Mozione di Edy Morandini per chiedere il test sierologico sul sangue donato
Un test sierologico, alla ricerca del Covid nelle donazioni di sangue, con un doppio fine, tenerne monitorata la qualità e allo stesso tempo incentivare tale pratica, permettendo a chi dona il sangue...
Un test sierologico, alla ricerca del Covid nelle donazioni di sangue, con un doppio fine, tenerne monitorata la qualità e allo stesso tempo incentivare tale pratica, permettendo a chi dona il sangue di sapere se nei mesi precedenti e magari senza rendersene conto perché asintomatico, ha contratto il Covid.
La proposta è del consigliere regionale Edy Morandini (Progetto Fvg) e sarà contenuta in una mozione che il consigliere, con l’appoggio dei suoi colleghi di gruppo, Mauro Di Bert e Giuseppe Sibau e dei rappresentanti degli altri gruppi della maggioranza consiliare, intende presentare a inizio settimana; un documento per impegnare la giunta regionale ad attivarsi per verificare la possibilità di proporre questo tipo di esame, da eseguire sulle sacche di sangue donato, concordata con il vice governatore e assessore alla salute, Riccardo Riccardi.
«I dati forniti dalle strutture sanitarie sono particolarmente allarmanti – segnala il consigliere Morandini – tra il 2019 e il 2020 si registra un calo superiore all’8% nelle donazioni di sangue eseguite nella nostra regione. Purtroppo nel 2020 il Covid ha tenuto lontani i tanti donatori dai centri trasfusionali e per evitare che nel 2021 il fenomeno continui dobbiamo correre ai ripari».
Da qui la proposta di Morandini di effettuare un test sierologico al sangue dei donatori, «in questo modo – spiega il consigliere di Progetto Fvg – non solo si avrà un ulteriore monitoraggio, ma si potrebbe incentivare la ripresa del dono in quanti vedrebbero nella somministrazione del test la possibilità di controllare la presenza degli anticorpi al virus, come conseguenza a un contagio avvenuto nei mesi precedenti, e quindi, il dosaggio di anticorpi potrebbe dare indicazioni per l’eventuale vaccinazione, da fare il prima possibile in caso di assenza, o in modo programmato in caso di presenza quantitativamente rilevante ».
Inoltre, se presenti anticorpi post infezione, il plasma può essere utilizzato come terapia per le forme non responsive ai protocolli farmacologici di prima linea.«Fortunatamente – conclude Morandini - il Friuli Venezia Giulia si conferma ai primi posti a livello nazionali per quantità di sangue e plasma donati e questo sicuramente lo si deve alla grande opere che da sempre le associazioni di volontariato svolgono sul territorio a favore di una diffusione della cultura del dono. Ma le paure e i timori ingenerati dalla pandemia rischiano di vanificare tutto questo prezioso lavoro».