Acqua e clima, il Nord Est punta su reti più sicure contro siccità e PFAS
A Sesto al Reghena confronto su acqua, clima, PFAS, reti interconnesse e sicurezza idrica tra Veneto e Friuli Venezia Giulia.
SESTO AL REGHENA – Acqua, cambiamento climatico, qualità della risorsa e reti interconnesse sono stati al centro del convegno dedicato alla sicurezza idrica del Nord Est, ospitato il 7 luglio 2026 nella sede di Livenza Tagliamento Acque a Sesto al Reghena.
L’incontro, promosso da Confservizi Veneto Friuli Venezia Giulia in occasione dell’Assemblea dei Soci, ha riunito istituzioni regionali, gestori del servizio idrico integrato, rappresentanti delle utilities e tecnici del settore. Il messaggio emerso è chiaro: l’acqua non può più essere gestita entro confini amministrativi rigidi, ma richiede pianificazione condivisa, cooperazione tra territori e investimenti mirati.
Reti collegate e pianificazione condivisa
Ad aprire i lavori sono stati Andrea Vignaduzzo, presidente di Livenza Tagliamento Acque, Marco Zecchinato, assessore della Regione Veneto, e Roberto Gasparetto, presidente di Confservizi Veneto Friuli Venezia Giulia.
Il confronto si è concentrato sull’evoluzione del MOSAV, il Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto, e sul Masterplan Friuli Venezia Giulia. Due strumenti diversi, ma orientati alla stessa direzione: superare la frammentazione storica delle reti e costruire un sistema capace di garantire il cosiddetto soccorso idrico anche nelle fasi più critiche.
Secondo Gasparetto, l’acqua oggi non è più soltanto una risorsa da distribuire, ma una questione che riguarda sicurezza territoriale, salute pubblica, competitività economica e qualità della vita. Da qui la necessità di fare sistema tra istituzioni, gestori e territori.
PFAS e qualità dell’acqua tra le priorità
Una parte rilevante del dibattito è stata dedicata alla qualità della risorsa idrica e agli inquinanti emergenti. I PFAS sono stati indicati come uno dei principali banchi di prova per il sistema idrico dei prossimi anni.
La resilienza, è stato sottolineato, non riguarda solo la quantità d’acqua disponibile, ma anche la sua sicurezza sanitaria. Per questo saranno necessari investimenti in ricerca, monitoraggio avanzato, innovazione tecnologica e sistemi di trattamento sempre più efficaci.
Investimenti e sostenibilità economica
Accanto agli aspetti tecnici, il convegno ha affrontato anche il nodo delle risorse economiche. Le nuove direttive europee, gli standard più elevati richiesti per la tutela della salute pubblica e gli interventi per l’ammodernamento delle reti comporteranno investimenti significativi.
La sfida sarà trovare un equilibrio tra qualità del servizio, sostenibilità delle tariffe e capacità di finanziare opere strutturali. In questo scenario, le interconnessioni tra acquedotti non rappresentano solo collegamenti fisici, ma anche condivisione di dati, competenze e modelli di gestione.
Dal Veneto al Friuli Venezia Giulia
Nel corso della tavola rotonda “Sicurezza idrica del Nord Est: sinergie e prospettive”, moderata dalla giornalista Micaela Faggiani, il dibattito ha richiamato la necessità di passare da una logica emergenziale a una cultura della prevenzione.
Marco Zecchinato ha ricordato il valore della scelta compiuta dalla Regione Veneto 25 anni fa con l’approvazione del MoSAV, definendola una decisione lungimirante per rendere più stabile e sicuro l’approvvigionamento di acqua di qualità. La revisione in corso punta ora a rafforzare questo modello e a superare le fragilità ancora presenti nei diversi territori.
A chiudere i lavori è stato Carlo Andriolo, amministratore delegato di AcegasApsAmga, che ha richiamato il ruolo del Masterplan del Friuli Venezia Giulia nella costruzione di un sistema più resiliente, interconnesso e capace di affrontare le conseguenze del cambiamento climatico.
Il Nord Est come laboratorio nazionale
Dal confronto è emersa una convinzione condivisa: la sicurezza idrica sarà una delle grandi questioni strategiche dei prossimi decenni. Per affrontarla serviranno infrastrutture, tecnologie, investimenti e soprattutto cooperazione tra Regioni, gestori e istituzioni.
In questa prospettiva, il Nord Est punta a diventare un laboratorio nazionale della resilienza idrica, valorizzando esperienze come il MOSAV e il Masterplan FVG e costruendo una pianificazione capace di anticipare le crisi, anziché limitarsi a gestirle quando si manifestano.