Rosazzo, Alessandra Cristiani porta Geynest under gore al Vigne Museum il 20 giugno alle 21.10

Performance site specific di Ephemera Festival tra i vigneti di Rosazzo: ingresso libero, prenotazione consigliata.

13 giugno 2026 13:22
Rosazzo, Alessandra Cristiani porta Geynest under gore al Vigne Museum il 20 giugno alle 21.10 -
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MANZANO - Sabato 20 giugno alle 21.10 il Vigne Museum di Rosazzo ospita “Geynest under gore”, performance site specific di e con Alessandra Cristiani proposta da Ephemera Festival. L’ingresso è libero, con prenotazione consigliata. Il dato più concreto dell’appuntamento è proprio nell’orario: la performance comincia al crepuscolo, nel giorno più lungo dell’anno, e usa la luce naturale come parte della costruzione scenica.

Il lavoro nasce dopo un viaggio nella Sarajevo del dopoguerra balcanico e torna ora nei Colli Orientali del Friuli, a pochi passi dal confine orientale, in un contesto che mette in relazione memoria della guerra, paesaggio e corpo. Le musiche sono di Jed Whitaker, Caviar Spectator Trio e Claudio Moneta.

Dove si svolge la performance e perché inizia alle 21.10

La sede scelta è il Vigne Museum di Rosazzo, nel territorio di Manzano, tra i vigneti storici dei Colli Orientali del Friuli. Per questa versione del lavoro, spiegano le curatrici di Ephemera Festival Eleonora Cedaro e Rachele D’Osualdo, la performance è stata ripensata in accordo con Gianni Staropoli, autore del disegno luci originale, rinunciando a un impianto scenico tradizionale per affidarsi alla luce che filtra tra i cerchi del museo.

L’orario di inizio, le 21.10, è stato scelto proprio per accompagnare performer e pubblico nel passaggio del crepuscolo. In questa nuova versione site specific, il lavoro entra quindi in relazione diretta con l’architettura aperta del Vigne Museum e con il paesaggio di Rosazzo.

Il museo è un progetto realizzato nel 2014 dall’architetto Yona Friedman con l’artista Jean Baptiste Decavèle in occasione del centenario di Livio Felluga. L’opera si trova tra le vigne storiche di Rosazzo ed è su questo impianto, fatto di cerchi appoggiati nel paesaggio, che si costruisce l’intervento di Cristiani.

Un lavoro nato dalla Sarajevo del dopoguerra

“Geynest under gore” nasce negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra nei Balcani, dopo un viaggio a Sarajevo e l’incontro con una città ancora segnata dalle rovine. Da quell’esperienza prende forma una ricerca che tiene insieme rovina storica e memoria più intima, ferita collettiva e dimensione del corpo.

Secondo la stessa artista, il lavoro parte dalla forza delle rovine di guerra ma anche da un’inquietudine che si confronta con l’infanzia, con ciò che si è stati e con ciò che nel presente resta disatteso. La danza, nelle sue parole, cerca l’essere umano in una matrice mitologica e lavora su una memoria non pacificata, fatta di desideri semplici e segreti ingenui.

A oltre vent’anni dalla sua nascita, la performance torna così a misurarsi con un presente ancora attraversato da guerre, distruzioni e confini violenti. La scelta di presentarla a Rosazzo rafforza questo asse tra geografia di confine e memoria europea.

Il significato del titolo e la struttura della danza

Una parte centrale del lavoro sta anche nel titolo. “Geynest under gore” è una frase che Cristiani aveva trovato scritta a penna dentro la copertina di una cassetta ricevuta da uno sconosciuto. Per molto tempo l’artista aveva creduto che significasse “Giovinezza sotto il sangue”. Solo in seguito, grazie alla studiosa Arianna Ghilardotti, ha scoperto che l’espressione in inglese medievale appartiene a una poesia della fine del XIII secolo, “Tra marzo e aprile”, inserita nei Racconti di Canterbury di Geoffrey Chaucer, e che in quel contesto significa “la più bella che porti vestiti”. L’accezione di “gore” come sangue rappreso è invece moderna.

È dentro questo scarto di senso che la performance costruisce il suo campo di tensione: bellezza e ferita, abito e sangue, desiderio e perdita. La danza si articola in tre nuclei corporei che fanno emergere tre nature dell’essere umano in contrasto con un’atmosfera di guerra. Nel cuore del lavoro appare anche la figura di una donna con una veste fiorita, presenza che sposta la violenza sul terreno del sogno interrotto e di una bellezza rimasta senza protezione.

Le musiche e le informazioni utili per il pubblico

Anche la componente sonora è legata alla genesi del progetto. I materiali musicali di Jed Whitaker del Caviar Spectator Trio nascono dall’incontro con giovani musicisti conosciuti da Cristiani nelle strade di Sarajevo, nell’ex Jugoslavia appena uscita dal conflitto. Furono loro, racconta l’artista, a donarle i cd da cui è nato il lavoro sonoro.

Sul piano pratico, l’appuntamento è fissato per sabato 20 giugno alle 21.10 al Vigne Museum di Rosazzo, nel comune di Manzano. La partecipazione è libera e la prenotazione è consigliata attraverso i canali del festival.

Alessandra Cristiani lavora stabilmente nella compagnia Habillé d’eau diretta da Silvia Rampelli e con “Euforia” ha ottenuto il Premio Ubu 2018 come miglior spettacolo di danza. Ephemera Festival è ideato e curato da Eleonora Cedaro e Rachele D’Osualdo, prodotto dall’associazione culturale ETRARTE, finanziato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e sostenuto da Fondazione Friuli e Fondazione Pietro Pittini.

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