A Padova crescono le cure a distanza: 2.450 prestazioni in più con la telemedicina
I dati 2025 dell'Azienda Ospedale-Università mostrano l'avanzata delle prestazioni digitali e del collegamento con ULSS 6 Euganea: cosa cambia davvero per pazienti e servizi.
PADOVA – La sanità digitale non è più soltanto un progetto di sistema. All'Azienda Ospedale-Università di Padova, nel 2025, le prestazioni erogate in telemedicina sono aumentate di 2.450 unità rispetto all'anno precedente. Il dato, pubblicato dall'Università di Padova nella relazione sulle performance dell'azienda, fotografa un cambiamento concreto: una parte dei controlli, dei piani terapeutici e dello scambio di informazioni tra ospedale e territorio passa sempre più da collegamenti sicuri, referti digitali e percorsi condivisi con l'ULSS 6 Euganea.
Non significa che una visita specialistica possa diventare automaticamente una videochiamata, né che il digitale sostituisca l'esame in presenza quando serve. Significa però che per alcuni pazienti già presi in carico – soprattutto nei percorsi di controllo e nelle terapie continuative – si sta riducendo il numero di passaggi fisici necessari per tenere insieme ospedale, medico, farmacia e domicilio. In una città che concentra un grande ospedale universitario e una rete territoriale vasta, il dato merita di essere letto per ciò che misura e per ciò che non misura.
Il numero: 2.450 prestazioni in più in un anno
La cifra compare nel bilancio 2025 dell'Azienda Ospedale-Università di Padova, diffuso il 30 giugno dall'Università di Padova. La stessa relazione segnala un aumento generale dell'attività: 68.559 ricoveri, l'1% in più rispetto al 2024, e un incremento del 2,8% delle operazioni. Nel capitolo sulla specialistica ambulatoriale, l'azienda collega esplicitamente il lavoro con il territorio al modello integrato con ULSS 6 Euganea; per la telemedicina indica le 2.450 prestazioni aggiuntive.
È un numero incrementale, non il totale delle prestazioni a distanza erogate nel 2025. Questa distinzione è essenziale: dai dati pubblici disponibili non si può ricavare quanti singoli pazienti siano stati assistiti, in quali specialità o con quale ripartizione tra televisite, teleconsulti e telemonitoraggi. Non sarebbe corretto trasformare quel +2.450 in una stima di persone raggiunte o di appuntamenti risparmiati. Il segnale verificabile è un altro: l'uso della modalità digitale è cresciuto dentro una struttura ospedaliera che nel frattempo ha aumentato anche l'attività complessiva.
Che cosa rientra davvero nella telemedicina
La parola viene spesso usata come sinonimo di videochiamata, ma il perimetro è più ampio. La Regione Veneto definisce la televisita come un controllo in tempo reale tra professionista e assistito attraverso un collegamento audio-video sicuro. Accanto a questa ci sono il telemonitoraggio e il telecontrollo: parametri come pressione, battito o saturazione possono essere raccolti con dispositivi al domicilio e trasmessi alla struttura; ci sono poi teleassistenza e teleconsulto fra professionisti.
Il principio non è spostare sullo schermo una prestazione che richiede visita, palpazione, esami o una decisione clinica in presenza. È usare il canale a distanza quando l'équipe ritiene che sia appropriato e quando il paziente dispone delle condizioni tecniche e assistenziali necessarie. Il Ministero della Salute richiama proprio questa funzione: far collaborare professionisti e assistito nelle fasi di valutazione, cura e monitoraggio, senza sostituire indiscriminatamente l'assistenza tradizionale.
Per chi vive nel Padovano la conseguenza più concreta è organizzativa. Un controllo idoneo alla televisita può evitare uno spostamento verso il policlinico, mentre il teleconsulto può far circolare un'informazione clinica fra ospedale e servizi territoriali senza costringere il cittadino a fare da tramite cartaceo. Il beneficio potenziale riguarda in particolare persone fragili, anziane, lavoratori che devono conciliare controlli frequenti e attività professionale, e famiglie che accompagnano un parente. Resta però un beneficio legato al singolo percorso: non è un diritto automatico a scegliere il collegamento da casa.
Il nodo padovano: ospedale di riferimento e rete ULSS 6
La novità non va separata dal rapporto tra l'Azienda Ospedale-Università e l'ULSS 6 Euganea. La prima concentra alta specialità, ricerca e casistiche complesse; la seconda presidia la medicina territoriale della provincia. La relazione 2025 parla di un modello organizzativo integrato nella specialistica ambulatoriale e cita, come esempio riuscito, l'attivazione della televisita per il rinnovo dei piani terapeutici dei farmaci direttamente presso le farmacie di comunità.
È qui che il digitale cambia il flusso, non solo il mezzo. Un piano terapeutico non equivale a una semplice prescrizione: è il documento con cui lo specialista definisce o rinnova una cura per farmaci soggetti a condizioni specifiche di erogazione. Se il rinnovo è clinicamente possibile a distanza, il passaggio può essere collegato alla farmacia di comunità invece di imporre ogni volta un accesso ospedaliero. Il percorso resta vincolato alla valutazione dello specialista e alle regole della terapia; non autorizza il cittadino a rinnovare autonomamente qualsiasi farmaco online.
Questo raccordo è coerente con la direzione regionale. Il Veneto ha destinato al sub-investimento PNRR per i servizi di telemedicina 49.519.014 euro, come indica la pagina della Regione dedicata alle reti di prossimità e alla telemedicina. La stessa programmazione regionale prevede 49 Centrali operative territoriali e 35 Ospedali di comunità. Le cifre descrivono infrastruttura e programmazione regionale, non attività già erogata nel singolo comune: per questo il dato padovano delle 2.450 prestazioni in più è il tassello locale più utile per capire che la trasformazione sta già entrando nella pratica.
Fascicolo sanitario: il punto in cui i documenti diventano utilizzabili
Per il paziente, la telemedicina è utile soltanto se lascia una traccia consultabile e se non crea un doppio percorso parallelo. Il punto di accesso è Sanità km zero Fascicolo. Nelle informazioni regionali aggiornate a luglio 2026 figurano, tra i contenuti previsti, referti, lettere di dimissione, prescrizioni, piani e dati clinici, oltre a referto di televisita, relazione di teleassistenza, telemonitoraggio e teleconsulto. La Regione precisa anche che alcuni documenti sono già integrati e altri saranno disponibili in futuro: una cautela importante per non dare per scontato che ogni prestazione compaia subito o nello stesso modo.
Il Fascicolo non è un canale per ottenere una diagnosi senza medico. È lo spazio personale dove verificare documenti e prescrizioni e, quando il percorso lo prevede, ritrovare gli esiti. Il collegamento alla salute digitale è pratico anche per chi ha bisogno di gestire una prenotazione: Nordest24 ha spiegato come prenotare o disdire visite in Veneto senza SPID, distinguendo la sperimentazione PrenotaVeloce per alcune ricette differite dalle funzioni più ampie del Fascicolo, che richiede SPID o Carta d'identità elettronica.
La regola resta verificare il canale indicato dall'azienda sanitaria e non inviare dati clinici via e-mail ordinaria o applicazioni di messaggistica non previste dal servizio. La telemedicina sanitaria richiede infatti strumenti protetti e un'organizzazione che permetta a medico e assistito di identificarsi, condividere le informazioni necessarie e registrare la prestazione. La maggiore comodità non può trasformarsi in una scorciatoia che indebolisce riservatezza o continuità di cura.
Che cosa cambia, e quali limiti restano
L'aumento registrato a Padova suggerisce che la cura a distanza sta trovando spazio nei passaggi ripetibili e appropriati del percorso sanitario. Per il residente, il risultato atteso non è l'abolizione delle attese né una sostituzione dell'ospedale con il telefono. È una minore frammentazione: il controllo può essere gestito senza viaggio quando le condizioni cliniche lo consentono; il rinnovo di un piano terapeutico può essere connesso al territorio; il documento può essere reperibile nel Fascicolo.
I limiti sono altrettanto concreti. Non tutti hanno connessione, dispositivi o dimestichezza digitale; un caregiver può essere indispensabile. Non tutte le patologie possono essere seguite a distanza e la decisione spetta all'équipe. Il dato dell'Azienda Ospedale-Università non consente ancora di misurare l'effetto su tempi di attesa, spostamenti evitati o disuguaglianze di accesso. Saranno questi gli indicatori da rendere pubblici per capire se la crescita numerica produce davvero più equità, oltre che efficienza.
Nel frattempo il messaggio per il territorio è netto: la telemedicina non è un servizio separato da ospedali, medici e farmacie, ma una modalità che funziona solo se li tiene collegati. Le 2.450 prestazioni aggiuntive di Padova sono un dato circoscritto, ma mostrano che questo raccordo ha già iniziato a incidere sull'assistenza quotidiana.