San Donà, tavolo su lavoro e integrazione: verso un protocollo condiviso

Alla Casa delle Associazioni confronto su occupazione, formazione e casa nel Veneto Orientale. Presentati i dati sulle assunzioni.

24 aprile 2026 14:44
San Donà, tavolo su lavoro e integrazione: verso un protocollo condiviso -
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SAN DONÀ DI PIAVE – Lavoro, formazione e accesso alla casa sono stati al centro dell’incontro “Dai Passi alla Rete”, ospitato alla Casa delle Associazioni “Gino Strada” di San Donà di Piave, dove istituzioni, imprese ed enti del terzo settore hanno avviato un confronto per arrivare a un protocollo condiviso sull’integrazione nel Veneto Orientale.

L’iniziativa è stata promossa da Apindustria Servizi in collaborazione con Confapi Venezia, nell’ambito di un progetto finanziato dalla Regione del Veneto con il Fondo Sociale Europeo. Obiettivo del tavolo, mettere a fuoco un tema che riguarda sempre più da vicino il territorio: il contributo dei lavoratori stranieri al mercato del lavoro e le condizioni necessarie per favorirne un inserimento stabile, non solo nelle aziende ma anche nel contesto sociale e abitativo.

All’incontro hanno preso parte, tra gli altri, il prefetto di Venezia Darco Pellos, l’europarlamentare Elena Donazzan, la consigliera regionale Rosanna Conte, la vicesindaca della Città metropolitana di Venezia Silvia Susanna e il sindaco di San Donà di Piave Alberto Teso, che presiede anche la Conferenza dei sindaci del Veneto Orientale. In platea era presente anche il presidente di Confapi Veneto William Beozzo.

I dati sul lavoro

A presentare il quadro occupazionale è stato Tiziano Barone, direttore di Veneto Lavoro. A San Donà di Piave, nel 2025, le assunzioni totali di persone straniere sono state 13.220, un dato indicato come in linea con gli anni precedenti. Nello stesso periodo, a Portogruaro le assunzioni sono state 25.575, mentre a Jesolo 25.085.

Nel dettaglio, a San Donà 1.935 assunzioni sono state a tempo indeterminato, 770 in apprendistato, 7.895 a tempo determinato e 2.620 ancora in apprendistato, come riportato durante l’incontro. La fascia d’età più rappresentata è quella tra i 30 e i 39 anni, con 2.849 assunzioni, mentre il titolo di studio più frequente è il diploma, con 6.045 casi.

Per settori, prevalgono i servizi con 8.005 assunzioni, seguiti da industria e agricoltura. Quanto alla provenienza dei lavoratori assunti a San Donà di Piave nel 2025, il dato illustrato colloca al primo posto l’Europa, seguita da Africa, Asia e America.

Il nodo dell’integrazione

Nel corso del confronto è emersa la necessità di affrontare l’integrazione in modo più ampio, andando oltre il solo fabbisogno di personale espresso dalle imprese. Tra i temi indicati come prioritari ci sono i corsi di lingua italiana, i tirocini, l’inserimento nelle aziende e il tema dell’abitare, considerato uno dei passaggi decisivi per costruire percorsi di stabilità sul territorio.

Secondo il presidente di Confapi Venezia Marco Zecchinel, le aziende si confrontano con una ricerca continua di manodopera e serve un’integrazione che coinvolga anche gli aspetti sociali e abitativi. Nel suo intervento ha richiamato la necessità di un percorso coordinato con gli enti competenti, compresi Ater e Prefettura, per accompagnare l’inserimento delle persone anche fuori dal luogo di lavoro.

Il dibattito si è inserito in un contesto territoriale che, sul fronte culturale e sociale dell’area veneziana, guarda anche ad altri progetti in corso nel Veneto e a Venezia.

I relatori al tavolo

Oltre a Barone, sono intervenuti Monica De Stefani, segretaria Ust Cisl Venezia, Marco Cappello, direttore dell’Agenzia complessa Inps di San Donà di Piave, e Giancarlo Maceria con Paola Stoppoloni dello Sportello Abramo per i Comuni di Portogruaro e San Donà di Piave.

Sul versante delle soluzioni operative hanno portato il loro contributo Pietro Bortolin, delegato Aisop, Kevin Zanardo di Ekopra Società cooperativa sociale, Massimiliano Rossi, borsista dell’animazione del progetto Percorsi per l’Inclusione, e Diana Lessi del Cas Musile - Un Mondo di Gioia. Un confronto che punta ora a tradurre il lavoro del tavolo in strumenti condivisi, in un territorio dove il tema dell’inserimento resta intrecciato con occupazione, servizi e comunità.

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