Simone muore a 18 mesi nel cortile di casa: l’ultima raccomandazione prima della tragedia
Simone, 18 mesi, muore investito dall’auto della nonna nel cortile di casa a Zero Branco. La famiglia sotto choc.
ZERO BRANCO – Una frase detta per prudenza, quasi d’istinto, pochi istanti prima che una serata familiare si trasformasse in tragedia: «Tenete stretto Simone». Sarebbero state queste le parole pronunciate da Valentina Vicol, nonna del piccolo Simone, prima di iniziare la manovra con l’auto nel cortile dell’abitazione di famiglia, a Zero Branco, in provincia di Treviso.
Il bambino, un anno e dieci mesi, è morto dopo essere stato investito dalla vettura condotta dalla nonna. Un dramma avvenuto al rientro da una giornata trascorsa in montagna, quando la famiglia era appena tornata a casa e tutto sembrava ancora immerso nella normalità di una sera d’estate.
L’ultima attenzione prima della manovra
Valentina Vicol, assistente alla persona nella casa di riposo di Zero Branco, conosceva bene la vivacità del nipotino. Prima di parcheggiare avrebbe chiesto ai familiari di fare attenzione al piccolo. Una raccomandazione semplice, nata proprio dalla cura che la donna aveva sempre mostrato verso i nipoti.
Simone era descritto come un bambino vivace, pieno di energia e di gioia di vivere. Si muoveva rapidamente, come fanno i bambini della sua età, passando da un punto all’altro della casa e del cortile. In quello spazio, vicino all’abitazione a schiera della famiglia, era stata creata anche una piccola area gioco dove il bimbo trascorreva spesso il tempo, sempre sotto lo sguardo dei genitori o della nonna.
Un attimo e la serata diventa tragedia
La dinamica si è consumata in pochi secondi. La mamma si sarebbe girata per appoggiare un oggetto, mentre il papà avrebbe perso per un istante la presa della manina del bambino. Proprio in quel momento Simone si sarebbe spostato, finendo nella traiettoria dell’auto durante la manovra.
La nonna stava parcheggiando. Poi l’impatto, le urla, la corsa disperata dei familiari e dei vicini. In pochi istanti il cortile di casa è diventato il luogo di un dolore impossibile da contenere.
Sul tema della sicurezza negli spazi domestici e nelle manovre dei veicoli, la cronaca recente ricorda quanto anche pochi secondi possano cambiare tutto, come nel caso della neopatentata rimasta bloccata sui binari con due treni in arrivo, episodio concluso senza conseguenze gravi ma nato da una situazione di pericolo improvvisa.
Le grida sentite dai vicini
I residenti della zona ricordano soprattutto le urla. Una scena che ha scosso l’intero vicinato, accorso fuori dalle abitazioni appena compresa la gravità di quanto stava accadendo.
Mentre i soccorritori tentavano di intervenire sul piccolo Simone, nel cortile piangevano familiari e vicini. Quando è arrivata la conferma del decesso, il dolore ha lasciato spazio a un silenzio pesantissimo.
La nonna, travolta dalla disperazione, avrebbe ripetuto più volte: «L’ho ucciso io». Attorno a lei si sono stretti parenti, amici e vicini, nel tentativo di sostenerla in un momento per il quale non esistono parole capaci di dare conforto.
Una famiglia conosciuta e benvoluta
La famiglia del piccolo Simone vive da anni a Zero Branco, in via Tiveron. Il legame con i vicini era forte e costruito nel tempo, tanto che molti residenti parlano di un rapporto quasi familiare, fatto di aiuto reciproco, presenza e quotidianità condivisa.
La mamma del bambino, Olga, lavora in una casa di riposo a Scorzé, mentre il papà, Iurie, è occupato nello stabilimento di un’azienda del territorio. Simone aveva iniziato da poco a frequentare l’asilo nido di Zero Branco.
Chi lo conosceva lo ricorda come un bambino solare, capace di portare allegria in casa e tra le persone che lo incontravano. Una presenza piccola, ma già profondamente amata.
Il dolore della comunità
La tragedia ha colpito non soltanto la famiglia, ma l’intera comunità di Zero Branco. Nella giornata successiva all’incidente, nella casa e nel quartiere è stato un continuo passaggio di parenti e conoscenti, arrivati per stare accanto ai genitori e alla nonna.
La famiglia sarà assistita dall’avvocato Ermira Zhuri, mentre proseguono gli accertamenti legati alla dinamica dell’investimento. Si tratta di verifiche necessarie, ma il quadro umano resta quello di una tragedia familiare segnata da una manovra, da un attimo di distrazione e da un dolore che ha travolto tutti.
In questi giorni, il Nordest è stato segnato da diversi episodi drammatici legati alla strada e alla sicurezza, come lo scontro tra mezzi pesanti sulla Cimpello-Sequals e l’incidente tra due auto a Varmo, che hanno richiesto l’intervento dei soccorritori.
Un cortile diventato luogo del dolore
Il cortile dove Simone giocava è diventato il luogo della tragedia. Un punto familiare, quotidiano, sicuro nella percezione di chi lo abitava, trasformato in pochi istanti in uno scenario di disperazione.
La raccomandazione della nonna, pronunciata poco prima della manovra, racconta tutta la fragilità di quanto accaduto: c’era attenzione, c’era premura, c’era consapevolezza della presenza del bambino. Ma non è bastato.
Zero Branco ora si stringe attorno alla famiglia, ai genitori e a Valentina, travolta da un dolore che nessuno potrà cancellare. La morte del piccolo Simone lascia una ferita profonda in una comunità che lo aveva visto crescere e che oggi piange una vita spezzata troppo presto.