Quindici milioni di auto in revisione nel 2026 e l'aumento di tariffa che nessuno sa se è in vigore
Revisione auto 2026 tra tariffe incerte, possibili aumenti e proposta UE sui controlli annuali per i veicoli con più di 10 anni
La revisione costa 79,02 euro nei centri privati autorizzati. O forse 88,20. Dipende a chi lo chiedi. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti non ha pubblicato un atto normativo che aggiorna la tariffa, le cifre legalmente in vigore restano quelle del decreto ministeriale del 2021, eppure diverse officine in Italia già applicano il nuovo importo citando un tariffario 2026 che formalmente non esiste. L'emendamento 7.0.1 dei senatori Rosso e Ternullo al disegno legge 1337/2024 prevedeva un aumento di 9,18 euro, con una nuova tariffa base di 64,13 euro più IVA al 22 percento, diritti di Motorizzazione a 10,20 euro e commissione PagoPA tra 1,50 e 1,76 euro, per un totale di circa 88 euro e qualcosa. L'aumento è stato annunciato, discusso, parzialmente istruito a livello burocratico e poi è rimasto lì, sospeso in un limbo che chi lavora nel settore conosce bene perché succede spesso con le riforme che toccano i costi per gli automobilisti. Il risultato è che in alcune officine paghi 79 euro, in altre 88, in qualcuna arrivi a 90 o 95 con spese di gestione aggiuntive che nessuno ti spiega nel dettaglio, e se chiedi il perché della differenza la risposta è vaga. Alla Motorizzazione Civile la tariffa è più bassa, intorno ai 45 euro, ma i tempi di attesa scoraggiano chiunque non abbia un paio di settimane di pazienza.
Quindici milioni di veicoli sono in programma per la revisione nel 2026. È un numero enorme, anche per un Paese con un parco circolante vecchio come quello italiano, e la logistica del sistema di revisione è già sotto pressione senza che ci si metta anche la confusione sulle tariffe. La prima revisione va fatta entro quattro anni dall'immatricolazione, le successive ogni due. Un'auto immatricolata nel febbraio 2022 scadeva a febbraio 2026, e per chi è in ritardo le sanzioni vanno da 173 a 694 euro, con possibile sospensione della carta di circolazione. In teoria il sistema è semplice, nella pratica no, perché l'Italia ha un parco circolante con un'età media di 12,8 anni, una delle più alte dell'Europa occidentale, e una quota significativa di veicoli che circolano con la revisione scaduta senza che nessuno li fermi. I dati ACI di agosto 2026 mostrano che le auto tra i venti e i ventinove anni rappresentano il 17,4 percento dei passaggi di proprietà, in aumento dal 15,4 percento dell'anno prima, e le Euro 4 guidano la classifica delle radiazioni con il 36,5 percento del totale. Sono auto con quindici anni e più che stanno uscendo dalla circolazione, ma lentamente, e nel frattempo continuano a passare di mano, spesso senza revisione valida.
La Commissione europea ha messo sul tavolo una proposta che cambierebbe parecchio le cose se venisse approvata. L'idea è imporre la revisione annuale per i veicoli con più di dieci anni, invece dell'attuale biennale. La giustificazione è la sicurezza stradale, con stime che parlano dell'1 percento in meno di vittime e feriti gravi, circa 1850 vite salvate in 25 anni. Il progetto è ancora al vaglio delle istituzioni e dei singoli Stati membri e nessuno nel settore si aspetta che passi nella forma attuale, ma il segnale è chiaro. Per l'Italia l'impatto sarebbe pesantissimo, probabilmente più che per qualsiasi altro grande mercato europeo, proprio perché il parco è così vecchio. L'ACI riporta che il 38 percento delle auto usate vendute nel 2023 aveva più di dieci anni e il dato non è migliorato. Passare dalla revisione biennale a quella annuale per questa fascia significherebbe raddoppiare il carico sui centri di revisione per una fetta enorme del parco, e significherebbe anche raddoppiare il costo per milioni di automobilisti che già oggi tirano la cinghia per mantenere in strada auto che in altri Paesi europei sarebbero state demolite. Chi gestisce un centro di revisione nel Lazio o in Campania, dove la densità di auto vecchie è altissima, sa che il sistema è già al limite della capacità nei mesi di picco, e aggiungere un secondo appuntamento annuale per ogni auto sopra i dieci anni non è una questione organizzativa banale.
Il mercato dell'usato intanto si muove su binari propri. Nel 2025 i passaggi di proprietà hanno superato i 3,2 milioni netti, e nel primo quadrimestre del 2026 si sono vendute 182 auto usate ogni 100 nuove. Il mercato dell'usato vale circa 24,4 miliardi di euro secondo l'Osservatorio Findomestic, contro i 16,5 miliardi del nuovo, ma non cresce allo stesso ritmo perché risponde a variabili diverse, budget familiare, fiducia nell'economia, disponibilità di modelli con il giusto rapporto prezzo-condizioni. Le immatricolazioni del nuovo nel primo quadrimestre 2026 sono cresciute del 9,8 percento, i passaggi di proprietà dell'usato nello stesso periodo sono rimasti sostanzialmente fermi con un meno 0,4 percento secondo l'ACI. Quando vedo questi numeri mi viene da pensare che il mercato dell'usato non è in crisi ma è saturo, nel senso che il volume c'è e tiene, ma non c'è margine di crescita perché la domanda è limitata dalla capacità di spesa delle famiglie e l'offerta è condizionata da un parco che invecchia e si deteriora. I dati di controllo storia veicolo di carVertical per il primo semestre 2026 mostravano un aumento delle verifiche su auto con più di dieci anni di vita, probabilmente legato al fatto che in quella fascia di età la probabilità di incontrare chilometraggi alterati o storie di proprietà opache è più alta e qualche acquirente in più comincia a rendersene conto.
La revisione è l'unico momento in cui lo Stato mette le mani su un'auto e registra il suo chilometraggio in un database consultabile dal pubblico attraverso il Portale dell'Automobilista. Ogni due anni, l'ispettore segna i chilometri e quel dato resta, creando una catena di letture ufficiali che in teoria rende visibile una eventuale schilometratura. In pratica due anni sono tanti, e tra una revisione e l'altra il contachilometri può essere manipolato senza che il sistema se ne accorga. Se la proposta europea della revisione annuale per le auto sopra i dieci anni andasse in porto, quella finestra si dimezzerebbe, e non è un effetto secondario, è probabilmente una delle conseguenze più utili della riforma dal punto di vista della prevenzione delle frodi, anche se nessuno a Bruxelles la presenta in questi termini. Il problema è che per ora è solo una proposta, l'aumento di tariffa è solo un emendamento che nessuno ha ratificato, e intanto le officine applicano prezzi diversi senza che il Ministero intervenga a chiarire. Un titolare di centro revisioni in Lombardia, intervistato da un portale di settore, ha detto che aspetta comunicazioni ufficiali da mesi e che nel frattempo continua ad applicare la tariffa vecchia perché non vuole rischiare contestazioni. Altri hanno già adeguato. Il risultato è un mercato dove la stessa prestazione obbligatoria per legge costa importi diversi a seconda di dove la fai e di come il tuo meccanico interpreta una normativa che non è stata ancora pubblicata.