Padova, alla Galleria Civica Cavour 55 opere sul corpo nella mostra curata da Barbara Codogno
A Padova una mostra di nuova figurazione europea con 17 artisti, vernissage il 4 settembre alle 18 e ingresso libero
PADOVA - Alla Galleria Civica Cavour arriva dal 5 settembre al 4 ottobre 2026 “Sul futuro del corpo”, mostra curata da Barbara Codogno che riunisce 17 artisti della nuova figurazione europea attorno a un tema centrale del presente: il corpo come luogo di identità, memoria, controllo e trasformazione. L’esposizione conta 55 opere, molte di grandi dimensioni, e sarà visitabile a ingresso libero.
Il vernissage è in programma venerdì 4 settembre alle ore 18. Gli orari di apertura sono: giovedì 15.30-19.30; venerdì, sabato e domenica 10-13 e 15.30-19.30.
Date, sede e artisti in mostra
L’appuntamento è ospitato negli spazi della Galleria Civica Cavour di Padova. In mostra le opere di Radu Belcin, Enrica Berselli, Luca Bidoli, Greta Bisandola, Angelo Brugnera, Chiara Calore, Fabbio Copercini, Chandra Fanti, Angelo Giordano, Alfio Giurato, Maurizio L'Altrella, Julio Larraz, Nunzio Paci, Flavia Pitiș, Stefano Reolon, Nicola Samorì e Markus Schinwald.
La rassegna è realizzata in collaborazione con il Comune di Padova – Assessorato alla Cultura, con la partecipazione di Fondazione Alberto Peruzzo e Fondazione Coppola. Hanno sostenuto il progetto Greenplast srl, SportFelix e Poliambulatorio Valentini, Cleup, Le Colture e Duomo Copy. Il catalogo è pubblicato da CLEUP – Cooperativa Libraria Editrice Università di Padova.
L’organizzazione della mostra è firmata da Barbara Codogno insieme a Monica Andreosi e Bruna Laura Filippini.
Il tema: identità, memoria e corpo nell’epoca degli algoritmi
Il percorso espositivo parte da una domanda molto concreta per il presente: che cosa resta dell’esperienza vissuta del corpo in un tempo in cui l’immagine personale viene continuamente registrata, misurata, corretta e riprodotta da dispositivi e algoritmi. La mostra affronta questa frattura mettendo al centro il corpo non come immagine da consumare o dato da ottimizzare, ma come presenza viva, vulnerabile e relazionale.
La curatrice Barbara Codogno spiega che pittura e scultura diventano strumenti di resistenza, capaci di restituire alla figura umana fragilità, impermanenza e trasformazione. Pur con linguaggi diversi, gli artisti coinvolti condividono una riflessione comune sulle tensioni del nostro tempo: identità, controllo, memoria, desiderio, appartenenza, tecnologia e sacro.
Un altro esempio recente di spazio espositivo legato al rapporto tra opere e luoghi aperti al pubblico è quello del foyer galleria permanente del Teatro Opsa, dove il tema della fruizione culturale si intreccia con la tutela delle opere.
I nuclei del percorso espositivo
Una prima parte della mostra indaga la dissoluzione dell’identità e la sopravvivenza delle immagini. Nelle opere di Radu Belcin, Flavia Pitiș, Alfio Giurato e Nicola Samorì la figura sembra emergere e consumarsi allo stesso tempo, lasciando affiorare tempo e memoria oltre l’apparenza.
Un secondo gruppo di lavori riporta il corpo dentro una dimensione naturale, in cui il confine tra umano e vivente si fa mobile e poroso. È il caso delle ricerche di Angelo Brugnera, Nunzio Paci, Enrica Berselli e Chiara Calore, che immaginano organismi attraversati da contaminazioni continue, dove anatomia e natura tornano a riconoscersi come parte dello stesso sistema.
C’è poi un nucleo dedicato al rapporto tra corpo, mito e spiritualità. Stefano Reolon, Maurizio L'Altrella, Chandra Fanti e Luca Bidoli rileggono archetipi, simboli religiosi e iconografie della tradizione occidentale per mostrare come il corpo resti il punto di incontro tra materia e trascendenza.
Infine il corpo viene letto come territorio politico. Markus Schinwald rende visibili i dispositivi che disciplinano identità e comportamento; Julio Larraz affronta le ferite dell’esilio e della geopolitica; Fabbio Copercini lavora sul corpo di Pier Paolo Pasolini come meditazione su sacrificio e violenza; Greta Bisandola guarda al corpo come archivio genetico ereditario; Angelo Giordano rimette al centro il limite e la vulnerabilità umana contro il mito della perfezione e dell’efficienza.
Informazioni utili per la visita
La mostra resta aperta fino al 4 ottobre con ingresso libero, una formula che punta a favorire una visita ampia e trasversale del pubblico cittadino e dei visitatori. Per informazioni è disponibile il riferimento di Barbara Codogno al numero 349 5319262.
A Padova il rapporto tra spazi cittadini e interventi di cura o trasformazione urbana resta un tema centrale anche fuori dall’ambito strettamente culturale, come mostrano le opere pubbliche e manutenzioni raccontate negli interventi recenti sul territorio del Nordest.
Gli orari confermati per la visita sono giovedì dalle 15.30 alle 19.30 e venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15.30 alle 19.30.