Organi su chip, come funzionano i mini-organi umani usati nei test sui farmaci
I-Care Europe rilancia la campagna sul 5x1000 e spiega come i chip simulano cuore, polmone, fegato e cervello.
TRIESTE - Piccoli dispositivi trasparenti grandi quanto una chiavetta USB, con cellule umane vere all’interno e minuscoli canali in cui scorre un liquido che imita il sangue. Sono gli organi su chip, una tecnologia che punta a rendere più accurata la ricerca biomedica e a ridurre il ricorso alla sperimentazione animale.
A spiegare in modo divulgativo come funzionano è I-Care Europe ODV, Centro internazionale per le alternative nella ricerca e nella didattica, che ha rilanciato la propria campagna informativa e la raccolta del 5 per mille a sostegno dei progetti scientifici basati su questi modelli.
Come funzionano gli organi su chip
L’idea, semplificata, è quella di ricreare su un supporto miniaturizzato il comportamento di un organo umano. All’interno del chip vengono inserite cellule umane reali, come quelle di cuore, fegato, polmone o cervello. Il dispositivo contiene poi tubicini microscopici attraversati da un fluido che porta nutrimento e ossigeno alle cellule, simulando la funzione del sangue.
In alcuni casi il modello riproduce anche movimenti tipici dell’organo: il chip del polmone può gonfiarsi e sgonfiarsi, mentre quello del cuore può contrarsi e battere.
A cosa servono nella ricerca
Secondo l’associazione, questi sistemi possono essere impiegati per testare farmaci prima della somministrazione alle persone, verificando per esempio eventuali effetti dannosi su fegato o cuore. Un altro ambito riguarda lo studio delle malattie, tra cui Alzheimer e fibrosi cistica, usando cellule provenienti da pazienti reali.
Tra le applicazioni indicate c’è anche la medicina personalizzata: l’obiettivo è valutare su un mini-organo ottenuto da cellule umane quale trattamento possa funzionare meglio per il singolo paziente.
Il punto centrale, nella campagna di I-Care Europe, è però anche etico oltre che scientifico: gli organi su chip vengono presentati come un modello più vicino alla fisiologia umana rispetto ai test tradizionali su animali o in provetta, con la possibilità di sostituire progressivamente procedure considerate meno affidabili per prevedere la risposta dell’uomo.
La campagna di I-Care Europe
Nel materiale diffuso dall’associazione, gli organi su chip vengono descritti come “laboratori in miniatura” capaci di far lavorare, battere o respirare piccoli sistemi biologici umani fuori dal corpo. La finalità dichiarata è accelerare la ricerca e sviluppare cure in modo più preciso, evitando al tempo stesso sofferenza animale.
I-Care Europe invita quindi a sostenere i propri progetti attraverso la dichiarazione dei redditi. Per destinare il 5x1000 all’associazione bisogna inserire il codice fiscale 95064870124 nel riquadro dedicato al finanziamento della ricerca scientifica e dell’università, aggiungendo la firma.
La raccolta fondi è collegata alla campagna “Primati Zero” e al network “rIcerCARE”, con cui l’associazione promuove metodi alternativi nella ricerca e nella didattica.