Riforma urbanistica Fvg, Amirante difende il ddl 90: meno burocrazia e suolo zero
In Consiglio regionale l’assessore Cristina Amirante ha chiuso il dibattito generale sulla riforma del governo del territorio.
TRIESTE - Meno consumo di suolo, più strumenti ai Comuni e una pianificazione capace di adattarsi a clima, denatalità e nuove fragilità economiche. È questa la linea ribadita dall’assessore alle Infrastrutture e territorio Cristina Amirante, intervenuta in Consiglio regionale nella chiusura del dibattito generale sul ddl 90, la riforma del governo del territorio del Friuli Venezia Giulia.
Per l’assessore, l’approvazione del provvedimento arriva in una fase segnata da tensioni geopolitiche, dinamiche economiche negative, cambiamenti climatici e calo demografico, fattori che rendono più vulnerabili il Friuli Venezia Giulia e l’intero contesto europeo. In questo quadro, Amirante ha sostenuto la necessità di una pianificazione “flessibile”, capace di adattarsi ai mutamenti senza ridurre l’autonomia delle amministrazioni comunali.
Il ddl 90, già al centro della discussione sulla riforma urbanistica Fvg, è stato definito dall’assessore il risultato di un lavoro di squadra ancora aperto a miglioramenti nel passaggio d’Aula.
Il confronto con le vecchie norme
Nel suo intervento, Amirante ha ripercorso l’evoluzione della pianificazione urbanistica regionale, mettendo a confronto le principali leggi che hanno segnato il settore in Friuli Venezia Giulia.
Il riferimento iniziale è andato al Piano urbanistico regionale del 1978, nato dopo il terremoto del Friuli, che secondo l’assessore pose le basi per la trasformazione del territorio. Amirante ha poi richiamato la legge regionale 52 del 1991, ricordando che fu accolta positivamente dai Comuni e introdusse i Piani regolatori generali comunali, in diversi casi ancora in vigore. Quel provvedimento, ha spiegato, consentì un coordinamento di area vasta senza compromettere l’autonomia locale.
Di segno opposto, nella lettura dell’assessore, la legge regionale 5 del 2007, indicata come una norma che avrebbe aumentato le incombenze burocratiche, ridotto il peso della Regione e irrigidito l’azione dei Comuni, che in molti casi non avrebbero attuato le varianti urbanistiche previste.
Gli obiettivi del ddl 90
Nel merito della riforma, Amirante ha indicato come primo obiettivo il riordino e l’adeguamento delle zone industriali, da raccordare con la piattaforma logistica e infrastrutturale del Friuli Venezia Giulia. Accanto a questo, il ddl punta alla tutela delle aree agricole e del paesaggio diffuso, considerati elementi identitari del territorio regionale.
Un altro punto indicato come centrale riguarda il contrasto al consumo di suolo, con l’obiettivo del saldo zero. L’assessore ha richiamato anche la volontà di proseguire nel censimento delle aree militari dismesse, per favorirne riqualificazione e riutilizzo.
Tra gli strumenti previsti rientra inoltre l’integrazione di infrastrutture verdi e blu anche nelle aree produttive e commerciali, con attenzione all’adattamento ai cambiamenti climatici.
Montagna, costa e laguna
Nella parte finale del suo intervento, Amirante ha collegato la riforma anche alle aree più esposte allo spopolamento. L’obiettivo dichiarato è introdurre interventi specifici di perequazione e valorizzazione per i territori montani, costieri e lagunari, così da contrastare il calo della popolazione.
La discussione sul provvedimento si inserisce nella settimana di lavori del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, con il ddl 90 dedicato alla riforma del governo del territorio al centro del confronto in Aula.
In chiusura, l’assessore ha ribadito che il testo vuole fornire una nuova cornice normativa al Piano di governo del territorio, tenendo insieme zone industriali, paesaggio agricolo, recupero delle aree dismesse e misure contro lo spopolamento.