Friuli Venezia Giulia, il Partito Popolare del Nord boccia il ritorno delle province
Il referente regionale del Partito Popolare del Nord contesta il disegno di legge della Giunta.
UDINE - Il ritorno delle province in Friuli Venezia Giulia riapre lo scontro politico sugli enti locali. A intervenire è Claudio Bertolutti, referente regionale del Partito Popolare del Nord, che boccia il disegno di legge della Giunta regionale e parla di un’operazione destinata ad aumentare la spesa pubblica senza chiarire davvero funzioni e risorse dei nuovi enti.
Secondo Bertolutti, la riforma che punta a reintrodurre le quattro vecchie province darebbe vita a organismi «privi di funzioni chiare e risorse certe», con il rischio di trasformarli in nuovi centri di costo. Nel mirino ci sono soprattutto le spese per il personale e le future indennità degli organi politici.
I numeri contestati dal Partito Popolare del Nord
Nel suo intervento, l’esponente politico indica in 27 milioni il costo attuale del personale: una cifra che riguarda 360 dipendenti oggi impiegati negli Enti di decentramento regionale per competenze legate a edilizia scolastica e viabilità provinciale. A questo, aggiunge, andrebbero sommati il costo di ulteriori assunzioni già previste e le nuove indennità per presidenti, assessori e consiglieri.
Per Bertolutti il risultato sarebbe uno «sperpero di denaro pubblico» a carico dei cittadini, con enti che rischiano di nascere senza un profilo amministrativo definito. Il dibattito sul riassetto degli enti locali in regione si inserisce in una discussione più ampia sulle province in Friuli Venezia Giulia, già al centro di rilievi politici anche sul fronte dei costi e dell’organizzazione del personale.
Le critiche sul piano istituzionale
Oltre al tema economico, Bertolutti contesta l’impostazione politica della riforma. A suo giudizio, tornare alle vecchie province significherebbe compiere «un passo indietro» e riproporre un modello che, nella sua lettura, avrebbe storicamente diviso il Friuli invece di rafforzarne l’autogoverno.
Nel suo affondo parla di «riforma spezzatino» calata dall’alto e sostiene che questa scelta finirebbe per favorire nuovamente il centralismo triestino, ignorando le esigenze reali del territorio friulano. Da qui anche l’accusa alla maggioranza regionale di usare il tema come terreno di equilibrio politico interno più che come risposta amministrativa concreta.
La proposta alternativa: due sole province
Il Partito Popolare del Nord rilancia una soluzione diversa da quella allo studio della Giunta. La proposta indicata da Bertolutti prevede il superamento dell’attuale Statuto e la trasformazione della Regione in un ente più leggero, trasferendo competenze e risorse a due sole Province: Friuli e Trieste.
Nella stessa impostazione, Bertolutti chiede che la mobilità del personale avvenga solo dalla Regione e non attraverso un ulteriore svuotamento dei Comuni. L’obiettivo dichiarato è costruire un modello fondato sulla sussidiarietà, con maggiore attenzione alle peculiarità linguistiche e all’autonomia del Friuli.
Il tema resta centrale anche nel confronto politico sul territorio, dove nelle prossime settimane sono in agenda appuntamenti come l’incontro del Partito Popolare del Nord a Tarcento, dedicato proprio ad autonomia e sicurezza.
Nella presa di posizione diffusa il 1 luglio 2026, Bertolutti definisce infine la reintroduzione delle quattro vecchie province un «errore culturale» e un aggravio di costi per i cittadini, ribadendo il no del Partito Popolare del Nord al progetto della Giunta regionale.