Riccardi: welfare e sanità da ripensare, a Udine il nodo della carenza di personale

All’Università di Udine l’assessore indica le priorità: integrazione sociosanitaria, cooperazione e misure per attrarre lavoratori.

A cura di Web Team Web Team
17 giugno 2026 19:36
Riccardi: welfare e sanità da ripensare, a Udine il nodo della carenza di personale -
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UDINE - Cambiano i bisogni della popolazione, cresce il peso dell’invecchiamento e la carenza di personale mette sotto pressione il sistema dei servizi: per l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi serve ripensare l’organizzazione del welfare e della sanità, aprendo a modelli più integrati tra pubblico, privato e cooperazione sociale. Il tema è stato al centro della tavola rotonda “Nuove sfide di welfare”, ospitata oggi, 17 giugno 2026, nella sede di via Tomadini dell’Università di Udine.

L’incontro rientrava nell’iniziativa di restituzione dei risultati della sezione di ricerca Economia, amministrazione e storia delle aziende per il triennio 2022-25 del Dipartimento di scienze economiche e statistiche.

Il nodo: servizi da riorganizzare e personale che manca

Nel suo intervento, Riccardi ha indicato quattro fattori che stanno cambiando il quadro: la trasformazione dei bisogni, l’invecchiamento della popolazione, l’evoluzione tecnologica e la scarsità di personale. Secondo l’assessore, questi elementi impongono un salto di qualità al sistema pubblico.

La linea indicata è quella di un welfare che mantenga al pubblico il compito di garantire indirizzo, sicurezza, universalità e qualità delle prestazioni, ma che al tempo stesso si apra a forme di collaborazione più avanzate. In questo quadro, Riccardi ha parlato della necessità di valorizzare un “terzo campo”, fondato sul partenariato pubblico-privato, con un ruolo complementare della cooperazione e della cooperazione sociale nella costruzione di risposte più aderenti ai bisogni delle persone.

Integrazione sociosanitaria e capitale umano

Un altro passaggio centrale ha riguardato l’integrazione tra servizi sociali e sanitari. Per l’assessore, la risposta ai bisogni non può più basarsi su strumenti tradizionali se la velocità del cambiamento è superiore a quella delle regole e dell’organizzazione. Da qui la richiesta di una maggiore integrazione sociosanitaria e di una diversa attenzione al personale.

Riccardi ha sostenuto che, per anni, la questione del lavoro nei servizi sia stata affrontata quasi solo sul piano contrattuale, mentre oggi servono leve più ampie: percorsi di carriera, valorizzazione delle competenze, riconoscimento delle responsabilità e strumenti di welfare aziendale. Un tema che in regione si intreccia anche con la formazione e il rafforzamento delle professioni sanitarie, come nel caso dei medici di famiglia.

Riccardi: welfare e sanità da ripensare, a Udine il nodo della carenza di personale
Riccardi: welfare e sanità da ripensare, a Udine il nodo della carenza di personale

Tecnologia, attrattività del lavoro e misure concrete

L’assessore ha collegato la scarsità di personale anche all’urgenza di cambiare i modelli organizzativi. L’obiettivo, ha spiegato, è costruire condizioni capaci di tenere insieme riconoscimento economico, carichi di lavoro, responsabilità e strumenti che rendano più attrattivo il lavoro nei servizi.

Tra le misure richiamate ci sono il diritto allo studio, il tema della casa e interventi in grado di aiutare concretamente chi lavora nella vita quotidiana. In questo scenario rientra anche il ruolo dell’innovazione organizzativa e digitale, già al centro del confronto sui nuovi modelli sanitari e sull’uso delle tecnologie a supporto dei servizi.

Il confronto all’Università di Udine

La tavola rotonda si è svolta nella sede universitaria di via Tomadini, all’interno di un momento di restituzione scientifica dedicato al triennio 2022-25 del Dipartimento di scienze economiche e statistiche. Il confronto ha messo insieme il tema accademico della ricerca con quello, molto concreto, della sostenibilità del sistema di welfare.

Nelle parole di Riccardi, la sfida si gioca su un equilibrio preciso: da una parte servono strumenti nuovi per accompagnare la trasformazione dei bisogni, dall’altra va rimesso al centro il capitale umano. Un passaggio che riguarda direttamente l’organizzazione dei servizi sociosanitari e la capacità delle istituzioni di garantire risposte efficaci alle comunità.

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