Province in Friuli Venezia Giulia, Capozzi (M5S): «Riforma senza funzioni e con più costi»

In Consiglio regionale la consigliera del M5S contesta il ddl 86: nessuna nuova funzione.

29 giugno 2026 12:52
Province in Friuli Venezia Giulia, Capozzi (M5S): «Riforma senza funzioni e con più costi» -
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TRIESTE - Nel dibattito in Consiglio regionale sul disegno di legge 86 che reintroduce le Province in Friuli Venezia Giulia, la consigliera regionale Rosaria Capozzi del Movimento 5 Stelle conferma la sua opposizione e annuncia di aver presentato un emendamento abrogativo dell’articolo 1, quello che ne dispone l’istituzione. Per la consigliera si tratta di una riforma priva di contenuti aggiuntivi, destinata a cambiare il nome degli enti senza intervenire su funzioni e confini.

Capozzi contesta l’idea che la sua posizione sia ideologica e sostiene invece che la contrarietà nasca dal merito del provvedimento. Il punto centrale, secondo l’esponente M5S, è che il “contenitore” delle Province riproporrebbe un modello già abolito all’unanimità oltre dieci anni fa, senza però essere accompagnato da nuove competenze o da una revisione dell’assetto istituzionale.

Cosa contesta al disegno di legge 86

Secondo Capozzi, se il progetto avesse previsto un riordino effettivo delle funzioni o un impianto diverso, la valutazione politica sarebbe potuta essere differente. Invece, riferisce la consigliera, dall’assessore è arrivata la conferma che funzioni e confini delle future Province non verrebbero modificati.

Da qui la scelta di intervenire con un unico emendamento, quello che punta a cancellare l’istituzione stessa delle Province prevista dal ddl 86. Per Capozzi, in assenza di nuove competenze, il cambiamento rischia di fermarsi alla sola struttura politica.

La consigliera sostiene inoltre che le perplessità non riguardino soltanto l’opposizione. Richiama infatti i dubbi emersi anche nella maggioranza e cita le parole del deputato Luca Ciriani, che nelle scorse settimane aveva definito l’operazione un “poltronificio”. Nella stessa direzione, per Capozzi, andrebbero anche gli emendamenti presentati da Lega e Fratelli d’Italia, prima annunciati sulla stampa e poi depositati in Aula.

Il nodo del referendum e il passaggio dagli Edr alle Province

Tra i punti sollevati dalla consigliera c’è anche la mancata apertura a un referendum consultivo. Capozzi spiega di aver proposto di ascoltare i cittadini su una modifica istituzionale che, a suo giudizio, inciderà direttamente sulla vita delle persone e delle imprese in tutto il Friuli Venezia Giulia. Una proposta che non è stata accolta, nonostante, aggiunge, fossero emersi anche dubbi di natura giuridica che avrebbero meritato un ulteriore approfondimento.

L’unico dato certo, secondo la consigliera, è la decorrenza della riforma: 1° gennaio 2027. Da quella data, osserva, gli Edr lascerebbero il posto alle Province. Il cambiamento, però, non sarebbe neutro: alle funzioni tecniche oggi attribuite agli Enti di decentramento regionale si sommerebbe una componente politica che, per Capozzi, rappresenta il vero elemento critico del provvedimento.

Il rischio di scelte politiche su scuole e interventi

Nella sua presa di posizione la consigliera porta un esempio concreto: la scelta tra due interventi di adeguamento sismico in altrettanti istituti scolastici. Decisioni di questo tipo, sostiene, dovrebbero essere prese in base a priorità, urgenza e sicurezza, senza interferenze di carattere politico.

Il timore espresso è che, con il ritorno di organi politici provinciali, una scuola di un Comune come Udine possa essere penalizzata rispetto a quella di un altro Comune ritenuto politicamente più vicino. È uno dei passaggi con cui Capozzi motiva la sua opposizione alla riforma, ritenendo che l’aggiunta di un ulteriore livello istituzionale possa incidere sulla gestione concreta dei servizi.

Costi e numero dei consiglieri provinciali

Un altro tema indicato come centrale riguarda i costi. Capozzi afferma che non si possa banalizzare l’impatto economico della reintroduzione delle Province e quantifica la spesa in oltre 1 milione e 314mila euro, cifra alla quale andrebbero aggiunti i costi delle tornate elettorali e quelli legati al funzionamento degli organi politici.

Resta poi aperta la questione del numero dei consiglieri provinciali, che sarà definita in un secondo momento. La consigliera richiama le indiscrezioni circolate sulla stampa secondo cui si potrebbe arrivare a 24 consiglieri per la Provincia di Trieste e altri 24 per quella di Gorizia. Se queste ipotesi fossero confermate, osserva, il dato sarebbe tale da suscitare forti reazioni.

Per Capozzi, in sintesi, il ddl 86 porterebbe alla nascita di una “scatola vuota”: un nuovo assetto formale senza reali trasferimenti di funzioni, con il rischio che le competenze annunciate non vengano poi assegnate per la mancata disponibilità degli assessori competenti.

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