Po ai minimi storici e siccità in Fvg, Pellegrino: dalla Regione nessun piano concreto
La consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra contesta la bocciatura degli emendamenti e chiede misure strutturali contro caldo.
TRIESTE - La crisi idrica che coinvolge anche il Friuli Venezia Giulia torna al centro del confronto politico regionale. A intervenire è la consigliera regionale Serena Pellegrino, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, che punta il dito contro la mancata approvazione di misure economiche specifiche nell’ultimo assestamento di bilancio, mentre il Po ai minimi storici e le condizioni di siccità continuano a preoccupare il territorio.
Secondo Pellegrino, la situazione è ormai certificata dalle autorità competenti e mette a rischio interi ecosistemi, con effetti che riguardano direttamente anche il Friuli Venezia Giulia. Nella sua presa di posizione, la consigliera sostiene che la Regione non stia dando una risposta adeguata all’emergenza climatica in corso.
Le critiche sugli emendamenti respinti
Nel mirino della consigliera c’è soprattutto l’esito dell’ultimo assestamento di bilancio. Pellegrino afferma che siano stati bocciati emendamenti pensati per finanziare interventi concreti di contrasto alla siccità e alle ondate di calore, citando in particolare la proposta di creare oasi di refrigerio pubbliche.
Per l’esponente di Avs, strumenti come le applicazioni per individuare sentieri in ombra o i bollettini di allerta non sono sufficienti ad affrontare il problema. La richiesta è quella di una pianificazione politica strutturata, capace di intervenire sia sul fronte della salute pubblica sia su quello ambientale.
Il richiamo alla crisi climatica
Nel suo intervento, Pellegrino lega l’attuale fase di siccità a un quadro più ampio di cambiamento climatico e dissesto ambientale. La consigliera parla di conseguenze prevedibili, maturate nel tempo, e non di fenomeni improvvisi o eccezionali. Richiama inoltre decenni di avvertimenti rimasti, a suo dire, senza risposte adeguate e cita tra i riferimenti gli impegni internazionali sul clima, dagli accordi della Cop di Parigi alle politiche energetiche adottate già dagli anni Settanta.
Nella nota, Pellegrino sostiene che i segnali fossero evidenti da tempo e collega l’aggravarsi della situazione anche all’azione umana sul territorio, facendo riferimento all’abbattimento di alberi e al consumo di suolo. Da qui la critica a un approccio che, secondo la consigliera, continua a concentrarsi sugli effetti senza intervenire in modo efficace sulle cause.
La richiesta alla Regione
Il passaggio politico, nella lettura di Pellegrino, riguarda la necessità di stanziare risorse dedicate e avviare una programmazione che tenga insieme tutela ambientale e protezione delle persone più esposte al caldo. La consigliera chiede quindi un cambio di passo nelle scelte regionali, in una fase in cui la siccità viene indicata come una delle emergenze più pesanti per il territorio.
Tra i punti sollevati c’è anche l’esigenza di misure pubbliche immediate per affrontare temperature elevate e scarsità d’acqua, a partire da interventi urbani e territoriali utili a ridurre l’impatto del caldo. La proposta delle aree di refrigerio, richiamata nella nota, rientra proprio tra gli strumenti che la consigliera avrebbe voluto vedere finanziati nell’ultimo passaggio di bilancio.