Acque depurate da riusare, CAFC prepara il piano regionale e due interventi

Masterplan regionale e due progetti a San Giorgio di Nogaro e Lignano: il nodo resta rendere conveniente l’acqua affinata.

01 maggio 2026 06:33
Acque depurate da riusare, CAFC prepara il piano regionale e due interventi -
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UDINE – Il riuso delle acque depurate entra nella fase della progettazione in Friuli Venezia Giulia. CAFC, con il sostegno della Regione, lavorerà a un masterplan regionale e a due interventi puntuali per impiegare l’acqua affinata in ambito industriale e agricolo, con l’obiettivo di ridurre i prelievi dalle falde e aumentare la resilienza idrica del territorio.

Un piano regionale e due poli operativi

La società, in qualità di mandataria della rete Smart Water Management FVG e in collaborazione con gli altri gestori, intende avviare uno studio complessivo sul riutilizzo delle acque reflue urbane per usi irrigui e industriali. Accanto al quadro regionale sono previsti due progetti specifici: uno a San Giorgio di Nogaro, in raccordo con il Consorzio Industriale COSEF, per un acquedotto duale nell’area industriale dell’Aussa Corno; l’altro a Lignano Sabbiadoro, con il Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, destinato all’utilizzo agricolo.

Alla base del programma c’è la necessità di dare risposte a un contesto segnato dal cambiamento climatico e da una pressione crescente sulla risorsa idrica. Le infrastrutture dovranno consentire l’impiego di acque depurate e ulteriormente trattate per usi non potabili, così da alleggerire il ricorso alle fonti tradizionali.

Le risorse e il ruolo di AUSIR

AUSIR, l’Autorità Unica per i Servizi Idrici e i Rifiuti del FVG, ha approvato l’elenco degli interventi da finanziare. Nel pacchetto rientrano 400 mila euro per lo studio di fattibilità del masterplan regionale sul riutilizzo delle acque reflue urbane e complessivamente sette milioni di euro per la progettazione e la realizzazione degli interventi CAFC a San Giorgio di Nogaro e Lignano Sabbiadoro.

Sul fronte industriale, il lavoro partirà dalla domanda effettiva. CAFC ha predisposto una survey destinata al COSEF per individuare i potenziali utilizzatori dell’acqua affinata, i volumi necessari, la qualità richiesta e le caratteristiche degli impianti interni. L’obiettivo è costruire il progetto sui fabbisogni reali delle aziende, non su una previsione astratta.

Per l’ambito agricolo è già stato elaborato un Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali relativo all’affinamento dell’acqua in uscita dal depuratore di Lignano e al successivo uso irriguo. Lo studio ha evidenziato aspetti tecnici e gestionali, compresi i costi di esercizio, considerati decisivi per trasformare il riuso in una pratica applicabile.

Il nodo economico

Il punto più delicato resta la convenienza per chi dovrà utilizzare questa risorsa. Il presidente di CAFC, Salvatore Benigno, ha sottolineato che il riuso delle acque depurate è ormai una possibilità tecnica concreta, ma deve diventare sostenibile anche dal punto di vista economico per industrie e agricoltori.

Secondo CAFC, in Friuli Venezia Giulia il riuso potrà funzionare solo se competitivo rispetto ai costi di prelievo da falda o da altre fonti. In un quadro segnato dall’aumento dei costi di filiera, nuovi oneri rischierebbero infatti di frenare l’adozione dell’acqua affinata.

Per questo la società indica la necessità di valutare meccanismi incentivanti, capaci di riconoscere il valore ambientale della riduzione degli emungimenti e della minore pressione sugli ecosistemi. Tra le ipotesi richiamate c’è un modello premiante ispirato ai certificati bianchi del settore energetico, con una sorta di “certificati blu” per chi sostituisce acqua primaria con risorsa affinata.

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