Sanità Fvg, Celotti: a Udine due chirurgie senza primario e hub in sofferenza

La consigliera Pd critica l’accentramento della rete ospedaliera e cita rischi anche per Trieste e Pordenone.

07 settembre 2026 10:11
Sanità Fvg, Celotti: a Udine due chirurgie senza primario e hub in sofferenza -
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TRIESTE - In Friuli Venezia Giulia torna al centro il confronto sulla riorganizzazione della sanità regionale e sul piano oncologico. A riaccendere il dibattito è la consigliera regionale del Pd Manuela Celotti, che richiama le preoccupazioni espresse dai chirurghi del Nordest e indica un dato preciso: a Udine entrambi i reparti di chirurgia, quello ospedaliero e quello universitario, sono senza primario. Secondo Celotti, questo quadro mostra i limiti di una riorganizzazione costruita solo su numeri e posti letto e rafforza i dubbi sulla tenuta degli ospedali della regione.

La consigliera sostiene che le indicazioni nazionali sulla rete oncologica e ospedaliera non possano essere applicate in modo automatico, ma vadano adattate alla realtà del Friuli Venezia Giulia, tenendo conto delle competenze presenti anche negli ospedali spoke. Il punto, nella sua lettura, è evitare che l’accentramento verso i centri principali finisca per indebolire proprio l’equilibrio complessivo del sistema.

Il caso Udine e i timori per Trieste e Pordenone

Nel suo intervento, Celotti afferma che la rete sanitaria regionale comprende presidi spoke con chirurghi di “indiscutibile valore”, mentre alcune strutture centrali starebbero vivendo forti sofferenze organizzative e carenze d’organico.

L’esempio più netto indicato dalla consigliera riguarda Udine, dove, secondo quanto dichiarato, i due reparti di chirurgia sono attualmente senza primario. Celotti aggiunge che nei prossimi mesi potrebbero aprirsi scenari simili anche a Trieste e Pordenone.

Per la consigliera dem, questi elementi rendono difficile sostenere una riorganizzazione che punti soprattutto a concentrare attività e funzioni negli hub, se poi i centri maggiori sono a loro volta esposti a vuoti organizzativi e problemi di personale.

Il nodo dell’accentramento nella rete ospedaliera

Celotti contesta l’idea di una rete costruita soltanto sulla base dei posti letto o dei volumi numerici. Secondo la sua posizione, gli stessi documenti nazionali mostrerebbero che un eccessivo sovraccarico degli hub può tradursi in una perdita di efficienza ed efficacia.

Nel dettaglio, la consigliera sostiene che per alcune patologie i tempi di intervento rischino di risultare meno performanti nei centri troppo sovraccarichi rispetto agli ospedali spoke. Da qui la richiesta di contestualizzare le indicazioni nazionali e valorizzare le professionalità già presenti nei presidi territoriali, invece di ridurre il tema della riorganizzazione a un semplice riequilibrio formale della rete.

Il passaggio politico centrale è questo: nella lettura di Celotti, la tenuta del sistema sanitario regionale non dipende solo da dove si concentrano i servizi, ma anche dalla capacità di mantenere operative, attrattive e ben organizzate le strutture che già lavorano sul territorio.

Esternalizzazioni e ipotesi di gestione privata

Nella stessa presa di posizione, Celotti collega il confronto sul piano oncologico e sugli ospedali anche ad altri temi che considera critici: le esternalizzazioni, il ricorso sempre più spinto al privato accreditato e le ipotesi di gestione privata per interi ospedali di rete.

Tra gli esempi citati compaiono Latisana e Spilimbergo. Secondo la consigliera, l’insieme di questi fattori contribuisce ad alimentare le domande sul futuro della sanità pubblica in Friuli Venezia Giulia.

La richiesta politica rivolta alla Giunta regionale è quindi quella di chiarire quale modello sanitario stia prendendo forma: se una rete pubblica capace di reggere anche nei presidi territoriali oppure un sistema sempre più sbilanciato tra accentramento, carenze di personale e maggiore spazio affidato al privato accreditato.

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