Scuola, il CNDDU: dal Trentino un segnale di crisi nazionale

Il Coordinamento chiede 2 miliardi l’anno per valorizzare la professione docente e ridurre il peso della burocrazia.

A cura di Web Team Web Team
03 novembre 2026 13:34
Scuola, il CNDDU: dal Trentino un segnale di crisi nazionale -
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Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene sulla crescente mobilitazione del personale scolastico trentino, che ha coinvolto anche l’Istituto di istruzione Marie Curie di Pergine Valsugana, dove docenti e assistenti educatrici hanno deciso di non garantire più la propria disponibilità per viaggi d’istruzione e attività extrascolastiche non obbligatorie. Una scelta che non può essere liquidata come una protesta circoscritta, ma che porta alla luce una criticità ormai diffusa nell’intero sistema scolastico nazionale: l’aumento delle responsabilità professionali senza un adeguato riconoscimento economico e organizzativo.

Crisi della professione docente

La vicenda trentina rappresenta infatti il sintomo di una progressiva trasformazione della professione docente. Agli insegnanti vengono richiesti adempimenti burocratici, progettazioni, rendicontazioni, attività organizzative e responsabilità sempre più articolate, che finiscono per sottrarre tempo ed energie alla preparazione delle lezioni, alla valutazione e al rapporto educativo con gli studenti. Si è consolidato un modello nel quale la disponibilità personale compensa le carenze dell’organizzazione scolastica, mentre attività aggiuntive vengono progressivamente percepite come prestazioni ordinarie. Non è accettabile che l’ampliamento delle funzioni si traduca in un aggravio permanente del lavoro senza un corrispondente investimento nella professionalità degli insegnanti.

Il CNDDU considera particolarmente grave questa progressiva svalutazione della funzione docente, spesso celebrata nelle dichiarazioni istituzionali ma insufficientemente riconosciuta nelle scelte economiche e amministrative. La questione non riguarda soltanto il livello delle retribuzioni, ma il rischio concreto che l’insegnamento perda centralità all’interno della stessa organizzazione scolastica. Una scuola che moltiplica procedure, progetti e obblighi documentali senza rafforzare adeguatamente le proprie strutture finisce per sottrarre risorse professionali proprio all’attività che dovrebbe costituirne la priorità.

Il caso del Marie Curie e le attività aggiuntive

La decisione del personale del Marie Curie pone inoltre una questione di responsabilità istituzionale. Se viaggi d’istruzione, scambi culturali e attività integrative sono considerati componenti importanti dell’offerta formativa, non possono continuare a dipendere dalla disponibilità volontaria degli insegnanti. Occorrono compensi proporzionati agli impegni effettivi, adeguate garanzie organizzative e una distinzione rigorosa tra obblighi contrattuali e prestazioni aggiuntive. Le conseguenze della mobilitazione sugli studenti non possono diventare un argomento per giustificare il permanere di condizioni professionali inadeguate.

La proposta del CNDDU

Il CNDDU propone pertanto l’avvio di un piano nazionale di valorizzazione economica della professione docente, sostenuto da uno stanziamento strutturale aggiuntivo di circa 2 miliardi di euro annui, finalizzato a un primo incremento retributivo di almeno 150 euro lordi mensili per tredici mensilità, oltre agli aumenti già previsti dalla contrattazione vigente. Si tratta di un investimento da finanziare attraverso nuove risorse e coperture pluriennali esplicite, senza sottrarre fondi alle attività didattiche. Tale intervento dovrebbe costituire la prima fase di un progressivo adeguamento delle retribuzioni, accompagnato da una riduzione effettiva degli adempimenti burocratici e dal rafforzamento del personale amministrativo e di supporto.

Il CNDDU ritiene che non sia più sufficiente richiamare genericamente l'importanza della scuola mentre si continua a considerare il lavoro aggiuntivo degli insegnanti una risorsa pressoché inesauribile. La valorizzazione professionale richiede decisioni finanziarie verificabili, una revisione concreta dei carichi di lavoro e il riconoscimento della specificità della funzione docente. Senza questi interventi, il rischio è che il malcontento manifestato nelle scuole trentine si estenda ulteriormente, coinvolgendo un numero crescente di istituzioni scolastiche.

Una questione nazionale

Il caso del Marie Curie deve dunque diventare occasione per affrontare una questione nazionale che non può essere ulteriormente rinviata. Non è sostenibile un sistema che pretende una scuola sempre più complessa affidandone il funzionamento alla disponibilità individuale di professionisti già gravati da responsabilità crescenti. Le istituzioni devono assumersi il costo delle proprie scelte organizzative, anziché trasferirlo implicitamente sul personale.

La qualità dell'istruzione non può continuare a dipendere da prestazioni aggiuntive considerate scontate. Se il lavoro degli insegnanti è davvero una priorità nazionale, deve diventarlo anche nelle decisioni di bilancio. Diversamente, ogni dichiarazione sulla centralità della scuola rischia di rimanere una formula istituzionale priva di conseguenze concrete.

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