Pugni, morsi e cinghiate alla figlia di 13 anni: madre condannata | VIDEO

Tredicenne rivela a scuola anni di maltrattamenti. La madre è stata condannata a 2 anni e 8 mesi dal Tribunale di Pordenone.

10 luglio 2026 12:49
Pugni, morsi e cinghiate alla figlia di 13 anni: madre condannata | VIDEO -
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PORDENONE – Pugni, schiaffi, morsi, colpi inferti con una cintura e percosse con il manico di una scopa. Sarebbe andata avanti per quasi sei anni la sofferenza vissuta da una ragazzina di 13 anni, fino a quando le confidenze rivolte a un’insegnante e alla dirigente dell’istituto comprensivo frequentato dalla minore hanno permesso di fare emergere quanto accadeva tra le mura domestiche.

Per i maltrattamenti e le lesioni personali aggravate contestati alla donna, una madre di 42 anni, è arrivata la condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione.

Confermato il divieto di avvicinamento

Da circa un anno la donna è sottoposta al divieto di avvicinamento alla figlia, misura cautelare disposta dal giudice per le indagini preliminari di Pordenone.

Il provvedimento era stato successivamente confermato dal Tribunale del Riesame di Trieste, che aveva condiviso anche la decisione di applicare alla madre il braccialetto elettronico.

La misura resta confermata anche dopo la sentenza. Alla donna è quindi vietato avvicinarsi alla minore, mentre il dispositivo elettronico consente di controllare il rispetto della distanza imposta dall’autorità giudiziaria.

Il procedimento è stato sostenuto dal pubblico ministero Enrico Pezzi. Nel corso del giudizio è stata esclusa la possibilità di ricondurre i comportamenti contestati a un abuso dei mezzi di correzione o di disciplina: secondo la ricostruzione accusatoria, si sarebbe trattato di veri e propri maltrattamenti ripetuti nel tempo.

La richiesta d’aiuto arrivata dalla scuola

Il caso è emerso nel giugno del 2025, quando la tredicenne ha trovato il coraggio di confidarsi con le insegnanti.

La ragazza avrebbe mostrato i segni lasciati dai morsi e i lividi provocati dalle percosse. Tra gli oggetti che, secondo le accuse, sarebbero stati utilizzati dalla madre vi era anche una cintura, impiegata per colpirla ripetutamente.

La minore avrebbe raccontato di essere sottoposta alle violenze da anni, al punto da essere arrivata a considerarle quasi una condizione normale della propria quotidianità. Secondo quanto emerso, si stupiva quando la madre non era arrabbiata ed era ormai convinta che quella situazione sarebbe proseguita per tutta la vita.

I gesti di autolesionismo scoperti dagli insegnanti

La profonda sofferenza della ragazza sarebbe emersa anche attraverso alcuni gesti di autolesionismo. La minore aveva iniziato a procurarsi ferite sulle braccia con un temperino.

Anche questi segnali sono stati notati dalla scuola e hanno contribuito a fare scattare la segnalazione. L’intervento dell’istituto ha quindi consentito di portare all’attenzione delle autorità una situazione che, secondo l’accusa, proseguiva da quasi sei anni.

Le percosse con la scopa e la cintura

Il quadro ricostruito nel corso delle indagini descrive una serie di aggressioni frequenti e particolarmente violente.

La madre è stata accusata di colpire sistematicamente la figlia con pugni, schiaffi e oggetti presenti nell’abitazione. In alcuni episodi avrebbe utilizzato una scopa, infliggendo colpi tanto forti da far mancare il respiro alla tredicenne.

In altre occasioni avrebbe impiegato una cintura come una frusta, continuando a colpire la figlia anche quando la ragazza piangeva per il dolore.

Secondo quanto contestato, bastavano episodi apparentemente insignificanti per provocare la reazione della donna. La caduta accidentale di un vasetto di vetro contenente lo zucchero o una telefonata ricevuta da un’amica potevano diventare il motivo di una nuova aggressione.

Una sofferenza durata quasi sei anni

Secondo il capo d’imputazione, i maltrattamenti sarebbero proseguiti per un periodo vicino ai sei anni. La minore avrebbe affrontato per lungo tempo le violenze senza riuscire a chiedere aiuto, convinta che non esistesse una possibile alternativa.

La rassegnazione della ragazza sarebbe diventata tale da impedirle inizialmente di reagire o raccontare quanto stava vivendo. Soltanto l’attenzione del personale scolastico e il rapporto di fiducia instaurato con insegnanti e dirigente avrebbero permesso di rompere il silenzio.

Dopo la segnalazione sono intervenute le autorità e la Procura di Pordenone ha richiesto il provvedimento cautelare destinato a proteggere la tredicenne.

La condanna e l’annunciato appello

Il giudice ha condannato la madre a 2 anni e 8 mesi, ritenendo che i comportamenti contestati non potessero essere qualificati come semplici eccessi nell’esercizio della disciplina genitoriale.

È stata inoltre confermata la misura cautelare che prevede il divieto di avvicinamento alla figlia e l’applicazione del braccialetto elettronico.

La sentenza è stata emessa con rito abbreviato e non è definitiva. Il legale della donna valuterà le motivazioni depositate dal giudice e presenterà appello contro la decisione.

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