Padova, aumentano le famiglie che chiedono pane: +17% nei primi sette mesi del 2026

Nella sede di via Capelli 60-70 nuclei familiari al giorno ritirano pane e alimenti. Crescono anche le richieste legate a bollette e salute.

27 agosto 2026 15:50
Padova, aumentano le famiglie che chiedono pane: +17% nei primi sette mesi del 2026 -
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PADOVA - Crescono a Padova le richieste di aiuto alimentare all’Opera pane dei poveri, il servizio dell’Associazione Universale di S. Antonio attivo in via Capelli, a pochi passi dalla basilica antoniana. Nei primi sette mesi del 2026 le famiglie che si sono rivolte alla distribuzione sono passate da 203 a 239, rispetto allo stesso periodo del 2025, con un aumento del 17%. Ancora più marcato il dato sugli accessi complessivi: da 5.771 a 8.751 in un anno, pari a un +51%.

Dal lunedì al venerdì, tra le 9 e le 11, nella sede dell’Opera si presentano in media 60-70 persone, ciascuna in rappresentanza del proprio nucleo familiare, per ritirare una sporta di pane e, quando disponibile, anche frutta o altri generi alimentari. La distribuzione viene sostenuta anche da donazioni periodiche di consorzi agricoli di diverse regioni italiane. Il servizio fornisce inoltre pane alle Cucine economiche popolari.

Padova, aumentano le famiglie che chiedono pane: +17% nei primi sette mesi del 2026

I numeri dei primi sette mesi

Il confronto tra gennaio-luglio 2025 e lo stesso periodo del 2026 restituisce un quadro netto: non aumenta solo il numero delle famiglie seguite, ma soprattutto la frequenza con cui queste tornano a chiedere aiuto. I picchi estivi, spiegano dall’associazione, si sono registrati in particolare nei momenti in cui insieme al pane venivano distribuiti anche altri alimenti.

Secondo don Livio Tonello, direttore di AUSA, il dato segnala una crescita della povertà diffusa. Se anche un bene essenziale come il pane diventa un aiuto necessario, osserva, significa che per molte persone è sempre più difficile coprire le spese quotidiane. Tra i problemi che emergono con maggiore frequenza ci sono anche il peso delle bollette e i costi legati alla salute.

Chi si rivolge al servizio

Tra i beneficiari ci sono persone sole, anziani, giovani che non hanno ancora trovato lavoro e famiglie che alternano i periodi di richiesta in base alle difficoltà del momento. La quota maggiore, pari a circa l’80%, riguarda cittadini non italiani.

Tra i casi citati c’è quello di una giovane madre marocchina, che racconta come dal 2023 la situazione economica sia peggiorata per molti e come questi aiuti rappresentino un sostegno concreto per la famiglia. Un altro esempio è quello di una donna dell’Est Europa, nonna di tre bambini, che passa all’Opera una volta alla settimana perché non abita vicino alla sede: conserva il pane con attenzione per farlo durare il più possibile, in una logica di risparmio che, spiegano i volontari, accomuna molte delle persone seguite.

Anche per questo il pane eventualmente avanzato viene consegnato il giorno successivo, quando è ancora in grado di mantenere la freschezza.

Dall’aiuto alimentare ai buoni pasto scolastici

L’attenzione ai bisogni legati al cibo ha portato l’Associazione Universale di S. Antonio a sviluppare negli anni anche il progetto “Facciamo i buoni”, rivolto alle famiglie che non riescono a pagare i buoni pasto per i figli. L’intervento è gestito dai servizi sociali di una ventina di Comuni italiani che hanno aderito all’iniziativa.

Secondo AUSA, la difficoltà a sostenere questa spesa non incide soltanto sull’accesso a un pasto equilibrato, ma anche su un momento di socialità scolastica che per molti ragazzi rischia di venire meno.

Dove e quando avviene la distribuzione

L’Opera pane dei poveri è attiva dal 1887 ed è uno dei primi frutti dell’Associazione Universale di S. Antonio, avviata 140 anni fa da don Antonio Locatelli. La distribuzione di pane e generi alimentari avviene dal lunedì al venerdì, nella sede di via Capelli, ogni mattina dalle 9 alle 11.

Padova, aumentano le famiglie che chiedono pane: +17% nei primi sette mesi del 2026

Proprio l’osservazione quotidiana degli accessi, spiegano dall’associazione, mostra come il bisogno non riguardi solo chi vive una marginalità estrema, ma anche persone che cercano un sostegno temporaneo per affrontare periodi senza lavoro o spese impreviste, come accade ad esempio a molte badanti quando restano senza assistenza da prestare per qualche tempo.

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