Ristorante “all you can eat” di sushi nei guai: la maxi evasione che supera il milione
Ristorante giapponese a Trento sotto inchiesta: irregolarità fiscali e bancarotta con danno oltre 1,7 milioni di euro.
TRENTO – Un ristorante giapponese tra i primi ad aver introdotto in città la formula del servizio “a nastro” a Trento è finito al centro di un’inchiesta che ha ricostruito anni di irregolarità contabili e mancati adempimenti fiscali, con un danno complessivo superiore a 1,7 milioni di euro.
La parabola del locale e il cambio di gestione
Il locale, inizialmente molto frequentato grazie alla formula innovativa dei piatti serviti su nastro trasportatore, ha visto progressivamente ridursi la clientela fino alla chiusura nel 2017. Successivamente è stato avviato il percorso di liquidazione, formalizzato nel 2023.
Nel tempo l’attività aveva abbandonato il modello “all you can eat” automatizzato per passare a un servizio più tradizionale, senza però riuscire a recuperare la redditività iniziale.
Le irregolarità fiscali emerse
Dalle verifiche è emersa una gestione contabile priva di continuità documentale, con registrazioni mancanti e dichiarazioni fiscali non presentate per più anni. Pur risultando l’emissione di scontrini, le entrate non sarebbero state correttamente riportate nei bilanci societari.
Le omissioni hanno riguardato imposte, contributi previdenziali e versamenti obbligatori, determinando un’esposizione debitoria molto elevata.
L’inchiesta e le verifiche della Guardia di Finanza
L’indagine è partita nel 2023 dopo una segnalazione dell’Agenzia delle Entrate. Gli accertamenti successivi hanno portato a perquisizioni nella sede della società e in un’abitazione collegata alla gestione amministrativa.
Gli inquirenti hanno ricostruito un quadro caratterizzato dalla mancanza quasi totale di scritture contabili per un lungo periodo, con contestazioni relative anche alla ricostruzione dei ricavi effettivi.
Le accuse e la posizione degli indagati
Le contestazioni riguardano bancarotta fraudolenta e occultamento della documentazione contabile. Secondo l’impianto accusatorio, la gestione avrebbe impedito la corretta ricostruzione del patrimonio aziendale e dei flussi economici.
Gli indagati sono tre: due ex amministratori e un soggetto italiano collegato alla società negli ultimi anni di attività. Alcuni hanno richiesto definizioni alternative del procedimento, mentre la Procura ha ritenuto insufficiente una proposta di risarcimento rispetto al danno accertato.
L’udienza preliminare è prevista nei prossimi mesi.