Portogruarese e Meduna, Maurmair: la scelta sul futuro spetta ai territori
Il consigliere FdI richiama dati demografici, lavoro e bilanci comunali e invita ad ascoltare sindaci e cittadini.
Trieste, 22 ottobre - "Una questione che riguarda circa 92mila cittadini, undici Comuni e un confine regionale che, nella vita quotidiana delle persone, è da tempo più sottile di quanto appaia sulle mappe". Così in una nota il consigliere regionale Markus Maurmair (Fratelli d'Italia) a margine dell'audizione in V Commissione dei sindaci del Portogruarese e di Meduna di Livenza, "con l'intento di favorire l'ascolto e fornire elementi di conoscenza solidi".
I passaggi istituzionali e il confronto tra territori
"Il Friuli Venezia Giulia - afferma Maurmair - non bussa alla porta di nessuno e non intende sottrarre nulla al Veneto, con il quale i rapporti di buon vicinato sono un patrimonio da custodire. Quando però sindaci e comunità decidono di porre una questione, la prima responsabilità delle istituzioni è ascoltare, con rispetto e senza pregiudizi. Il confine amministrativo deve essere al servizio dei cittadini, non il contrario. Per questo è importante partire dai dati e dalla storia, lasciando a chi vive questi territori ogni valutazione sul futuro". "Il confronto di oggi - sottolinea l'esponente di Fratelli d'Italia - segue l'audizione già svoltasi a Venezia e conferma la volontà dei territori di portare le proprie istanze davanti a entrambe le istituzioni regionali. Undici amministratori che scelgono di essere presenti insieme, prima a Venezia e ora a Trieste, sono un fatto che le istituzioni hanno il dovere di accogliere con attenzione. La loro presenza dà il senso di quanto il tema sia sentito sul territorio e della volontà di affrontarlo in modo aperto e istituzionale".
I dati su popolazione, lavoro e imprese
"I dati demografici - spiega Maurmair - mostrano che tra il 2002 e il 2024 le iscrizioni anagrafiche dal Friuli Venezia Giulia verso gli undici Comuni sono state 10.148, mentre le cancellazioni nella direzione opposta sono state 11.913. Il saldo è negativo per 1.765 persone, come se un paese di quasi 1.800 abitanti si fosse trasferito da una regione all'altra. Il fenomeno interessa tutti i Comuni considerati e si concentra a Portogruaro, San Michele al Tagliamento e Concordia Sagittaria. Nell'ultimo decennio, inoltre, la popolazione complessiva è scesa di circa il 3 per cento e quella tra zero e 14 anni di quasi il 18 per cento". "Anche il mercato del lavoro - aggiunge il consigliere - evidenzia una forte integrazione tra i due territori. Nel 2021 sono stati 5.942 i residenti nel Portogruarese che si sono recati a lavorare in Friuli Venezia Giulia, a fronte di 3.932 friulani che hanno compiuto il percorso inverso, con un saldo negativo superiore alle 2.000 persone. Il quadro economico resta vivace, con 11.393 imprese e quasi 10 milioni di presenze turistiche all'anno". "Il saldo - prosegue Maurmair - non è uniforme: a Portogruaro i residenti che lavorano in Friuli Venezia Giulia sono 1.148, con un saldo negativo di 514 persone; a Concordia Sagittaria i lavoratori in uscita sono 570 contro 157 in entrata, mentre a Cinto Caomaggiore sono 437 contro 140. Fa eccezione San Michele al Tagliamento, con un saldo positivo di 124 persone grazie alla capacità attrattiva di Bibione. Il sistema produttivo locale conta 37.477 addetti, in crescita del 18,6 per cento in dieci anni, con 2.659 posti in più nel settore dell'alloggio e della ristorazione".
Bilanci comunali e legami storici con il Friuli
"Il confronto - continua il consigliere - riguarda anche i bilanci comunali, sulla base della media 2022-2024. Nel Portogruarese, senza Caorle e San Michele al Tagliamento, le entrate correnti sono pari a 867 euro per abitante, contro 1.308 nei Comuni friulani di confine del Pordenonese e 1.520 in quelli dell'Udinese. Le spese correnti seguono lo stesso andamento, con 764 euro contro 1.145 e 1.360. La differenza è più marcata per le politiche sociali, per le quali si spendono 154 euro per abitante contro 309 e 416, e riguarda anche istruzione, giovani e sport". "Accanto ai numeri - osserva Maurmair - ci sono i legami storici e culturali. Sette degli undici Comuni sono friulanofoni e tutelati dalla legge 482 del 1999. Dieci appartengono interamente alla Diocesi di Concordia-Pordenone, il Tribunale competente è quello di Pordenone e il servizio idrico è gestito da Livenza Tagliamento Acque, la stessa società che serve trenta Comuni della provincia pordenonese. Scuola, sanità e trasporto pubblico locale si intrecciano da sempre con il territorio friulano". "È un'appartenenza che viene da lontano e che le persone riconoscono nella quotidianità", sottolinea il consigliere di FdI, invitando "a rispettare le differenze tra i Comuni, ciascuno con la propria storia e sensibilità".
Le tre prospettive e il caso di Cinto Caomaggiore
Sul piano delle possibili soluzioni, il consigliere richiama tre prospettive. "La prima è lasciare che sia la Regione Veneto ad affrontare il tema. La seconda è valutare patti di confine sul modello dell'Accordo di Milano del 2009, che ha portato le Province autonome di Trento e Bolzano a finanziare con 80 milioni di euro l'anno progetti nei Comuni veneti e lombardi confinanti, nell'ambito di un più ampio accordo finanziario con lo Stato. Un modello che oggi coinvolge 49 Comuni e che richiederebbe un'intesa e un'adeguata base normativa. La terza prospettiva è attendere le scelte autonome dei sindaci e dei Consigli comunali, che possono avviare il percorso previsto dall'articolo 132 della Costituzione, sulla scia di quanto avvenuto per l'Alta Valmarecchia, Montecopiolo e Sassofeltrio, passati dalle Marche all'Emilia-Romagna, e per Sappada, passata dal Veneto al Friuli Venezia Giulia". "Nessuna di queste strade - precisa Maurmair - è alternativa all'ascolto e nessuna può prescindere dalla volontà dei cittadini. Sappada ci ricorda che i tempi possono essere lunghi, ma anche che il traguardo è raggiungibile quando la comunità è unita e le istituzioni dialogano tra loro". "Resta infine - si legge nella nota - il caso di Cinto Caomaggiore. Nel marzo 2006 il 91,5 per cento dei votanti si è espresso a favore del passaggio al Friuli Venezia Giulia. Sono trascorsi vent'anni e il Comune attende ancora una risposta definitiva dal Parlamento". "Una comunità che ha votato con una maggioranza così netta - conclude Maurmair - merita una risposta chiara, qualunque essa sia. Per questo continueremo a studiare i dati, ad ascoltare i territori e a metterci a disposizione di tutti: dei sindaci, dei Consigli comunali, dei colleghi del Veneto e del Parlamento. Il futuro di queste comunità si costruisce insieme, passo dopo passo, nel rispetto di tutti".