Province Fvg, confermati i confini attuali: Gorizia resta integra nel disegno di legge
Nel confronto sul ddl respinte le ipotesi di accorpamento o spartizione del territorio goriziano tra Udine e Trieste.
Nessun cambio ai confini provinciali nel percorso di reintroduzione delle Province in Friuli Venezia Giulia: TRIESTE - nel confronto sul disegno di legge, riferisce il consigliere regionale indipendente Enrico Bullian, è stata confermata anche l’integrità territoriale della Provincia di Gorizia, escludendo ipotesi di accorpamenti o ridefinizioni che nelle ultime settimane erano riemerse nel dibattito politico.
Bullian, esponente di Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, ha ricostruito il quadro delle proposte emerse durante i lavori sul ddl, parlando di ipotesi fra loro contrastanti: dal ritorno a due sole Province regionali, una del grande Friuli e una di Trieste, fino a soluzioni che avrebbero inciso direttamente sul Goriziano, come l’inclusione della Bassa Friulana o la creazione di un unico ente della Venezia Giulia assieme a Trieste.
Il punto politico, nella sua lettura, è che alla fine è rimasta in piedi la linea già assunta dal Consiglio regionale: riproporre i confini attuali senza aprire una nuova fase di revisione territoriale. Un passaggio che interessa il dibattito istituzionale regionale perché evita, almeno in questa fase, un riassetto più ampio della mappa amministrativa del Friuli Venezia Giulia.
Le ipotesi discusse e il nodo Gorizia
Secondo Bullian, tra i rischi da evitare c’era quello di riproporre, anche solo sul piano teorico, uno smembramento del territorio goriziano fra Udine e Trieste. Il consigliere richiama esplicitamente il precedente del 1923, indicandolo come uno scenario da non rimettere in circolazione nel confronto attuale.
Per questo definisce più ragionevole il mantenimento della Provincia di Gorizia così com’è oggi. Nella sua nota sostiene che il territorio goriziano rappresenti già un equilibrio specifico, sia dal punto di vista linguistico sia da quello territoriale, tra area friulanofona e venetofona e tra Gorizia-Goriziano e Monfalcone-Monfalconese.
La questione non riguarda quindi solo i confini sulla carta, ma anche la tenuta di un assetto locale che, nella visione del consigliere, ha una propria coerenza amministrativa e territoriale.
Perché Bullian esclude una nuova mappa provinciale
Bullian sostiene che oggi non esistano né le condizioni politiche né i presupposti concreti per una rimodulazione dei confini provinciali. Da qui la conferma della sua posizione favorevole alla riproposizione dell’assetto attuale, che ricorda essere già stato deciso dal Consiglio regionale.
Nella sua valutazione, ridisegnare i confini non sarebbe una scelta neutra. Il consigliere cita infatti le possibili ripercussioni sull’organizzazione di numerosi enti e servizi, fra cui Ater, tribunali e strutture periferiche dello Stato. Un eventuale nuovo assetto territoriale, osserva, richiederebbe adattamenti amministrativi con effetti diretti sulla macchina pubblica.
A questo si aggiungerebbero, sempre secondo Bullian, due conseguenze pratiche: un aumento della spesa pubblica e un allungamento dei tempi necessari per riallineare enti, uffici e competenze al nuovo perimetro provinciale.
L’esito del confronto sul disegno di legge
La conclusione indicata da Bullian è che, nel corso dei lavori, abbia prevalso una linea di continuità. In altre parole, i confini provinciali sono stati confermati e con essi anche l’integrità territoriale di Gorizia.
Resta quindi archiviata, allo stato attuale del confronto, l’ipotesi di una revisione del territorio goriziano o di un accorpamento con altre aree regionali. Il dato politico che emerge dalla nota è proprio questo: sulla reintroduzione delle Province il dibattito resta aperto, ma senza modifiche alla geografia amministrativa esistente.