Logistica adriatica, il Friuli Venezia Giulia punta su porti e ferrovie per competere in Europa
Da Opatija l’assessore del Friuli Venezia Giulia rilancia l’integrazione tra porti, interporti e ferrovie dell’Alto Adriatico.
OPATIJA-ABBAZIA - La sfida non è più tra singoli porti dell’Alto Adriatico, ma tra sistemi logistici integrati capaci di muovere merci su scala europea. È il messaggio portato dall’assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio del Friuli Venezia Giulia, Cristina Amirante, all’apertura del convegno “Moving Adria. Navigating the Future of Adriatic Logistics”, in corso il 23 settembre 2026 in Croazia.
Intervenendo a nome del governatore Massimiliano Fedriga, Amirante ha indicato come priorità la costruzione di un ecosistema logistico adriatico «moderno, sicuro e competitivo», in cui la logistica del futuro sarà sempre più digitale, automatizzata e interconnessa. L’obiettivo, ha spiegato, è fare dell’intero Adriatico una delle principali porte logistiche d’Europa.
La linea della Regione sui porti dell’Alto Adriatico
Nel suo intervento l’assessore ha insistito su un punto: la competizione futura non sarà tra Trieste e Koper-Capodistria o Rijeka-Fiume, né tra un porto italiano e uno del Paese vicino. Secondo Amirante, il confronto vero si giocherà tra reti capaci di specializzarsi, collaborare e aumentare nel complesso la capacità dell’Alto Adriatico di intercettare i flussi globali.
Per la Regione, quindi, il tema non riguarda solo quanti container vengono movimentati o quanti chilometri di ferrovia vengono realizzati, ma la capacità di mettere insieme porti, retroporti e collegamenti terrestri in un’unica strategia. Una visione che punta a rafforzare il ruolo dell’Adriatico nei traffici verso il cuore produttivo dell’Europa centro-orientale.
Perché la partita interessa il Friuli Venezia Giulia
Amirante ha richiamato anche il quadro internazionale. Le crisi geopolitiche nel Mar Rosso e nello Stretto di Hormuz, insieme alla ridefinizione delle catene globali di approvvigionamento, hanno reso la logistica un fattore sempre più strategico. In questo scenario, l’Alto Adriatico viene indicato come porta marittima naturale verso mercati come Austria, Germania meridionale, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria.
Per il Friuli Venezia Giulia questo significa giocare una partita centrale grazie all’integrazione tra i porti di Trieste e Monfalcone, Porto Nogaro e la rete degli interporti di Trieste, Gorizia, Cervignano e Pordenone.
Gli investimenti indicati dalla Regione
Per rafforzare questo ruolo di cerniera tra Mediterraneo e Mitteleuropa, la Regione ha richiamato alcuni interventi infrastrutturali già al centro della propria strategia: il potenziamento del Nodo ferroviario di Udine lungo l’asse verso Tarvisio, lo sviluppo dei collegamenti ferroviari tra scali e interporti e l’ampliamento autostradale con la terza corsia tra Palmanova e Trieste.
Nella strategia regionale trova spazio anche il principio della “ridondanza”, cioè la moltiplicazione delle connessioni e della capacità intermodale, ritenuta necessaria per garantire la sicurezza economica europea di fronte ai cambiamenti delle rotte internazionali, dal canale di Suez al Middle Corridor fino al corridoio IMEC.
Secondo la lettura proposta dalla Regione, la posizione geografica del Friuli Venezia Giulia come area di confine può trasformarsi in un vantaggio concreto per consolidare i rapporti con partner italiani, croati, sloveni, austriaci ed europei.
I relatori della prima giornata
Alla prima giornata del convegno internazionale sono intervenuti anche Nina Perko, direttrice dell’Amministrazione Marittima presso il Ministero del Mare, dei Trasporti e delle Infrastrutture croato; Gerhard Schlattl, direttore di Advantage Austria; Boris Sucic del Centro per l’efficienza energetica dell’Istituto Jožef Stefan; Denis Vukorepa, direttore dell’Autorità portuale di Fiume.