Scoccimarro frena sul raddoppio di Krško: rischio sismico e 7-10 anni di lavori

A Trieste l'assessore indica la linea regionale: sì ai piccoli reattori, spinta su idroelettrico e fotovoltaico.

24 giugno 2026 19:28
Scoccimarro frena sul raddoppio di Krško: rischio sismico e 7-10 anni di lavori -
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TRIESTE - Il possibile raddoppio della centrale nucleare di Krško, in Slovenia, torna al centro del dibattito energetico regionale. A Trieste l'assessore del Friuli Venezia Giulia all'Ambiente, Energia e sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro ha ribadito di non essere contrario al nucleare di nuova generazione, ma ha messo in guardia su due nodi precisi: il rischio sismico dell'area e i tempi lunghi necessari per un grande impianto.

Intervenendo all'incontro “Transizione. Energia, la crescita oltre le incertezze”, organizzato dal gruppo editoriale Nem al Generali Convention Center, Scoccimarro ha indicato una linea improntata al pragmatismo: la transizione energetica, ha spiegato, non può essere affrontata in modo ideologico ma deve tenere insieme tutela ambientale e sviluppo economico.

I dubbi sul raddoppio di Krško

Nel merito dell'ipotesi di ampliamento dell'impianto sloveno, l'assessore ha richiamato un precedente storico: all'inizio del Novecento, in quell'area, si verificò un terremoto paragonato per intensità a quello del 1976 in Friuli. Secondo Scoccimarro, la presenza di un rischio sismico è supportata da dati scientifici consolidati da decenni.

Scoccimarro ha spiegato inoltre che un eventuale raddoppio della centrale richiederebbe da 7 a 10 anni di lavori e un investimento di un miliardo di euro a carico dei fondi regionali. A suo giudizio, anche un'operazione di queste dimensioni non garantirebbe automaticamente bollette più leggere per famiglie e imprese del Friuli Venezia Giulia.

Il nodo del prezzo dell'energia

L'assessore ha collegato il tema ai meccanismi del mercato europeo dell'elettricità. Il prezzo dell'energia elettrica, ha ricordato, resta legato a quello del gas attraverso il sistema del prezzo marginale. Per questo, secondo la Regione, un grande investimento sul nucleare tradizionale non assicurerebbe un ritorno diretto né un reale abbattimento dei costi per cittadini e sistema produttivo.

Un tema che tocca da vicino anche il mondo delle imprese in Friuli Venezia Giulia, alle prese con costi energetici e scelte industriali che incidono su competitività e investimenti.

Piccoli reattori, idrogeno e controllo pubblico dell'acqua

Più che sulle mega-centrali, Scoccimarro ha detto di guardare con interesse ai piccoli reattori modulari di quarta generazione, indicati come sistemi più sicuri, con investimenti più contenuti e tempi di realizzazione più certi rispetto ai grandi impianti tradizionali.

Scoccimarro frena sul raddoppio di Krško: rischio sismico e 7-10 anni di lavori
Scoccimarro frena sul raddoppio di Krško: rischio sismico e 7-10 anni di lavori

Accanto a questa prospettiva, la Regione conferma come asse strategico l'idrogeno, ritenuto decisivo per decarbonizzare i comparti industriali più energivori, come acciaierie, manifattura pesante e logistica su gomma. In questo quadro l'assessore ha richiamato il progetto della Valle dell'Idrogeno del Nord Adriatico condiviso con Slovenia e Croazia.

Un altro passaggio centrale riguarda l'energia idroelettrica. Scoccimarro ha definito l'acqua il vero “oro” del Friuli Venezia Giulia e ha ricordato che la Regione è stata la prima in Italia ad approvare una legge per il ritorno al controllo pubblico delle grandi concessioni idroelettriche alla loro scadenza. Da qui la nascita di FVG Energia, lo strumento pensato per trattenere sul territorio la ricchezza prodotta dallo sfruttamento della risorsa idrica.

Fotovoltaico e metodo scientifico

Tra i capitoli già avviati c'è anche il sostegno al fotovoltaico. L'assessore ha parlato di centinaia di milioni di euro messi a disposizione dalla Regione che, insieme alle detrazioni statali, hanno consentito a migliaia di famiglie e imprese di coprire fino al 90% dell'investimento.

Nel suo intervento Scoccimarro ha richiamato anche il metodo seguito dalla Regione nelle scelte strategiche: decisioni politiche fondate su basi scientifiche, come avvenuto, ha ricordato, per le questioni idrogeologiche del Tagliamento con il contributo del premio Nobel Andrea Rinaldo.

La linea indicata a Trieste resta quindi articolata su più fronti: cautela sui grandi impianti nucleari in aree sensibili, attenzione ai piccoli reattori di nuova generazione, sviluppo dell'idrogeno, rafforzamento della governance pubblica dell'idroelettrico e incentivi al fotovoltaico per famiglie e attività produttive.

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