Nina, la pioggia non ferma la protesta: in 300 in piazza a chiedere giustizia per la cagnolina | FOTO

In prima fila anche l’onorevole Walter Rizzetto: «Vicenda indegna e ingiusta»

07 febbraio 2026 15:50
Nina, la pioggia non ferma la protesta: in 300 in piazza a chiedere giustizia per la cagnolina | FOTO -
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La pioggia non ha fermato la folla di cittadini che si è radunata stamani a Gorizia per chiedere giustizia per Nina, la cagnolina al centro di una complessa vicenda giudiziaria. Circa trecento persone hanno partecipato alla manifestazione silenziosa che ha attraversato Corso Verdi e via Oberdan, concludendosi in Piazza Vittoria.

Nina era stata sequestrata a fine luglio e affidata a una giovane coppia della provincia isontina, già individuata come affidataria dopo un precedente sequestro per presunti maltrattamenti da parte dei primi detentori. Nei giorni scorsi, tuttavia, il cane è stato restituito ai precedenti proprietari, una scelta che ha suscitato sgomento e indignazione oltre i confini regionali.

Numerose le associazioni che hanno aderito all’iniziativa e sono intervenute nel corso della manifestazione. Sheyla Canadzich, presidente dell’associazione Amore Animale Odv – realtà che gestisce, insieme a La Cuccia Odv, il canile cittadino di Gorizia – ha chiesto «che sia rispettata la legge e che vengano applicate le norme regionali che vietano la detenzione di animali a chi ne abbia perso la custodia per maltrattamento». Secondo Canadzich, «il cane deve tornare a chi lo ha accolto e curato», sottolineando che «le perizie veterinarie attestano traumi fisici e psicologici e il successivo miglioramento dell’animale durante il periodo di affido». È stato inoltre ricordato che, insieme a Nina, erano stati sequestrati anche due bulldog francesi, anch’essi in condizioni di presunto maltrattamento, uno dei quali è poi deceduto.

Sulla stessa linea Laura Citron, referente di LEIDAA Udine, che ha evidenziato la necessità di «tutela e chiarezza di fronte a una decisione che ha profondamente colpito da un punto di vista umano». «Dobbiamo poter avere fiducia nel sistema giudiziario – ha aggiunto –. Ci siamo battuti per una legge che inasprisse le pene contro i maltrattamenti, ma la legge da sola non basta: deve essere applicata in modo responsabile».

Dal punto di vista legale, l’avvocato Alessandra Marchi ha spiegato che a supporto delle richieste vi sarebbero perizie veterinarie che attestano le condizioni fisiche e psicologiche dell’animale al momento del sequestro e il miglioramento riscontrato durante il periodo di affido. Le conseguenze della detenzione non idonea degli animali sarebbero state inoltre certificate dai veterinari dell’azienda sanitaria. È stato ricordato, infine, che il microchip rappresenta un elemento rilevante ai fini dell’attribuzione della proprietà e che quello di Nina non riporterebbe il nome dei precedenti detentori, ma quello della coppia a cui l’animale era stato successivamente affidato.

A testimonianza del rilievo assunto dalla vicenda, alla manifestazione erano presenti il vicesindaco di Gorizia Chiara Gatta, la consigliera Marilena Bernobich, il questore Luigi Di Ruscio e il deputato Walter Rizzetto.

Particolarmente significativo l’intervento di quest’ultimo, che ha voluto presenziare «al di là delle bandiere politiche, ma come cittadino che vuole esprimere il proprio sconcerto davanti a una vicenda che ritengo indegna e ingiusta». Rizzetto ha ribadito di aver presentato una seconda interrogazione alla Camera dei deputati: «Parliamo di un cane rimasto ingiustamente per mesi in canile dopo essere stato affidato a due persone che, sulla base del microchip, risultano oggi le affidatarie. Nina oggi avrebbe dovuto essere a casa e non dovremmo essere qui». In merito alle interrogazioni, ha aggiunto: «Per le risposte sarà necessario attendere ancora qualche giorno, poi le renderò pubbliche».

In attesa degli sviluppi delle indagini e delle risposte istituzionali annunciate, il caso di Nina resta aperto e la vicenda appare tutt’altro che conclusa.

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