Rifare il tetto o fare manutenzione? Costi, tempi e scelte per le case unifamiliari costruite tra gli anni Sessanta e Ottanta
Rifare il tetto o ripararlo? Scopri quando conviene la manutenzione, i costi da valutare, le detrazioni fiscali e come evitare infiltrazioni
In Veneto e in Friuli ce ne sono migliaia, forse decine di migliaia. Villette a due piani, a volte con il garage seminterrato e la taverna, costruite tra il boom economico e la metà degli anni Ottanta da famiglie che spesso ci hanno messo le mani personalmente, nei fine settimana, con l’aiuto di un cugino muratore. Hanno retto bene, quasi sempre. Ma hanno quaranta, cinquanta, a volte sessant’anni, e il primo pezzo che comincia a dare segnali di stanchezza è di solito il tetto. Una macchia scura sul soffitto della camera dopo un temporale di settembre, un coppo che si vede storto dalla strada, la grondaia che trabocca anche quando non piove poi così tanto.A quel punto arriva la domanda che prima o poi si fanno tutti i proprietari: bisogna rifare il tetto da capo, oppure basta sistemarlo?Rifacimento del tetto: quando serve davvero e quanto pesaIl rifacimento completo della copertura è l’intervento più radicale. Si monta il ponteggio attorno alla casa, si smonta il manto di coppi o tegole, si verifica lo stato del tavolato e delle travi, si posa una nuova impermeabilizzazione, quasi sempre si aggiunge uno strato isolante che all’epoca della costruzione non c’era, e infine si rimette il manto, con materiali nuovi o in parte recuperati. In molte regioni, Veneto compreso, un lavoro di questo tipo comporta anche l’obbligo di installare dispositivi anticaduta permanenti, le cosiddette linee vita.È l’unica strada sensata quando la struttura è compromessa: travi marce, tavolato che cede, guaina sbriciolata su ampie superfici, infiltrazioni che hanno già danneggiato il legno. In questi casi rimandare peggiora solo le cose, perché l’acqua che entra oggi diventa la trave da sostituire domani. Il problema sono i costi e i tempi. Per una villetta di dimensioni normali si parla facilmente di decine di migliaia di euro, a cui vanno aggiunti ponteggio, pratiche edilizie e tecnico, mentre il cantiere può durare settimane, con tutte le incognite del meteo. E chi ci abita deve conviverci, con polvere, rumore e la sensazione non piacevolissima di avere la casa scoperchiata. Manutenzione della copertura: ripasso, fissaggio dei coppi e impermeabilizzazione. Molto spesso però il tetto non è da buttare. Il guaio sta nel manto, non sotto. Nelle case di quegli anni i coppi venivano fissati con la malta in modo discontinuo, una fila sì e un paio no, e con il tempo, tra dilatazioni termiche, vento e gelo, quelli non ancorati scivolano di qualche centimetro. Abbastanza per lasciare un varco all’acqua. Lo stesso succede attorno ai comignoli e ai lucernari, dove le sigillature si seccano e si crepano molto prima del resto.Per situazioni come queste esistono interventi di manutenzione del tetto che lavorano sul manto esistente: ripasso dei coppi, sostituzione di quelli rotti, fissaggio meccanico di ogni elemento, nuova sigillatura dei punti critici, pulizia delle grondaie. Alcuni operatori li eseguono senza montare il ponteggio, lavorando in quota con linee di sicurezza provvisorie, come i sistemi presentati su https://www.pro-tetto.it/, e questo cambia parecchio sia i tempi sia la spesa complessiva, perché il ponteggio da solo è una voce importante del preventivo. La differenza tra le due strade, in fondo, è la stessa che c’è tra rifare un impianto e ripararlo. Se il problema è circoscritto, intervenire su tutto è uno spreco. Se invece è diffuso, la riparazione rischia di diventare un rattoppo che si ripete ogni due inverni.Come scegliere: sopralluogo, detrazioni fiscali e isolamento del sottotettoLa scelta non si fa guardando il tetto dal giardino. Serve un sopralluogo vero, possibilmente salendo, e conviene che qualcuno entri anche nel sottotetto, con una torcia, per controllare travi, tavolato e segni di umidità sul lato interno. È lì che si capisce se l’acqua è entrata una volta o se entra da anni. Chiedere più di un parere, in questo campo, non è una mancanza di fiducia ma buon senso.Poi c’è la parte fiscale, che influisce più di quanto si pensi. Il rifacimento della copertura, specie se accompagnato da isolamento, può rientrare nelle detrazioni per ristrutturazione o in quelle per l’efficienza energetica, con aliquote che cambiano a seconda che si tratti dell’abitazione principale o di una seconda casa e che vanno verificate anno per anno, perché le regole si modificano spesso. Il semplice ripasso del manto, in una casa singola, ricade invece di norma nella manutenzione ordinaria, che per le singole unità abitative non dà diritto alla detrazione. Un dettaglio da mettere sul tavolo quando si confrontano i numeri.Resta infine la questione del calore. Molte di queste case sono state costruite quando l’isolamento termico era un tema quasi sconosciuto, e dal tetto si disperde una parte consistente del riscaldamento invernale. Se la copertura è ancora sana, isolare il sottotetto dall’interno, per esempio con materiale insufflato o pannelli posati sul solaio, è un intervento che si può fare anche separatamente, senza toccare coppi e travi. Chi rifà il tetto da zero, invece, ha l’occasione di risolvere entrambe le cose in un colpo solo, ed è forse l’argomento più convincente a favore della soluzione più costosa.