Paolo Antonio D’Andrea presenta a Pordenone “La profondità del cinema”
Lunedì 7 settembre alle 20.30 a spazioZero, ingresso gratuito. Con l’autore dialoga Fabrizio Bozzetti.
PORDENONE - Un incontro dedicato al rapporto tra cinema, immaginazione e visione: lunedì 7 settembre 2026 alle 20.30 a spazioZero Paolo Antonio D’Andrea presenterà il suo nuovo libro “La profondità del cinema. Piccola guida per immergersi nei film”. L’ingresso è gratuito e a moderare la serata sarà lo scrittore e sceneggiatore Fabrizio Bozzetti.
Il volume, pubblicato da Ediciclo Editore nella collana Piccola filosofia di viaggio, è il primo titolo della serie dedicato al cinema e parte da una domanda che riguarda direttamente lo spettatore: come può il cinema far viaggiare così lontano anche se, durante la visione, il corpo resta fermo?
Il tema del libro
Nel saggio D’Andrea ragiona sull’esperienza di chi guarda un film come su quella di un “viaggiatore immobile”. Quando la sala si oscura e lo schermo si accende, il corpo resta seduto, ma la mente attraversa luoghi, epoche e dimensioni interiori. È da qui che prende forma l’idea centrale del libro: il cinema come esperienza capace di trasformare chi guarda.
A guidare questo percorso è l’allegoria del palombaro: più si scende nella profondità delle immagini, più ci si allontana dal mondo esterno e più la visione diventa un’esplorazione dell’interiorità.
I registi attraversati nel saggio
Il libro segue questo itinerario attraverso tre autori molto diversi tra loro. John Ford rappresenta il cinema della realtà esteriore, dello spazio e della frontiera; Josef von Sternberg quello dell’artificio e del desiderio; David Lynch il punto in cui realtà e inconscio finiscono per fondersi.
D’Andrea, autore e referente dei progetti didattici di Cinemazero, affianca alla riflessione teorica anche elementi autobiografici, usando il cinema non solo come oggetto di analisi ma come esperienza vissuta.
Il ricordo legato a Sergio Corbucci
Tra i passaggi del libro c’è anche un ricordo personale legato a “Il grande silenzio” di Sergio Corbucci. Da bambino, racconta l’autore, aveva creduto che le montagne innevate del film fossero l’Alaska; solo molti anni dopo le ha riconosciute come un paesaggio italiano, tra Cortina, Auronzo di Cadore e Misurina.
Quel ricordo diventa nel libro una metafora del funzionamento stesso del cinema: un viaggio costruito dalla finzione che, nell’immaginazione di chi guarda, può trasformarsi in esperienza reale.
L’appuntamento è in programma a spazioZero a Pordenone, con inizio alle 20.30 e ingresso libero.