trovano posto anche biblioteca e palestra, mentre l’attività quotidiana dell’infanzia si svolge dalle 7.30 alle 17 con cucina interna per la preparazione dei pasti.
Secondo quanto riferito dai promotori della petizione, alle famiglie è stata comunicata la chiusura del servizio per il prossimo anno. I genitori hanno spiegato che nel plesso i bambini seguono anche attività di friulano, inglese, musica e disegno e che l’eventuale stop avrebbe effetti che andrebbero oltre l’aspetto scolastico, toccando l’organizzazione familiare e la vita della comunità locale.
All’incontro erano presenti anche i consiglieri regionali Diego Bernardis, Diego Moretti, Laura Fasiolo e Serena Pellegrino.
La richiesta delle famiglie e il passaggio in Commissione
Bordin ha definito la vicenda “molto complessa” e ha annunciato che la petizione sarà trasmessa alla VI Commissione consiliare per gli approfondimenti del caso.
Il presidente del Consiglio regionale ha precisato di non conoscere nel dettaglio la situazione specifica di Moraro, ma ha richiamato il quadro più ampio del dimensionamento scolastico. Un tema che, ha osservato, deve tenere insieme più elementi: identità locali, prossimità dei servizi, qualità della didattica e soprattutto interesse dei bambini, anche sul piano della socialità e della crescita in condizioni adeguate.
Il passaggio in Commissione rappresenta quindi il prossimo snodo formale della vicenda, mentre sul territorio resta aperto il confronto tra istituzioni e scuola per verificare se esistano soluzioni praticabili.
L’ipotesi alternativa: conversione del plesso in asilo nido
Tra le possibilità citate durante l’incontro c’è anche quella di convertire la struttura in un nido. A parlarne è stato il consigliere Diego Bernardis, che ha spiegato di essersi attivato non appena venuto a conoscenza della situazione.
Bernardis ha riferito di avere contattato l’assessore regionale competente, Alessia Rosolen, la quale avrebbe promosso un tavolo di confronto con il sindaco di Moraro e con l’Ufficio scolastico. Proprio l’assessore, ha aggiunto il consigliere, avrebbe indicato la possibilità di trasformare il plesso in nido, tenendo conto sia della carenza di posti in questo segmento sia dell’idoneità della struttura.
Lo stesso Bernardis ha spiegato che anche nella mattinata di oggi gli è stato confermato che sono ancora in corso verifiche per capire se ci siano margini per arrivare a una soluzione.
Il nodo organizzativo tra scuola e Comuni
Nel confronto è intervenuto anche Diego Moretti, che ha richiamato la necessità di programmare il futuro del plesso e di valorizzare gli investimenti effettuati negli ultimi anni.
Laura Fasiolo ha invece posto l’accento su un altro aspetto: prima ancora degli accordi tra Comuni, ha osservato, servono intese tra i dirigenti scolastici, perché sono loro a poter individuare i meccanismi organizzativi più efficaci.
Da questo punto di vista, il caso Moraro si inserisce in una questione più larga che riguarda i piccoli centri, dove la tenuta dei servizi scolastici incide direttamente sulla possibilità di mantenere vive le comunità. Per i genitori che hanno firmato la petizione, il punto resta immediato: evitare la chiusura della scuola dell’infanzia e capire in tempi rapidi quale sarà il destino del plesso per il prossimo anno scolastico.