Tredici tentativi in poche ore nel Pordenonese: i truffatori puntano sugli anziani

Pordenone, 13 tentativi di truffa agli anziani in poche ore: nessuno va a segno. Allerta dei Carabinieri.

06 maggio 2026 16:14
Tredici tentativi in poche ore nel Pordenonese: i truffatori puntano sugli anziani -
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PORDENONE. Tredici tentativi di truffa in poche ore, nessuno riuscito. È il bilancio della nuova ondata di telefonate sospette che ieri, martedì 5 maggio 2026, ha interessato il territorio pordenonese, prendendo di mira soprattutto persone anziane. Dalle 11 del mattino circa, diversi cittadini sono stati raggiunti da chiamate costruite per generare paura, pressione emotiva e senso di urgenza.

Questa volta, però, il piano dei truffatori non ha prodotto risultati. Le potenziali vittime hanno riconosciuto il meccanismo del raggiro, hanno interrotto le conversazioni e si sono rivolte ai veri Carabinieri. Nessuno ha consegnato denaro, gioielli o altri beni.

La zona maggiormente colpita è stata la città di Pordenone, dove sono stati registrati 4 tentativi ai danni di anziani. A seguire Sacile, con 2 telefonate-truffa. Altri episodi sono stati segnalati ad Aviano, Azzano Decimo, Caneva, Fiume Veneto, Maron di Brugnera, San Foca e Tamai.

Una sequenza ravvicinata di chiamate che conferma come i truffatori agiscano spesso in modo organizzato, concentrando più tentativi nello stesso arco di tempo e puntando su racconti drammatici per disorientare chi risponde al telefono.

La strategia è ormai nota: creare allarme, isolare la vittima, chiedere una risposta immediata e spingere la persona anziana a consegnare contanti, oro o gioielli prima che possa confrontarsi con familiari o forze dell’ordine.

Diversamente da quanto accaduto negli ultimi mesi, in questa nuova serie di episodi è riemerso con forza lo schema del falso incidente stradale. Le vittime sono state contattate da un sedicente appartenente all’Arma, un falso Carabiniere, che raccontava di un grave incidente provocato da un familiare stretto, come un figlio, una figlia o un nipote.

Secondo la falsa versione proposta al telefono, il congiunto avrebbe causato un sinistro e si sarebbe trovato in una situazione giudiziaria molto seria. Da qui la richiesta urgente di denaro per coprire presunte spese legali, oppure per risarcire danni provocati nell’incidente.

Naturalmente nulla di quanto raccontato era reale. L’obiettivo era soltanto spaventare l’anziano e convincerlo a consegnare rapidamente soldi o preziosi.

In alcuni casi, i truffatori hanno cercato di rendere la telefonata ancora più angosciante. Alle potenziali vittime è stato riferito che il familiare avrebbe investito una ragazza o addirittura una bambina, prospettando conseguenze legali pesanti e immediate.

Si tratta di un meccanismo psicologico preciso: colpire la persona sul piano emotivo, impedirle di ragionare con lucidità e farle credere che ogni minuto perso possa peggiorare la situazione del proprio caro.

La pressione, la fretta e la richiesta di beni di valore sono gli elementi che più spesso ricorrono in questo tipo di truffe. Ed è proprio il riconoscimento di questi segnali che ha permesso agli anziani coinvolti di non cadere nel tranello.

In più di un episodio, i truffatori hanno provato anche a mettere in atto una seconda manovra: convincere uno degli anziani a uscire dall’abitazione con una scusa, ad esempio recandosi presso una caserma o un ufficio pubblico.

Lo scopo, secondo la dinamica ricostruita, sarebbe stato quello di lasciare l’altro coniuge solo in casa, rendendolo più vulnerabile e più facilmente manipolabile da eventuali complici o da ulteriori telefonate.

Anche questo schema non ha avuto successo. Le persone contattate hanno mantenuto lucidità, non hanno seguito le indicazioni ricevute e hanno chiesto aiuto attraverso i canali corretti.

L’episodio più particolare è stato segnalato a Fiume Veneto, dove i truffatori hanno utilizzato un racconto diverso rispetto al falso incidente stradale. In questo caso hanno provato a convincere un’anziana che il figlio fosse rimasto vittima di un grave incidente sul lavoro.

La donna sarebbe stata spinta a credere che servissero urgentemente molti soldi per anticipare costose cure mediche. Una versione inedita, costruita per sfruttare la paura di una madre e ottenere una reazione immediata.

Anche in questo caso, però, il tentativo è fallito. L’anziana ha riconosciuto gli elementi tipici del raggiro: angoscia, urgenza, richiesta di denaro e impossibilità di verificare subito la notizia. Ha quindi evitato di consegnare qualsiasi bene e ha contattato i Carabinieri.

Il fatto che nessuno dei 13 tentativi sia andato a segno conferma l’importanza della campagna di sensibilizzazione portata avanti dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Pordenone.

Negli ultimi mesi l’Arma ha organizzato incontri informativi in parrocchie, centri anziani e sale comunali, spiegando ai cittadini come riconoscere le truffe telefoniche e come comportarsi in caso di chiamate sospette. Un lavoro di prevenzione sostenuto anche dalla diffusione delle informazioni attraverso gli organi di stampa.

Proprio questa attività ha contribuito a rendere le potenziali vittime più attente. Gli anziani contattati hanno saputo individuare i segnali del raggiro, hanno chiuso la telefonata e hanno chiamato i veri militari, impedendo ai truffatori di portare a termine il piano.

Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Pordenone rinnova l’invito alla massima prudenza. L’Arma non chiede mai, per nessun motivo, la consegna di denaro, oro, gioielli o altri beni di valore per risolvere presunti problemi giudiziari, incidenti stradali, spese mediche o situazioni d’emergenza.

In presenza di telefonate sospette, la raccomandazione è semplice: interrompere subito la conversazione, non aprire la porta a sconosciuti, non consegnare nulla e contattare immediatamente il NUE 112.

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